Cari amici, 
il primo novembre vi aspetto a Sassari, in Piazza Tola 27 – a casa di Giovanni Fancello e Stefano Resmini – che ospita l’anteprima di tre lavori da IM REQUIEM di Fabiola Ledda (che inaugura il 31 ottobre).
Sarò lì per una lettura dei miei testi. La casa è grande, ma i posti sono limitati. Perciò si raccomanda la puntualità. Si apre alle 21 e si inizia intorno alle 21,30.

 

il reading è all’interno di IM REQUIEM di Fabiola Ledda che inaugura il 31 ottobre alle ore 19

a quelli che pensano che tutto si possa comprare…
a quelli che invece resistono…
a quelli che parlano d’arte…
a quelli che dicono di fare arte…
a quelli che vanno a tutti i vernissages…
a quelli che guardando l’arte pensano “com’è rivoluzionaria”…
a quelli che “la creatività”…
a quelli che “io sono un artista”
o peggio “io sono un giovane artista”…
ai “curatori” che cercano di “curare” l’arte da tutto ciò che possa infastidire…
il mural di blu al Moca di Los Angeles

Da sempre medito, parlo e scrivo sulla funzione dell’arte nel contesto sociale contemporaneo. Senza tanti giri di parole, la sorte dell’opera di BLU a Los Angeles è esemplare per chiarire qual’è il rapporto fra la gestione di sistemi di controllo sociale e le voci “altre”.

Il sistema – che qui per comodità chiameremo MOCA, ovvero Museum of Contemporary Art di Los Angeles – vista la fama del nostro amico, gli commissiona un’opera senza considerare per cosa e perché lui è così famoso.

Pensando di poter comprare tutto, e con la lungimiranza di cui sono sicuramente dotati i curatori americani o di qualsiasi altro posto – tranne quasi tutti quelli italiani, universalmente noti per la loro vigliaccheria e la propensione all’arte che conviene, tranquillizzante e decorativa – ingaggiano chi oggi agisce in evidenza, chi mostra genialità, quelli che loro chiamano, con un termine orribile e carico di superficialità, i creativi.

Ma è un tentativo che spesso si ritorce contro la visione dell’arte di cui sono fautori. Un’arte pacificante che, appiattendo tutto, conforta una società repressiva che, per chiamarsi democratica, ha bisogno di affidare alla rappresentazione che ne fanno gli artisti in una specie di psicodramma collettivo il concetto fondante (e sempre fittizio) della loro democrazia: la libertà. Qui siamo liberi, vedete? Si può parlare di qualsiasi cosa… scordandosi di aggiungere un concetto funzionale: “purché gestibile”.
Con la maggior parte degli artisti gli va bene: loro tacciono, fingono, sono complici, lavorano insieme sulla produttività dello ‘scandalo’ e, nonostante Benjamin e Debord ne avessero già smascherato i meccanismi quaranta o cinquant’anni fa, ne gestiscono i ritorni economici e mediatici.
Loro ottengono di confortare il sistema con ‘circenses di qualità’ gli artisti guadagnano bene e, soprattutto, guadagna ancora meglio il loro EGO: li fanno entrare nel meccanismo della gloria e della fama…

Ma qualche volta gli va storta, specialmente se fanno il passo più lungo della gamba rivolgendosi a quelle ‘arti pericolose’ come la street art, che, per sua stessa definizione, non accetta di essere deportata in quei leccatissimi lager del pensiero artistico che oggi sono i musei, e né tantomeno di essere ridimensionata a pop art.

Ecco un bell’articolo con tanti links che racconta delle disavventure di Jeffrey Deitch, lo sprovveduto curatore del MOCA che, da ex mercante d’arte discutibilmente assurto a gestore di pensiero, credeva, come molti anche qui in Italia, che tutto ha un prezzo.

Finché poi ha incontrato BLU che l’ha fatto pentire…

Da qui gli mando un abbraccio riconoscente.
Grazie per tutti noi, Blu.
E RIPARLIAMO D’ARTE

4 gennaio: aggiornamento

Con un intervento di solidarietà degli street artists di Los Angeles, fra cui Joey Krebs, noto come The Phantom Street Artist, e dell’artista Chicano Leo Limon, veterano della guerra in Vietnam, il discorso iniziato da Blu va ancora avanti ottenendo così ulteriore visibilità e quindi ancora maggior effetto. Poveri censori: è la storia che si ripete rimettendoli spietatamente sempre davanti alla loro stessa stupidità.  Ecco qui l’articolo con le foto addirittura sul Los Angeles Times. Qui sotto il video.


Downtown LA BLU MOCA Whitewash Protest // 01.03.2011 from jesse trott on Vimeo.

geniale!

mi maschero da anarchico, ma in realtà, nel profondo, sono da sempre un vero marxista

un buon anno marxista a tutti

Il viaggio intrapreso con il primo album Posthudorra in Casthurina continua nel secondo, Resuggontu dove il titolo stesso (Resoconto) gioca su un doppio significato, sottolineando da una parte il rendersi conto della situazione a livello globale con tutte le sue contraddizioni, e dall’altra il farsi carico della responsabilità di trasportarlo in rima facendo un vero e proprio resoconto della situazione.

Ancora »

Az.Namusn.Art, dove l’arte non rassicura le coscienze

(articolo uscito su “La Nuova Sardegna” dell’11 giugno 2009)

Quando Joseph Beuys mise il pubblico ed i critici davanti ad un mucchio di sabbia, sapeva di compiere un gesto sovversivo, come sovversiva può essere soltanto una cultura che apre nuovi spazi di visione dimettendosi dalle convenzioni dello sguardo consolidato e rassicurante. In quello storico momento l’opera veniva definitivamente sottratta ad ogni possibilità di gestione da parte del sistema dell’arte, mettendo i critici davanti alla loro stessa impotenza. Un mucchio di sabbia non poteva essere bello o brutto… era un mucchio di sabbia, quindi non poteva essere posseduto, venduto, acquistato, collezionato…. Anche trasportarlo o riproporlo uguale sarebbe stato impossibile: la mancanza di un solo granello ne avrebbe minato la sua feticistica riproducibilità tecnica. Salvandola così dal giudizio estetico, sottraendo l’opera alla sua mercificazione, Beuys da allora ci ha costretti in uno spazio più esteso che non quello della rappresentazione formale: appare con lui il territorio concreto dell’intelligenza, il pensiero contenuto nel gesto d’arte che ci riconsegna intatta la responsabilità di osservatori sull’essenza della vita, la nostra posizione sulla terra che ci accoglie.

Ancora »

Dopo due anni di azioni clandestine, esce finalmente allo scoperto il più intransigente collettivo artistico italiano. L’esposizione comprende diversi linguaggi: dalle video installazioni a foto di grande formato, da magliette stampate a documenti della polizia locale. Un ready-made aggiornato alle istanze globalizzate della cultura digitale.

Laboratorio della crisi di Az.Namusn.Art
(Riccardo Fadda e Pietro Pintadu)
Curatore: Maurizio Coccia
a Porto Torres, via Sassari 102
Date: 9 – 31 maggio 2009
Info: www.aznamusnart.org
http://www.myspace.com/aznamusnart

l’Ex Consorzio Agrario sede del Laboratorio della Crisi

 

05. marzo 2008 · Commenti disabilitati su sonetàula · Categorie:blog news, d'arte, di Sardegna · Tag:, , ,


Salvatore Mereu presenta il nuovo film Sonatàula tratto dal bellissimo romanzo di Giuseppe Fiori
non l’ho visto… ma, conoscendolo, penso sia sicuramente bello
io ci vado… vi invito a fare altrettanto
per sostenere questo lavoro di Salvatore e dare coraggio alla sua ricerca poetica, è importante andarci subito, nel primo week-end di programmazione

a ateros menzus Meré… comente ti pregas


Con il successo di critica ottenuto al Festival di Berlino
sonetàula di Salvatore Mereu il 7 marzoarriva nelle sale italiane.


Oltre che in tutta la Sardegna, il film sarà programmato a

Bologna – Odeon
Milano Eliseo
Firenze Fulgor
Roma Quattro Fontane
Torino Fratelli Marx

Dopo Ballo a Tre Passi – vincitore della Settimana della Critica a Venezia e del David di Donatello per la migliore Opera Prima – Salvatore Mereu torna sul grande schermo con un film interamente ambientato in Sardegna. Tratto dal libro di Giuseppe Fiori (Einaudi), è la storia di Sonetàula, un ragazzo di quattordici anni che si da al banditismo per reazione all’allontanamento forzato del padre.

Parlato in sardo, il film è sottotitolato in italiano.

“La conferma di un talento capace di rievocare con tutta la sua forza poetica la Sardegna arcaica e a volte feroce di un vicino passato.”

Fabio Ferzetti – Il Messaggero

Occupati con il tira e molla patriottico su Caos calmo, molti hanno perso un altro film di straordinaria bellezza: Sonetàula, del sardo Salvatore Mereu, proiettato nella sezione Panorama. In quasi tre ore di un’intensità folgorante, il film racconta la storia di Zuanne, conosciuto anche come Sonetàula, un giovane pastore che si trova solo quando il padre viene mandato al confino da Mussolini. Sonetàula si rifugia nel banditismo come unico relitto di un mondo puro e arcaico che gli sta sfuggendo di mano. Con questo film Mereu non cita il neorealismo, lo reinventa.

Lee Marshall – Internazionale, 22 febbraio 2008

Luciana Serra per il canto

Diana Damrau per la presenza scenica e la recitazione

ecco la divina… perfetta… mai sopra le righe…

Robin Schlotz per la sua mostruosità

e questo…?

ma questa è la più bella