CANTO è il primo singolo da RASIL che uscirà per il nuovo progetto TrameAltre (label ma molto di più) – A breve il disco con 11 tracce di

ALBERTO MASALA – MARCO COLONNA – FABRIZIO SPERA

per un progetto in cui la poesia militante e la musica improvvisata dialogano per omaggiare la causa Palestinese, e la resistenza alle barbarie di questo tempo in cui siamo chiamati a ridefinire il paradigma di impegno. Con la poesia, con l’amore e il rispetto della fragilità, muovendoci per non perdere la nostra umanità.

RASIL è il nome di una bambina palestinese di otto anni, uccisa un attimo prima di quello che hanno chiamato “cessate il fuoco”. Vi invito a leggere il report di Francesca Albanese sulla tortura e anche gli altri redatti fino a qui. Vi invito ad immaginare di essere stati incarcerati, violentati, affamati, dislocati, umiliati solo perché appartenenti ad un popolo. E ad ascoltare queste parole e il loro perché.

Ascolta RASIL_Canto di trameAltre qui su #SoundCloud

Scrive Marco Colonna: “Conosco Alberto Masala da una quindicina d’anni e qualche danno insieme l’abbiamo fatto, ma questa volta ci siamo concessi un lavoro di ampio respiro, concentrato su una questione decisiva in cui l’Occidente ancora vacilla, dopo quasi 80 anni di depravazione. Rispondere al più furente attacco al concetto di diritto (all’esistenza, alla vita, all’infanzia, alla casa, alla salute, all’identità), che riguarda tutti noi, con la poesia e l’improvvisazione potrebbe apparire un atto inutile e velleitario. Per noi significa rivendicare una concezione del Mondo che sovverta la legge del più forte, che riconsegni all’umano il diritto di essere fragile e che tuteli il diritto ad esistere per tutti. Compresi quelli che ai margini del sistema urlano la propria rivolta.”

si ricorda Sergio Atzeni grazie all’ottimo lavoro di Gigliola Sulis e Francesco Forlani – e partecipo anch’io, commosso nel ricordo ❤

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acqua,
i miei piedi non hanno
incontrato
città senz’acqua;
senz’acqua negli occhi,
senza profumi d’acqua,
non potrei vivere?

da una fuga di Sergio Atzeni (nella raccolta Versus)

➨ AzioneAtzeni – Discanto Quarto: Alberto Masala

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E scoprirai quello che resta di un uomo,
dopo la sua morte,
nella memoria e nelle parole altrui’.
Sergio Atzeni, Il figlio di Bakunìn

Il 6 settembre del 1995, inghiottito dal mare come l’amato Fleba il Fenicio, Sergio Atzeni perdeva la vita nelle acque dell’isola di Carloforte. Sardo, appena quarantenne, era stato militante comunista, anarchico leader studentesco, impiegato insoddisfatto, sindacalista, pubblicista. Dopo la fuga dall’isola, tra l’Emilia e Torino, divenne correttore di bozze, lettore di manoscritti per case editrici, sontuoso traduttore – un testo su tutti: Texaco di Patrick Chamoiseau. Per tutta la vita fu intellettuale rigoroso, poeta e scrittore immaginifico, autore di romanzi-mondo come Apologo del giudice bandito, Il figlio di Bakunìn, Il quinto passo è l’addio, Passavamo sulla terra leggeri, e di una cascata di racconti tra cui Il demonio è cane bianco, I sogni della città bianca, e Bellas mariposas.

Come nel Figlio di Bakunìn, pensando oggi a Sergio, ci chiediamo: che cosa resta di uno scrittore, dopo la sua morte, nella memoria e nelle parole altrui?

Per rispondere a questa domanda, abbiamo invitato degli autori legati all’opera di Atzeni a dare nuova vita ai personaggi o ai luoghi o alle atmosfere della sua opera. Interpretando, riscrivendo, stravolgendo creativamente, in totale libertà. Un coro di voci diverse per una raccolta di racconti brevi, una rifrazione e moltiplicazione di frammenti post-atzeniani.

Assolutamente vietata l’agiografia, e ‘massima penalità per chi si prende troppo sul serio’, come scriveva Sergio in uno dei suoi ultimi articoli per “L’ Unione Sarda”.

Nasce così il gioco del discanto*, da intendere sia come far decantare delle buone pagine in nuove storie sia come costruzione di voci in forma di polifonia medievale.

Gigliola Sulis . Francesco Forlani

Copertina di Salvatore Palita.

Diventa pubblico, grazie a Catartica Edizioni, una piccola parte del progetto che, per alcuni di noi, è un lavoro che va avanti da sempre.

Una Cantada

Come scriviamo nella presentazione, “attraverso forme di poesia popolare (letras flamencas, poesia logudorese, zirudele bolognesi) non vogliamo riprodurre un semplice esercizio retorico di “andata al popolo” o di riproposizione della tradizione.

La voce critica in tutte queste tradizioni poetiche oggi è spesso colpevolmente evitata o taciuta per l’adesione a un certo conformismo sociale o a quella forma di autoesotismo funzionale alla promozione commerciale e turistica. Ma è proprio questa voce critica che la poesia non può trascurare.

Gh’era na volta
Piero s’involta
Casca la süca
Piero s’insüca…

Cuidado con los vigilantes,
que a ninguno de ellos
les gusta el cante

_______________________________
Cuidàdu so tota vida
a no’ s’abizen’ si cante
tontèsas de vigilantes

a Sarajevo

Oggi non riesco a non pensare a Jack, il mio caro amico che se n’è andato il giorno del compleanno di mio figlio Giordano Bruno, che per lui era proprio un nipotino.

Pubblico qui un ricordo della prima chitarrina che gli regalò (oggi Giordano è un vero musicista).

Qui sotto il ricordo di un compleanno con lui

e del primo compleanno senza di lui

Mando un pensiero dolce alla cara Aggie.

Tre mesi fa cominciammo una campagna di raccolta fondi per il #RAWA, l’Associazione delle donne Afghane.

Siamo stati travolti dai likes, ma dopo un periodo di sporadiche (e generose) adesioni, tutto si è spento… fermato… Cosa è successo? Le donne Afghane non hanno più bisogno? I talebani hanno finalmente concordato per un sistema che rispetti le donne e dia loro il ruolo che meritano? I regimi teocratici stanno per scomparire? Finalmente le bambine potranno andare a scuola, le donne al cinema e ai concerti, potranno lavorare e ci sarà un presidente donna?

Niente di tutto questo. La situazione non è cambiata, anzi… ora che si sono spenti i fari dei media e azzerati i LIKES, tutto è come prima. Anzi PEGGIO perché ormai l’opinione pubblica è distratta da altre cose. Pensavate che con un Like si risolvesse la situazione? No… è solo servito a scuotervi la coscienza per pochissimi secondi. A me il vostro “mi piace” non sposta nulla, anzi… ho pure il fastidio di dover pensare e pubblicare i post anche quando non ne avrei voglia. Alle donne Afghane invece la vostra offerta cambia molto.

NON CERCHIAMO LIKES MA SOSTEGNO CONCRETO

– – – CLICCATE E DONATE ! – – –

All’indirizzo https://bit.ly/sosrawa è possibile sostenere il RAWA (Revolutionary Association of Women from Afghanistan) aderendo ad un’azione artistica condivisa.

Tramite una donazione minima di 10 € otterrai una doppia opera comprendente:

– Il libro “Taliban” di Alberto Masala (introduzione di Jack Hirschman e copertina di Fabiola Ledda, in quattro versioni: Italiano, Inglese, Francese, Spagnolo);

– L’opera “L’ombra dei suoi passi” di Marco Colonna, da lui eseguita al clarinetto con Giulia Cianca (voce), Mario Cianca (contrabbasso), Ivo Cavallo (percussioni).

Come per l’edizione di vent’anni fa, niente andrà agli autori.

Collegandoti al link, potrai scaricare l’opera – libro e disco insieme – cliccando su “Buy Digital Album” e il ricavato delle donazioni sarà versato interamente al RAWA.

Aiutiamo la resistenza delle donne, sostieni il RAWA.

Partecipa: https://bit.ly/sosrawa

Licenza Attribuzione di Creative Commons (riutilizzo consentito)

testi (in due lingue) di Alberto Masala e Raúl Zurita

partiture grafiche e composizione musicale di Marco Colonna

eseguita con Giulio Tosti e scaricabile dal libro con codice QR

postfazione di Lorenzo Mari

Edizione Libreria Modo Infoshop

 

Il progetto e tutte le traduzioni, spagnolo-italiano e italiano-spagnolo, sono di Alberto Masala

Per sostenere il RAWA (Revolutionary Association of Women from Afghanistan) offriamo un’azione artistica condivisa:

Alberto Masala, col libro Taliban (a questo link la sua storia) introduzione di Jack Hirschman e copertina di Fabiola Ledda, in quattro versioni (Italiano, Inglese, Francese, Spagnolo).

Marco Colonna, che ha composto l’opera L’ombra dei suoi passi, da lui eseguita al clarinetto con Giulia Cianca (voce), Mario Cianca (contrabbasso), Ivo Cavallo (percussioni).

Come per l’edizione di vent’anni fa, niente andrà a noi. Voi scaricate l’opera, libro e disco insieme, noi versiamo il ricavato al RAWA

scaricate qui
download

In Afghanistan è riapparso il terrore. Si torna indietro. Una volta aboliti i modesti progressi compiuti negli ultimi vent’anni, ancora una volta le donne vivranno nella paura, recluse, prede di stupri, lapidate, uccise. I talebani hanno già le liste di quelle da eliminare o vendere come schiave del sesso. Le bambine non torneranno più a scuola per paura di essere intimorite o perfino uccise, e, quelle che cresceranno, lo faranno senza libri, cinema, televisione, musica, destinate ad essere rinchiuse dentro il buio di un burqa, la loro definitiva tomba dove si potrà solo immaginarle vive. Brutalmente sottomesse al mehram (padre, fratello, marito) che scandirà il passo di tutta la loro esistenza.

Quel dominio maschile sarà totalitario. Avrà una marca omosessuale. E non mi si fraintenda: sto parlando dell’atroce deformazione patriarcale di un’omosessualità assolutista e omofoba, propria dei sistemi politico-religiosi che, anche in Islam, ha comunque tratto radici dalla nostra cultura cristiano-giudaica: feroce, maniacale, furiosamente oppressiva e violentemente escludente per le donne. La stessa delirante patologia che origina i femminicidi anche in Occidente. Talmente dolorosa per l’umanità da non meritare spazio per la comprensione né per alcuna giustificazione, e che si situa nello stesso orribile luogo del genocidio.

Non ha un centro la tenebra: difficile trovare parole capaci di raccontarla.

Già vent’anni fa l’ho fatto con voce e parola di donna. Ancora una volta affermo che, quando scrivo, trasvivo oltre me stesso per trasformarmi in ciò che sto scrivendo. Importa il risultato.
Impressionato dalla follia del sistema talebano, scrissi questi testi nell’aprile del 2001 con l’obiettivo di ricavare fondi per il RAWA, l’Associazione rivoluzionaria delle donne dell’Afghanistan attiva fin dal 1978, che clandestinamente ha assistito e sostenuto le donne con libri, medicine e aiuti di ogni genere. Eroicamente, a rischio delle loro vite.

Negli anni niente è cambiato.

Le parole di allora sono drammaticamente attuali, cambia solo lo scenario. Mentre scrivo, termina una guerra. Come ogni guerra mi ha visto distante dalle sue assurde motivazioni. Si preparano anni di dolore. Continueranno a cadere vittime innocenti. E follie religiose o idee di supremazia etnica ancora percorrono il mondo. Con gli stessi criminali che hanno consumato la terra, estirpato le foreste, contaminato i mari. Dietro queste idee si occulta il denaro del mercato dell’oppio, un oleodotto, i traffici delle mafie multinazionali, lo sfruttamento di un capitalismo assassino senza scrupoli. Questo è il potere del patriarcato.

Ma attenzione: non sono folli. Stanno soltanto freddamente difendendo il loro profitto.

Io non combatterò per loro.

Alberto Masala – 2021

il 23 gennaio 2011 ho festeggiato i centoventi anni dalla nascita di Gramsci a casa sua, ad Ales.

L’Associazione Casa Natale Antonio Gramsci Ales mi aveva proposto di partecipare alla celebrazione nel teatro e io suggerii di farla in concerto con Riccardo Pittau e Paolo Angeli. Accettarono con entusiasmo. Fra gli invitati c’era anche Giulio Angioni, che precedette il concerto con un bellissimo discorso. Fra il pubblico invece anche il Vescovo di Ales, Mons. Giovanni Dettori, che alla fine mi abbracciò calorosamente complimentandosi e lasciando il pubblico sbalordito, vista la mia fama da miscredente. Non sapevano che don Dettori (così lo conoscevo io, e rimasi sorpreso a vederlo monsignore) si era formato nel mio luogo di nascita, Ozieri, e conosceva bene la mia famiglia e anche me fin da ragazzino. Uno di casa, insomma…

Qui il link dell’evento: https://www.albertomasala.org/il-compleanno-di-antonio-gramsci/

Oggi Riccardo mi fa una sorpresa: pubblica il link di quella bella serata su Bandcamp. Qui si può sentire il concerto:

https://riccardopittau.bandcamp.com/album/alberto-masala-paolo-angeli-riccardo-pittau-per-gramsci?fbclid=IwAR3D1t8J-sv8_xiNxtp–Y0fJGhYgE8F9rd4mMd_7Ng_yQpvESWN_3AkosM

 

il Sole 24 Ore, letteratura

Prisca Agustoni, Raúl Zurita.
ZURITA. Quattro poemi. A cura di Lorenzo Mari.
Trad. Alberto Masala. Valigie Rosse, 2019.

Raúl Zurita, tra i massimi poeti ispanoamericani in attività, ha un percorso di scrittura intimamente legato alle sorti del Cile, dove è nato nel 1950 e dove è stato arrestato e torturato durante la dittatura di Pinochet (lo si ricorda anche qualche mese fa, durante la fase più accesa delle proteste, in strada con il popolo cileno). Come osserva puntualmente Lorenzo Mari nell’introduzione, Zurita predilige un approccio alla parola poetica in sintonia con uno dei grandi nomi della lirica del Novecento, Paul Celan, con il quale condivide la scarnificazione del verso, associata ad una potente capacità allegorica in grado di parlarci di una rifondazione del mondo attraverso il linguaggio. Come testimone dei tanti traumi imposti dalla dittatura cilena, la sua opera sembra attualizzare di continuo la domanda, avanzata da Adorno, sulla possibilità che ha la poesia di occuparsi ancora e nonostante tutto della vita dopo la catastrofe.

I numerosi premi a lui attribuiti attestano che proprio nel riconoscimento della parola poetica come veicolo di risignificazione del mondo consiste il suo grande contributo come scrittore e intellettuale. È quando si evince anche da quest’antologia, organizzata dallo stesso Zurita, con alcuni tra i suoi testi più rappresentativi della lunga discesa agli inferi che è stata la dittatura nel suo paese. Una discesa agli inferi che richiama volutamente echi danteschi, in riferimento alla centralità che Dante occupa nell’universo poetico di Zurita, del quale è anche traduttore. Va ricordato che Zurita è figlio di madre italiana, giovane emigrata in Cile, e che la scoperta della Divina Commedia fu per lui una vera epifania, un modo per continuare ad ascoltare la voce della nonna materna alla quale era molto legato, come ha avuto modo di dichiarare in diverse interviste.

Nell’antologia tradotta da Alberto Masala, ci sono testi che mostrano una spiccata narratività, altro tratto essenziale del suo lavoro sulla parola, e che risulta da una ricerca espressiva sorta dalla necessità di parlare di un vissuto politico che è al contempo individuale e collettivo. In questo senso, la poesia che allunga il passo e si avvicina alla narrativa permette la messa in atto di un interessante scenario polifonico dove si intercalano diverse voci narranti che incarnano personaggi diversi. Così, nella sezione Las cataratas del Pacífico, si descrive un Cile fantasmagorico, con chiari rimandi ai desparecidos: “mostrando migliaia di immagini del Cile frantumanto sotto le cateratte /con fotogrammi di convogli militari di spiagge affollate di gente /di prigionieri inabissati tra le onde”.

Nella sezione seguente, dal titolo emblematico I barcaioli della notte, è impossibile non pensare a Caronte e ai disperati nell’inferno dantesco. Si tratta di un lungo canto tragico che evoca la figura del barcaiolo che trasporta i condannati: “Sopra […] la sagoma del quarto barcaiolo aveva il colore del deserto. […] Quando ho aperto gli occhi la spinta feroce del suo remo che mi respingeva mi aveva spaccato il cuore”. Evidenti qui le ferite di ieri ancora aperte nel Cile di oggi, ma anche il tagliente grido di dolore che è diventato il Mediterraneo.

Perché la poesia, quando si mette in gioco fino in fondo, quando lo fa con un’aderenza etica all’umano con le sue ferite, riesce ancora a traghettare un senso, una domanda, quel qualcosa che ci accomuna nel linguaggio, nella riflessione e nel sentimento di appartenenza ad una comunità. È quanto succede quando si legge la poesia di questo grande poeta latinoamericano.

Prisca Agustoni, marzo 2020

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In uscita una nuova traduzione di cui vado molto fiero: quattro fondamentali poemi di Raúl Zurita, grande poeta cileno di rilevanza mondiale. Una testimonianza necessaria in questo momento storico.

L’antologia Zurita. Quattro poemi – pubblicata da Valigie Rosse nella collana “Caratteri” curata da Valerio Nardoni e Paolo Maccari – è una selezione operata dallo stesso autore, tradotta da me e curata dal prezioso e accurato lavoro di Lorenzo Mari che ne ha anche scritto la prefazione.

Il percorso parte dall’esperienza stessa della prigionia, nel primo mese della dittatura, per poi arrivare a cantare un amor desaparecido che riguarda tutto il continente sudamericano e, in generale, il nostro mondo.
LVB – Le cateratte del Pacifico – I barcaioli della notte – Canto al suo amore scomparso, sono quattro tappe di una discesa agli inferi che ricorda l’opera dantesca (della quale Zurita è traduttore in lingua spagnola), ma che si presenta, soprattutto, come un viaggio resistenziale verso la materia viva delle grandi questioni del presente: etica, resistenza e poesia come testimonianza universale.

Lo presentiamo per la prima volta giovedì 28 novembre, ore 19:00 – La confraternita dell’uva // Libreria – Cafè – Wine Bar – a Bologna, in via Cartoleria 20/b. Modera l’incontro Edoardo Balletta.
https://www.facebook.com/events/572864856821527/

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