il 23 gennaio 2011 ho festeggiato i centoventi anni dalla nascita di Gramsci a casa sua, ad Ales.

L’Associazione Casa Natale Antonio Gramsci Ales mi aveva proposto di partecipare alla celebrazione nel teatro e io suggerii di farla in concerto con Riccardo Pittau e Paolo Angeli. Accettarono con entusiasmo.
Fra gli invitati c’era anche Giulio Angioni, che precedette il concerto con un bellissimo discorso.
Fra il pubblico invece anche il Vescovo di Ales, Mons. Giovanni Dettori, che alla fine mi abbracciò calorosamente complimentandosi e lasciando il pubblico sbalordito, vista la mia fama da miscredente.
Non sapevano che don Dettori (così lo conoscevo io, e rimasi sorpreso a vederlo monsignore) si era formato nel mio luogo di nascita, Ozieri, e conosceva bene la mia famiglia e anche me fin da ragazzino. Uno di casa, insomma…

Qui il link dell’evento: https://www.albertomasala.org/il-compleanno-di-antonio-gramsci/

Oggi Riccardo mi fa una sorpresa: pubblica il link di quella bella serata su Bandcamp. Qui si può sentire il concerto:

https://riccardopittau.bandcamp.com/album/alberto-masala-paolo-angeli-riccardo-pittau-per-gramsci?fbclid=IwAR3D1t8J-sv8_xiNxtp–Y0fJGhYgE8F9rd4mMd_7Ng_yQpvESWN_3AkosM

 

il Sole 24 Ore, letteratura

Prisca Agustoni, Raúl Zurita.
ZURITA. Quattro poemi. A cura di Lorenzo Mari.
Trad. Alberto Masala. Valigie Rosse, 2019.

Raúl Zurita, tra i massimi poeti ispanoamericani in attività, ha un percorso di scrittura intimamente legato alle sorti del Cile, dove è nato nel 1950 e dove è stato arrestato e torturato durante la dittatura di Pinochet (lo si ricorda anche qualche mese fa, durante la fase più accesa delle proteste, in strada con il popolo cileno). Come osserva puntualmente Lorenzo Mari nell’introduzione, Zurita predilige un approccio alla parola poetica in sintonia con uno dei grandi nomi della lirica del Novecento, Paul Celan, con il quale condivide la scarnificazione del verso, associata ad una potente capacità allegorica in grado di parlarci di una rifondazione del mondo attraverso il linguaggio. Come testimone dei tanti traumi imposti dalla dittatura cilena, la sua opera sembra attualizzare di continuo la domanda, avanzata da Adorno, sulla possibilità che ha la poesia di occuparsi ancora e nonostante tutto della vita dopo la catastrofe.

I numerosi premi a lui attribuiti attestano che proprio nel riconoscimento della parola poetica come veicolo di risignificazione del mondo consiste il suo grande contributo come scrittore e intellettuale. È quando si evince anche da quest’antologia, organizzata dallo stesso Zurita, con alcuni tra i suoi testi più rappresentativi della lunga discesa agli inferi che è stata la dittatura nel suo paese. Una discesa agli inferi che richiama volutamente echi danteschi, in riferimento alla centralità che Dante occupa nell’universo poetico di Zurita, del quale è anche traduttore. Va ricordato che Zurita è figlio di madre italiana, giovane emigrata in Cile, e che la scoperta della Divina Commedia fu per lui una vera epifania, un modo per continuare ad ascoltare la voce della nonna materna alla quale era molto legato, come ha avuto modo di dichiarare in diverse interviste.

Nell’antologia tradotta da Alberto Masala, ci sono testi che mostrano una spiccata narratività, altro tratto essenziale del suo lavoro sulla parola, e che risulta da una ricerca espressiva sorta dalla necessità di parlare di un vissuto politico che è al contempo individuale e collettivo. In questo senso, la poesia che allunga il passo e si avvicina alla narrativa permette la messa in atto di un interessante scenario polifonico dove si intercalano diverse voci narranti che incarnano personaggi diversi. Così, nella sezione Las cataratas del Pacífico, si descrive un Cile fantasmagorico, con chiari rimandi ai desparecidos: “mostrando migliaia di immagini del Cile frantumanto sotto le cateratte /con fotogrammi di convogli militari di spiagge affollate di gente /di prigionieri inabissati tra le onde”.

Nella sezione seguente, dal titolo emblematico I barcaioli della notte, è impossibile non pensare a Caronte e ai disperati nell’inferno dantesco. Si tratta di un lungo canto tragico che evoca la figura del barcaiolo che trasporta i condannati: “Sopra […] la sagoma del quarto barcaiolo aveva il colore del deserto. […] Quando ho aperto gli occhi la spinta feroce del suo remo che mi respingeva mi aveva spaccato il cuore”. Evidenti qui le ferite di ieri ancora aperte nel Cile di oggi, ma anche il tagliente grido di dolore che è diventato il Mediterraneo.

Perché la poesia, quando si mette in gioco fino in fondo, quando lo fa con un’aderenza etica all’umano con le sue ferite, riesce ancora a traghettare un senso, una domanda, quel qualcosa che ci accomuna nel linguaggio, nella riflessione e nel sentimento di appartenenza ad una comunità. È quanto succede quando si legge la poesia di questo grande poeta latinoamericano.

Prisca Agustoni, marzo 2020

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Zurita.jpg

In uscita una nuova traduzione di cui vado molto fiero: quattro fondamentali poemi di Raúl Zurita, grande poeta cileno di rilevanza mondiale. Una testimonianza necessaria in questo momento storico.

L’antologia Zurita. Quattro poemi – pubblicata da Valigie Rosse nella collana “Caratteri” curata da Valerio Nardoni e Paolo Maccari – è una selezione operata dallo stesso autore, tradotta da me e curata dal prezioso e accurato lavoro di Lorenzo Mari che ne ha anche scritto la prefazione.

Il percorso parte dall’esperienza stessa della prigionia, nel primo mese della dittatura, per poi arrivare a cantare un amor desaparecido che riguarda tutto il continente sudamericano e, in generale, il nostro mondo.
LVB – Le cateratte del Pacifico – I barcaioli della notte – Canto al suo amore scomparso, sono quattro tappe di una discesa agli inferi che ricorda l’opera dantesca (della quale Zurita è traduttore in lingua spagnola), ma che si presenta, soprattutto, come un viaggio resistenziale verso la materia viva delle grandi questioni del presente: etica, resistenza e poesia come testimonianza universale.

Lo presentiamo per la prima volta giovedì 28 novembre, ore 19:00 – La confraternita dell’uva // Libreria – Cafè – Wine Bar – a Bologna, in via Cartoleria 20/b. Modera l’incontro Edoardo Balletta.
https://www.facebook.com/events/572864856821527/

L'immagine può contenere: 1 persona, testo

Il poeta Raúl Zurita, durante le proteste in Cile. Foto da Twitter.

*******************************************

Ho tradotto un pezzo apparso su “La Razón”. La situazione è drammatica. Polizia per le strade, torture, uccisioni, stupri e violenze di ogni genere per opporsi alla gente che sta manifestando. L’orrore riaffiora in un Cile che pare non aver memoria di quello già sofferto durante il regime di Pinochet.

Come allora, anche questa volta non li lasceremo soli. Ma dovremo agire prima che la catastrofe si compia, prima che l’orrore colpisca ancora.

La poesia, ancora una volta, dimostra di avere un compito insostituibile: ricondurre all’Umano gli Umani.

In questo sono a fianco di Raúl Zurita, grandissimo poeta ed amico, che da solo scende in strada con tutta la potenza della sua fragilità.

Di Raúl, in novembre, appariranno in Italia, per l’editore Valigie Rosse di Firenze, quattro meravigliosi poemi da me tradotti (link qui) con la supervisione e l’introduzione di Lorenzo Mari. Dunque, a presto.

Nel frattempo, Raúl, stiamo al tuo fianco. Con quell’amore che è la nostra forza indistruttibile. Il Cile non è solo.

*******************************************

Articolo di Julio Trujilloapparso su “La Razón” del 28 ottobre 2019

     Un uomo per la strada solleva la bandiera del Cile. È tutti e nessuno, perché i poeti sono tutti e nessuno. È Raúl Zurita. Non è un vandalo né un criminale, non è stato convinto da nessuno o da niente: manifesta spontaneamente come spontanea è la combustione di gente che trabocca per le strade di Santiago.

     L’immagine, che è muta, è eloquente e fragorosa: esprime stanchezza e disagio, affaticamento, ma anche un’enorme dignità e una bellezza commovente. È una persona, né più né meno, fragile nell’aspetto e potente in ciò che dice senza dirlo. È una crisi, e la buona poesia è sempre in crisi, è resistenza, e le poesie vengono al mondo per resistere. È l’ascesa della voce in libertà e la speranza che cada un dogma, un modello che ci condanna alla disuguaglianza.

     Bisogna vedere lo spasmo sul volto del poeta e ricordare le sue parole: “Perché alla fine, ciò che emoziona di un uomo non sono i suoi sentimenti ma il suo rictus, quei movimenti quasi impercettibili che a poco a poco si vanno stampando agli angoli delle labbra, sulle palpebre o sul semplice contrarsi delle sopracciglia, e che non si rassegnano a morire con le nostre facce che muoiono”. No, non si rassegnano a morire con le nostre facce, con facce come la sua che è stata la tela di poesie radicali, scritte da lui stesso con ammoniaca e ferro rovente (“volevo esprimere l’impotenza di fronte alla realtà e il bisogno di dire senza parole”, ha spiegato). Zurita ha scritto anche nel cielo (lo ha fatto sempre) e sul volto del deserto ha plasmato queste quattro parole: “NI PENA NI MIEDO” (né dolore né paura). Oggi la sua figura dice tutto senza parole, senza dolore e senza paura. E quello che dice è che c’è un profondo malessere tra la gente, che non si deve produrre ricchezza a qualsiasi prezzo, che non c’è un senso di appartenenza tra i giovani, che la concentrazione dei patrimoni è oscena, che si deve reinventare l’idea di comunità, diversa e solidale, che la élite abita in un altro pianeta e che i governi non comunicano con la gente. Dice disuguaglianza, dice assenza di mobilità sociale. Dice che il nostro modello economico si sta distruggendo da solo. Zurita ne sa qualcosa di quei punti di svolta. La sua opera è un movimento che va dal Purgatorio all’Antiparadiso, da lì alla Vita Nova, e che sbocca in Zurita, che è tutti ed è nessuno. È un’opera scritta con amore, amore rudimentale, amore per il Cile e per i suoi simili: “La furia dell’amore che colpisce le pietre, quella che ha scolpito le cordigliere, il mare e il desiderio umano”. Il suo sguardo è a tutto tondo, dai grandi tratti, “come se nei paesaggi fosse contenuta una redenzione infinitamente più vasta dell’umano, un conforto, una speranza tanto travolgente ed enorme da poter appartenere solo ai cataclismi o al delirio”. Questo è l’uomo che è sceso in strada come tutti, a protestare, a dire basta. Questo è l’uomo che ha scritto la poesia “Cari potenti, cari umili”. Sono otto versi che parlano per noi:

Quando tutto sarà finito forse resteranno
queste alghe
sopravviveranno alle mareggiate, ai secoli
e ai sogni.

Come perdureranno ai potenti
ai duri di cuore
e agli uomini che ci umiliano
queste poesie d’amore per tutte le cose.

*******************************************

Metto qui anche il link dei pezzo appena composto ed eseguito dai Noise Of Trouble (miei compagni di strada e fratelli sempre presenti dove c’è da resistere).

 

 

 

na©Asuni_Logos

LOGOS : ASUNI

27 aprile 2019 – alle 21

pratza de cresia

Per raccontare l’evento potrei ricorrere alle solite formule “da comunicato stampa” indicando luogo, giorno e ora, e la presenza degli artisti che sono coinvolti. Oltre, naturalmente, ai necessari accenni ai promotori e patrocinatori. Niente di male né di sbagliato, ma la comunicazione mancherebbe degli elementi fondamentali che ne caratterizzano la sua reale portata: il concetto etico che l’ha generato e il lato umano che ne favorisce la realizzazione.

Sarà un concerto. E mai come in questo caso la parola “concerto” si estende al suo significato originario e più ampio travalicando l’aspetto strettamente musicale per arrivare al senso sostanziale di intesa, azione comune. Insomma: sarà un vero procedere insieme.

I primi protagonisti sono certamente gli abitanti di Asuni, paese all’interno della Sardegna. Se ne contano 344, ma i veri residenti sono forse un centinaio di meno.

Resistenza, capacità di accoglienza e ammirevole senso della comunità sono le doti umane che andranno in scena. Senza dimenticare la preziosa opera di volontariato che ne sostiene concretamente la realizzazione.

E a questo punto possono entrare anche gli altri protagonisti dell’opera:

composizione ed esecuzione: Marco Colonna

Ha composto il canovaccio musicale attingendo alle suggestioni sonore del territorio e della tradizione. Suonerà i suoi clarinetti in “solo” sviluppando dal vivo l’improvvisazione sul suo stesso schema.

immagini e proiezioni: Nanni Angeli

Ha cercato i volti degli abitanti e i vuoti delle case abbandonate dall’emigrazione. Volti e vuoti in immagini fotografiche che saranno poi scenografia montata in film e proiettata durante il concerto.

testi e voce: Savina Dolores Massa

Scrittrice che è nata e vive nel territorio oristanese. Ha composto il testo ascoltando le parole degli abitanti. Con la propria voce lo farà risuonare pronunciando così la voce del luogo.

ideazione e regia: Alberto Masala

a dieci anni dall’ultima edizione del Festival di Letteratura e delle Arti da me diretto, torno ad Asuni con Logos, un progetto di ampio sguardo che, con l’azione culturale, affronta i temi dello spopolamento in Sardegna.

Coordinamento: Sandro Sarai e Laura Sanna

Tutto questo avverrà grazie al MEA (Museo dell’Emigrazione di Asuni) agli inizi di un’attività che si preannuncia importante ben oltre il territorio in cui risiede, e all’Amministrazione Comunale sempre attenta e decisa nelle imprese di valorizzazione della comunità.

Ma soprattutto la Comunità, appunto… gli abitanti di questo piccolo paese che ancora lotta per esistere, resiste con coraggio e continua a sperare. Perché tutto si fa davvero grazie a loro.

Dunque: grazie soprattutto a loro, gli Asunesi.

na©Asuni_Logos

e alla fine ecco una bella intervista fatta da Salvatore Taras

un'intervista fatta da Salvatore Taras – grazie per il suo lavoro.

Pubblicato da Alberto Masala su Venerdì 3 maggio 2019

 

 

 

Ho tradotto un nuovo fantastico libro!

Mentir aux étoiles di Alexandre Chardin, la mia nuova traduzione appena uscita per il Barbagianni Editore col titolo italiano Mentire alle stelle. Un bellissimo libro per ragazzi che entrano nella scuola media.

Paola Cadeddu mi ha fatto una bella intervista sulla poesia per la rivista Insula europea – grazie

Paola Cadeddu intervista Alberto Masala

COVER_STRANOS ELEMENTOSNonostante la mia tenera età, i cari fratellini rappers – #StranosElementos – continuano a chiamarmi nelle loro imprese. Il loro ultimo lavoro è fantastico. E con un bel po’ di contributi fortissimi che elenco più sotto. Il disco si può scaricare interamente gratis a questo link su YouTube. La tematica? Lo dice il titolo stesso: una denuncia della vera Sardegna di oggi, colonizzata, invasa dai militari, inquinata, espropriata. Una Nazione senza diritti… la terra dei tumori e delle bombe. Per saperne di più, un’intervista su NOOTEMPO a questo link.

Oro Incenso e Quirra

Ecco il mio pezzo con la traduzione per chi non capisse il sardo-logudorese. S’intitola “A unu sard’ arressu” ed ho fatto una scommessa con me stesso: calare nel rap metri classici attingendo (e adattando) forme sardo-ispaniche che probabilmente hanno almeno quattro secoli (la struttura è: undhighina cun serrada / sestina retrogada). Ma, in fondo, basta restare sempre nel 4/4…

i contributi al disco sono di:

✘ Acero Moretti
✘ Alberto Masala
✘ Arricardu Pitau
✘ Camicie di Forza
✘ Dj Dras alias Sandro Rocchigiani
✘ ERGOBEAT
✘ Feitz
✘ Futta
✘ Pietro Rigosi
✘ MALAM InTè
✘ Marco Colonna
✘ Micho P Maloscantores
✘ Quilo kg Sa Razza
✘ Peterson Junior
✘ Su Akru
✘ Tone Abstract
✘ Tony Covarrubias

Che bella recensione sul libro Piangete, Bambini!  appena uscito per il Barbagianni Editore!  Grazie davvero a Carla Ghisalberti su Lettura Candita per aver letto con tanta attenzione e intelligenza.

“…E PIANGERE È IL NOSTRO LAVORO”

(…)  “Poesie così fan saltare dalla sedia. Ma è Masala, perché stupirsi? Più lo leggi più lo leggeresti, piano ma anche e soprattutto ad alta voce, per molteplici ragioni che vanno dalla bellezza in sé, alla musicalità data dal suono delle parole scelte, all’ironia che si intreccia con l’assurdo, alla ricercatezza e alla cura messa nel verso e finanche in ogni singola virgola, che segna la pausa del fiato.” …

duo
sabato 8 aprile h 22:30

Ventotto-28DiVino Jazz Club
via Mirandola 21, 00182 Roma

Una delle voci poetiche più potenti del Mediterraneo incontra il suono di una delle identità più creative del jazz in Italia. Collaborazione di lungo corso che finalmente approda a Roma fra le mura del piu’ anarchico dei jazz club… Poesia, lotta, canto degli ultimi e dei margini per riscoprire la propria appartenenza alla bellezza.

sepAlberto Masala : canto poetico
Marco Colonna : fiati

sep

domenica 9 aprile h 18:00
BUSHIDO

FonteRossa Day#3
via Franceschi 13, Pisa

Fonterossa day