Il 14 dicembre, da Marcello Fois, ho ricevuto l’appello che metto qui in immagine. Ho pensato di aderire, ma anche di rispondere. Ecco qui sotto la mia risposta.

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A Marcello.

“nella vita spirituale si agisce, sì, da affaristi,
ma 
per antica tradizione si parla da idealisti”
(Musil)

Il tuo appello, conoscendoti da circa 40 anni, non giunge inaspettato. Di te ho visto tutto fin dall’inizio: percorsi, evoluzioni, cammino e passi. Grande generosità materiale in contrappeso ad altrettanta prudente accortezza intellettuale.

E stavolta ho avuto tre diverse reazioni:

  1. “Ma neppure rispondo!” (No… Sarei sgarbato, apparirei presuntuoso… non è da me… in fondo sarebbe come non rispondere a un saluto. E non si fa).

  2. “Firmo e taccio. Lascio perdere. Sto zitto”. (Eh no! Caspita! Tacere su quello che mi muove da mezzo secolo! La mia visione etica, la mia appartenenza… Io sono ancora Sardo).

  3. “Firmo o non firmo, non importa… ma almeno rispondo”. (Negli anni te le ho lasciate passare tutte, davvero troppe, senza dire mai niente).

Per carità… l’appello è legittimo, giusto e condivisibile. Lo firmo senz’altro. Ma… tu non hai lo spessore etico per condurlo. Bisogna contestualizzarlo.

La chiamata, apparentemente generosa e patriottica, si colloca in un percorso che potrei descrivere nei particolari. È il procedere indefesso di una Mouche du coche, mirabilmente narrata da La Fontaine e ancor prima da Fedro. La famosa mosca cocchiera di cui parlavano Gramsci e Turati o, in letteratura, Carducci, riferendosi agli epigoni del Manzoni.

Da quando ti conosco, per te c’è sempre stato un cocchio su cui saltare, un cavallo da pungere all’orecchio, un atteggiarsi a questa nobile funzione.

Nessuno ha interpretato meglio questo ruolo. Fin dagli albori, quando sostenevi e diffondevi l’appello per un Assessore alla Cultura, socialista, sul quale ho un parere strettamente politico: il peggiore della storia di Bologna da tutti i tempi. Ma non posso fartene una colpa: arrivasti in città da giovane militante del PSI e quella rete ben attrezzata fu tua da subito, testa bassa e senso del dovere. Scendendo poi dal cocchio rapidamente, con un mirabile colpo di reni, appena prima che Craxi e Mani Pulite lo conducessero a schiantarsi in un precipizio. Era il cocchio sbagliato, e tu eri dotato di ancora giovani ali. Hop…! Un opportuno salto e via…

Il cocchio successivo era più stabile. Più cooperativo. Largo e solidissimo fin dal dopoguerra, e qui in Emilia ancora regge nonostante le evoluzioni e i cambi di modello della Ditta.

Il coraggio dell’arroganza fu sdoganato quando un democristiano, il miglior interprete di quelle attitudini, ne diventò il risolutivo Amministratore Delegato. A lui, almeno spiritualmente, ti riconosco ancora fedele. Mi colpì molto la tua rabbiosa difesa dei suoi referendum al tavolo di un’osteria. Da manzoniano convinto e militante, hai accolto i Renzi come modello, eleggendo nel percorso tutte le diverse Lucie (non importa di che sesso, non prendermi alla lettera) secondo l’utilità. Si passava risolutivamente dal “tengo famiglia” al più spietato “da ora finalmente va così, e così sarà”.

Tutto questo mentre la nostra terra intanto avanzava verso un disastro di entità terminale. Oggi, con la piena complicità politica espressa dal silenzio anche tuo, la mia Sardegna si conferma:

E se non bastasse, la colonia italiana (tale è) invasa dal turismo più becero e arrogante. Una terra cui si possono perfino cambiare i nomi dei luoghi senza suscitare reazioni. Per capirci ora immagina che l’Emilia, senza colpo ferire, sia ribattezzata col nome del suo supermercato più rappresentativo: COOPlandia. Così è successo in Costa Smeralda. È come vendersi la madre.

Ne deriva che le prospettive per i giovani, come in ogni colonia, sono soltanto quelle di servire i colonizzatori diventando loro guardiani, giardinieri o camerieri. I più svegli, se va bene, saranno gli chef che tu inviti a sottoscrivere l’appello. Niente da dire… mestieri dignitosissimi e perfino belli per chi li sceglie, ma a patto che non resti l’unica strada possibile. A proposito… Non ho capito perché insieme agli chef non inviti i grandi falegnami sardi, o i pastori (fra i migliori del mondo), o le progettiste di meravigliosi tappeti, e così via…

Marcello, non ti ho mai sentito denunciare questa situazione. Al contrario, in luogo di usare la parola COLONIA, ti sei reso profondamente complice con le tue chiamate alla Patria italiana. Non hai fatto altro che consolidare inesistenti radici per un popolo al quale erano imposte con la forza. Hai affiancato il colonizzatore e, casomai, gli hai spesso dato consigli per potersi mascherare meglio.

Hai fatto furbi outings (“Ho tradito”) che niente cambiavano del continuare a tradire. Senza vergognarti hai serialmente recitato in ruoli di menzogna (ne potrei citare una lunga collana, ultimo il tuo inesistente bilinguismo: “penso in sardo e devo tradurre in italiano”), avendo capito che per atteggiarsi basta mentire in luoghi dove nessuno può smentirti o rubacchiare un pochino le idee di quelli che, come me, non hanno voglia di smentirti. Una lezione questa che ha fatto scuola anche in altre/altri dopo di te.

Intanto il cocchio corre. E le mosche, ronzando con la bocca a tromba, con un ennesimo coup de théatre incitano il cavallo. Che faranno nelle soste? Riposeranno su ciò che il cavallo depone?

Anch’io dico sacrosanto ribellarsi, ma da 50 anni lo faccio con ben altri argomenti, quelli che tu non hai mai nemmeno sfiorato. Lo faccio, come sempre, perfino sotto il tuo sguardo di sufficienza per le donchisciottesche battaglie che io perdo e tu, prudentemente, non combatteresti mai.

Ora ti dedico alcune meritate citazioni che riportano il discorso alla sua oggettività. Ho tralasciato Gramsci e messo Turati che, da socialista, capisci molto meglio…

(…) Ma le mosche, per altro, le mosche cocchiere sono pur le male bestie e noiose! Si fermano alla prima osteria e van ronzando negli orecchi alla gente (Carducci 1897).

(…) una propaganda, che fa appello esclusivamente ai romanticismi impulsivi dei sofferenti, forse traduce, più che altro, la favola della “mosca cocchiera”, che presume di guidare, in codesto duplice solco, l’aratro della sedizione (Turati 1913).

Perciò sappi che, même si tu joues la mouche du coche, tu ne peux pas me tromper.

Marcello, non mi trampas.

Alberto Masala

Bologna, 18/12/2022

Oggi una gentile giornalista mi ha chiesto, a me come a tanti, se avevo sottoscritto l’appello “Facciamolo” lanciato da 10 intellettuali alle forze politiche uscite vincenti dal voto per creare un esecutivo di alto profilo. L’appello dice fra l’altro che “Per  la prima volta i giovani e le donne sono parte cospicua del Parlamento, non sprechiamo l’occasione. La speranza di cambiamento non sia travolta da interessi di partito”. Firmano tra gli altri Roberto Saviano, Roberto Benigni, Michele Serra, Fabio Fazio, Jovanotti, Ferzan Ozpetek.

ho risposto così …

Non ho sottoscritto quell’appello – Nonostante anch’io pensi che bisogna farlo – Ma con molti dei sottoscrittori non ci farei proprio nulla  – Lo so, è stupido, basso, poco saggio, ma è più forte di me: ho i brividi a pensare un’Italia disegnata dal sogno di Fazio, Benigni, Saviano e Jovanotti –

Il mio “facciamolo” attinge a parametri intellettuali molto differenti, non gli stessi dei sottoscrittori dell’appello – il mio “facciamolo” non contiene bontà né buonsenso comune – abolisce, ovunque compaiano, le parole “morale” e “civile” sostituendole d’ufficio rispettivamente con “etico” e “sociale” – vede finalmente Berlusconi in galera, i suoi beni sequestrati e Napolitano in pensione insieme alla sua retorica “da Italietta” – vede una polizia della gente e non del potere, un Vaticano senza privilegi sul territorio italiano, gli armadi con i dossier sulle trame e le stragi spalancati, l’abolizione dell’inno nazionale più imbecille del mondo…

Ma, sopratutto e prima di tutto, GIUSTIZIA SOCIALE, CULTURA e INTELLIGENZA –

Non credo che da una visione del mondo superficialmente pacificata, “struzzista”, che accumula polvere sotto i tappeti ed in realtà non pulisce niente, venga un mondo che mi possa essere congeniale –

Non ho votato M5S, ma del loro progetto, se sono vere le intenzioni, accolgo a piene mani (e cuore) l’idea di una democrazia partecipata, (tra il primo Lula e il Chavez più Guevarista), dove si ridiscutano i meccanismi fin dalla loro stessa matrice – Non mi fido della visione “pragmatica” di Bersani: ne ho motivi abbondanti vivendo in Emilia-Romagna – Non mi fido nemmeno di Grillo – anche se, solo per ora, potrei fidarmi del Movimento e di parte della base PD – Ma il discorso è lungo e qui ci vuole una risposta sintetica

Non mi accontento del “facciamolo”, urlo a piena voce:

FACCIAMOLO STRANO !!!

ecco l’articolo su Sardinia Post

 

l’arte e la letteratura non possono parlare di libertà: mentirebbero come i celebranti che pronunciano abusivamente questa parola

ma devono parlare di liberazione

…rompiamo le linee del controllo
coltiviamo tensioni di liberazione
riprendo qui l’appello dei Wu Ming  e lo sottoscrivo

Se tacessi o mi accodassi all’impeto giustizialista che in questo momento arieggia l’Italia, mi sentirei un verme

Non ho opinioni in proposito alla vicenda Battisti perché la mia vita è sempre stata diametralmente distante dalle questioni della ‘lotta armata’ o della ‘armata’ tout-court… Ho invece forti opinioni su cosa sia l’etica della giustizia: mai mi ha confortato una certezza né un preconcetto.
Sulla questione non saprei cosa dire, dunque mi baso sulla mia propensione a coltivare uno sguardo non prevenuto né giustizialista. Come si diceva una volta per definire un’attitudine alla limpidezza: uno sguardo onesto. 
E se ho un’esigenza, dunque, è quella della chiarezza su anni oscuri, stragi, omicidi e trame in cui lo Stato con i suoi Servizi deviati è certamente il primo attore.

Dato che credo che Battisti NON abbia avuto un giusto ed accurato processo, già tempo fa presi posizione sulla questione. Qui un mio post del 2007 in cui riportavo interventi “fuori dal coro”, e, a mio parere, degni almeno di sollevare dubbi...

Non voglio aggiungere molto rispetto a ciò che ha scritto Lello Voce e che mi trova sostanzialmente d’accordo.

Oggi, dopo l’azione dell’assessore veneto Speranzon, ex-missino/berlusconiano che tenta di interdire i libri dei firmatari dell’appello dalle biblioteche pubbliche della sua provincia, sono certo di una cosa: Battisti non è né mafioso né stragista, dato che ad attaccarlo è uno il cui ex partito ed il cui partito attuale era ed è pieno di conniventi mafiosi e stragisti. (il MSI lombardo-veneto forniva il meglio della manodopera stragista del periodo…)

Detto questo sulle trame, taccio sull’ignoranza e la malafede: si definiscono da soli. Tutto il resto dovrebbero accertarlo i giudici in un’indagine giusta e non forzatamente viziata (come è stato finora).

Per il momento, istintivamente, dichiaro di essere felice del fatto che Battisti non si trovi nelle mani di questi boia.

il link ad un articolo su Carmilla, interessante ed argomentato, che seriamente analizza l’inconsistenza delle accuse a Battisti – nominato d’ufficio (è davvero il caso di dirlo) capro espiatorio con accuse approssimative, discutibili, e mai documentate.

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CAMPAGNA NAZIONALE SALVA L’ACQUA


IL GOVERNO PRIVATIZZA L’ACQUA !

è la definitiva consegna al mercato
di un diritto umano universale

IMPEDIAMOLO

firma la petizione

lettera agli Artisti per l’acQua

L’ACQUA E’ UN DIRITTO, NON UNA MERCE.
Oggi sulla Terra un miliardo e trecento milioni di persone non ha accesso all’acqua potabile.
Nel giro di pochi anni saranno tre miliardi.
Abbiamo costruito un mondo in cui pochi hanno tutto e moltissimi non hanno nulla.
Un mondo in cui la ricerca del profitto mette a rischio le risorse naturali. Fino a minacciare la stessa sopravvivenza della vita sul pianeta.
L’acqua è fonte di vita. Senza acqua non c’è vita.
L’acqua è pertanto un bene comune dell’umanità, irrinunciabile e che appartiene a tutti.
Il diritto all’acqua è un diritto inalienabile: per questo l’acqua non può essere proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti.
Le grandi multinazionali si stanno impossessando dell’acqua, in ogni parte del mondo. Vogliono trasformarla in merce e guadagnarci sopra… Tutti assieme dobbiamo impedirlo.
Tutti assieme dobbiamo fermare la privatizzazione dell’acqua.
Lottare contro la privatizzazione dell’acqua è una battaglia di civiltà.
Ci riguarda tutti, cittadini, politici, donne e uomini d’arte e di cultura.
Riguarda i popoli. Riguarda le generazioni che verranno. Il nostro futuro.
Anche in Italia l’acqua è al centro dei tentativi di privatizzazione.
E, come dappertutto nel mondo, anche qui le popolazioni si oppongono.
Dicono basta. Dicono che bisogna cambiare. Lo dicono in tantissimi.
E hanno scritto una legge d’iniziativa popolare. Una legge per dire che l’acqua è un bene comune e un diritto umano universale. Una legge che toglie l’acqua dal mercato e la restituisce alla partecipazione delle comunità. Una legge che sta girando l’Italia. Una legge che chiede a tutti una firma.

Io ho deciso di metterla.
Alberto Masala

Artisti per l’AcQua

ricevo da uno dei firmatari questo appello di 540 cittadini israeliani che, grazie alla segnalazione dell’attentissimo Paolo Maccioni, ritrovo tradotto in italiano da Manlio Caciopo perMegachip
8 gennaio 2008

A sostegno dell’appello della comunità palestinese per i diritti umani per una azione internazionale
Come se l’occupazione non bastasse, la brutale repressione della popolazione palestinese in corso, la costruzione degli insediamenti e l’assedio di Gaza, ora pure il bombardamento della popolazione civile: uomini, donne, vecchi e bambini, ragazzi.

Centinaia di morti, centinaia di feriti, ospedali sovraccarichi, il deposito centrale di medicinali di Gaza bombardato. Persino l’imbarcazione Dignity del movimento Free Gaza che portava forniture mediche di emergenza e numerosi medici è stata attaccata. Israele ha ripreso apertamente a commettere crimini di guerra, peggiori di quelli che abbiamo visto in un lungo periodo di tempo.

I media israeliani non mostrano ai loro spettatori gli orrori né le voci delle dure critiche mosse contro questi crimini. La storia che viene raccontata è uniforme. Gli israeliani dissidenti vengono denunciati come traditori. L’opinione pubblica compresa quella della sinistra sionista appoggia la politica israeliana acriticamente e senza riserve.

La politica criminale distruttiva di Israele non cesserà senza un massiccio intervento da parte della comunità internazionale. Tuttavia, ad eccezione di alcune condanne ufficiali piuttosto deboli, la comunità internazionale è riluttante ad intervenire. Gli Stati Uniti appoggiano apertamente la violenza israeliana e l’Europa, nonostante qualche voce di condanna, non è disposta a prendere seriamente in considerazione il ritiro del “regalo” concesso ad Israele col potenziamento delle sue relazioni con l’Unione Europea.

In passato, il mondo ha saputo combattere le politiche criminali. Il boicottaggio del Sud Africa fu efficace, Israele invece viene trattato con guanti di velluto: le sue relazioni commerciali sono fiorenti, la cooperazione accademica e culturale continua a intensificasi con il sostegno diplomatico.
Questo sostegno internazionale deve cessare. Questo è l’unico modo per fermare la insaziabile violenza israeliana.

Noi chiediamo al mondo di fermare la violenza israeliana e di non permettere il proseguimento della brutale occupazione. Rivolgiamo un appello al mondo perché condanni i crimini di Israele e non ne diventi complice.

Alla luce di quanto sopra, chiediamo al mondo di applicare l’appello delle organizzazioni per i diritti umani palestinesi che esortano:

• “Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a convocare una sessione di emergenza e ad adottare misure concrete, compresa l’imposizione di sanzioni, al fine di garantire l’adempimento da parte di Israele dei suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario.
• Le Alte Parti contraenti alle Convenzioni di Ginevra per l’adempimento degli obblighi di cui all’articolo 1, per garantire il rispetto delle disposizioni delle convenzioni, prendendo le opportune misure per costringere Israele a rispettare i suoi obblighi nel quadro del diritto internazionale umanitario, in particolare dando importanza fondamentale al rispetto e alla protezione dei civili dagli effetti delle ostilità.
• Le Alte Parti contraenti di adempiere il loro obbligo giuridico ai sensi dell’articolo 146 della quarta Convenzione di Ginevra, a perseguire i responsabili di gravi violazioni della Convenzione.
• Le istituzioni dell’UE e gli Stati membri a rendere efficace l’uso delle linee guida dell’Unione europea per favorire l’osservanza del diritto internazionale umanitario (2005 / C 327/04) al fine di garantire che Israele osservi il diritto umanitario internazionale di cui al paragrafo 16 (b), (c) e ( d) di tali orientamenti, compresa l’adozione immediata di misure restrittive e le sanzioni, così come la cessazione di tutti i rafforzamenti del dialogo con Israele.”

per vedere le prime 540 firme ed il testo originale il sito è qui: A Call from Within – signed by Israeli citizens

un appello di Raffaella Marzano e Sergio Jagulli

Cari amici,
come ormai molti di voi già sanno, Casa della poesia vive un momento di grande difficoltà, pur continuando a svolgere le proprie attività e i propri progetti.
A voi, amici di Casa della poesia, appassionati frequentatori, o simpatizzanti da lontano, amici dei nostri amici poeti, il nostro appello: aiutateci a r/esistere con un gesto semplice e piccolo, acquistando per voi, per un regalo, per i vostri amici del cuore, uno o più libri della Multimedia Edizioni.
È questa la maniera di darci autonomia e l’aiuto di cui ora abbiamo bisogno. Richiedeteli direttamente a noi o andando nell’E-STORE del nostro sito
Siamo certi di avere il vostro aiuto e di ricambiare continuando a portarvi tanti progetti e la grande poesia nazionale ed internazionale.
Aspettiamo con fiducia vostre notizie e per chi “vive in zona” vi aspettiamo per un caffè, un tè, un bicchiere di vino, una grappa, nella nostra nuova “casa”.

Saluti
Raffaella Marzano & Sergio Iagulli

Per chi volesse saperne un po’ di più

Casa della poesia
via Convento 21/A
84081 Baronissi (SA) – Italia

metto qui l’indicazione di un appello promosso dalla Segreteria Provinciale FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri ) di Modena che vi invito a leggere e sottoscrivere nel sito di Arcoiris.

Riguarda un emendamento presentato in Senato dalla Lega Nord – Padania per abolire la gratuità della prestazione urgente ed essenziale agli stranieri non iscritti al Servizio Sanitario Nazionale e privi di risorse economiche.

Propone inoltre l’obbligo per le autorità sanitarie di segnalarli all’autorità competente.

Cosa chiedono in sostanza? Che gli immigrati privi di permesso di soggiorno, soprattutto i bambini, non possano godere di cure mediche urgenti. Anzi, nel caso si presentassero a richiederle, vorrebbero che fossero denunciati.

Oltre ad andare contro un dovere deontologico, questo violerebbe anche un diritto costituzionale (art.32) e la Convenzione ONU di New York del 20.11. 1989 sui diritti del fanciullo.

Se avete un improvviso vuoto di memoria e volete sapere come è fatto un bambino immigrato, eccone qui alcuni.

Appello del Comitato per la Palestina

Non ci sono più scuse… ma ho i miei fondati dubbi che questo appello venga accolto: il Salone è uno sporco business, e qualcuno deve farlo… anche se quest’anno gronderà sangue.

Per aderire scrivere a: fieralibera@libero.it

Revocate adesso la decisione di dedicare a Israele
la Fiera del Libro di Torino

Con questo appello torniamo a chiedere alla direzione della Fiera del Libro di Torino di revocare la decisione di avere come ospite d’onore lo Stato d’Israele per l’edizione 2008. Gli chiediamo di farlo ora e di dedicare questa edizione della Fiera del Libro alla pace cioè ad un “paese morale” coniugabile e comprensibile in molte lingue

salaam, shalom, peace, paix, frieden, mir, pace, paz.
  1. Chiediamo di revocare una decisione sbagliata ed inopportuna fortemente condizionata dalla volontà delle autorità israeliane di celebrare in un importante evento culturale in Italia un atto esplicitamente politico come la celebrazione dei sessanta anni della nascita dello Stato di Israele. Occultare la Palestina e il dramma del popolo palestinese – indissolubilmente connessi alle scelte concrete di Israele – è stata una forzatura che non poteva passare sotto silenzio, né in Italia nè altrove. Tanto più alla luce della mattanza scatenata dalle forze armate israeliane contro la popolazione palestinese di Gaza.

 

  • A nessuno è sfuggita la dimensione politica e per molti aspetti strumentale della decisione di dedicare a Israele l’edizione 2008 della Fiera del Libro. Questa dimensione tutta politica, non può essere occultata dal tentativo di disegnare la contestazione e il dissenso dalla scelta della direzione della Fiera del Libro di Torino come una operazione tesa ad imbavagliare la cultura o di mettere a tacere la letteratura ebraica ed israeliana. Nulla di più falso. Al contrario riteniamo che proprio il tentativo di utilizzare la cultura come forma di legittimazione della politica di uno Stato sia un’offesa verso il buonsenso dell’opinione pubblica, una strumentalizzazione della libertà di espressione e del ruolo degli scrittori. Allo stesso modo riteniamo maldestro e fallace il tentativo di lasciar credere che la campagna di contestazione della Fiera del Libro di Torino sia partita dalle capitali dei paesi arabi e islamici e non da una spinta dal basso della società civile italiana. E’ accaduto esattamente il contrario sia sul piano cronologico che politico. E’ stato solo dopo che associazioni e comitati impegnati nella solidarietà con il popolo palestinese hanno contestato la decisione di dedicare a Israele la Fiera del Libro che il dibattito e l’allarme hanno raggiunto la sponda sud del Mediterraneo. Solo in seguito alle denunce delle associazioni sono venute crescendo proteste e proposte di boicottaggio anche tra gli scrittori e le istituzioni del mondo arabo-islamico. Affermare il contrario è una falsità che non aiuta la discussione né la soluzione.
  • Gli echi e i contraccolpi di questa iniziativa di contestazione in Italia sono stati talmente forti e argomentati che scrittori e intellettuali arabi, israeliani e arabi-israeliani hanno deciso di non partecipare ad un evento che celebra i sessanta anni della nascita di uno Stato nato sulle spalle della popolazione palestinese e che definisce questo anniversario come Nakba (la catastrofe). E’ ormai evidente che sono molti ad aver compreso che così come è stata concepita e costruita la Fiera del Libro di Torino di quest’anno, l’ha trasformata in un evento scivoloso e strumentalizzabile, decidendo di conseguenza, pubblicamente o meno, di tenersene alla larga. Ciò dimostra che l’operazione fin qui tentata è fallita e che la direzione della Fiera del Libro ha un’ultima possibilità di evitare tensioni, polemiche e strumentalizzazioni che condizioneranno pesantemente un evento culturale come quello di maggio a Torino.

 

C’è solo una decisione da prendere e noi torniamo a chiedere con questo appello che venga presa adesso: revocare la decisione di dedicare a Israele la Fiera del Libro e dedicare l’edizione di quest’anno alla pace. E’ l’unica scelta che può restituire contenuto e dignità alla Fiera del Libro e forse riparare ad alcuni dei danni fatti nelle relazioni culturali tra l’Italia e il resto delle società del Mediterraneo e allo spirito libero e critico del confronto tra le culture.

situazione 1947
proposta 1947
situazione 1949
proposta 2000

a scuola in Palestina…

La Cina in Tibet…
come Israele a Gaza…
e la Birmania… il Kurdistan… la Cecenia… il Kenia… il Darfur…

ovunque l’arroganza assassina del potere e l’impotenza degli esseri che lo subiscono…
non abbiamo strumenti oltre la voce, ma farla tacere è come sporcarsi le mani col sangue che stanno versando, come aiutarli a ripulire l’apparenza

esistono luoghi di resistenza dello spirito che vanno rafforzati e riscaldati con una presenza attiva – metto qui un link che vi fa accedere ai luoghi in cui già si parla di questo: rossi orizzonti rimanda ai i siti più importanti per non assentarsi, per non tacere

e l’appello di NINA MAROCCOLO su letteratitudine – che riporto ed al quale aderisco…
ps: se all’inizio non lo vedete, resistete e non scoraggiatevi: per leggerlo dovete cercare un post del 14 marzo andando in fondo alla rubrica LA CAMERA ACCANTO (nota tecnica: ma non potevano dargli uno spazio a parte? è come passare su un telegiornale fra stragi, tormentoni, e notizie di moda…)

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@APPELLO

Roma, 18 marzo 2008

Voglio e devo lanciare un appello sulla nuova ondata di violenza e uccisioni in Tibet. La questione asiatica sta diventando sempre più terribile. Non è bastata neanche la Birmania, che ha secoli di storia fatta di soprusi e crimini, quanto e più del Tibet.
In Tibet la strage continua, e i monaci eseguono atti di autolesionismo, cercano di suicidarsi. Per chi conosce il buddhismo tibetano, questo atto per un monaco è inamissibile. Comporta una deviazione dai precetti del Dharma. A Lhasa la polizia cinese ha caricato anche i civili. La polizia sta arginando i tre monasteri più grandi e importanti di questa regione tormentata.
Tra poco scade l’ultimatum.
Sul blog di Massimo Maugeri “Letteratitudine” sezione “La Camera accanto 2”, troverete i miei messaggi, le organizzazioni, i blogger, siti di scrittori, Unimondo, Amnesty, Associazione Italia-Tibet; aggiornamenti, appelli, sconfitte (vedi CONI), raccolte di adesioni da parte di scrittori e giornalisti.
In molti abbiamo scritto al CONI, chiedendo agli atleti di boicottare Pechino 2008. La Federazione italiana sportiva ha CENSURATO i messaggi e li ha eliminati sistematicamente. Ma Pechino e le Olimpiadi vanno boicottate. La Cina va fermata, e non con le sanzioni che sono un semplice palliativo del tutto inesistente: inoltre, la superpotenza porta avanti – non solo moralmente – il genocidio nel Darfur vendendo armi ai miliziani sudanesi.
Vi sto chiedendo aiuto.
Una raccolta di firme da mandare all’ONU e al Parlamento Europeo; iniziativa che molti dei paesi europei stanno già attuando.
Un ringraziamento va al Principe Carlo d’Inghilterra, favorevole al boicottaggio: la federazione inglese, infatti, non si presenterà alle Olimpiadi.
Mi appello a tutti gli scrittori, critici letterari, giornalisti, semplici lettori.
A voi tutti.
Questo è un altro modo per fare della scrittura e della Letteratura un “mezzo” etico, di denuncia, di azione civile per reclamare i diritti umani e richiamarci ai doveri semplici di cittadini del mondo.
Le firme devono recare, oltre al NOME E COGNOME, CITTA’, NAZIONE, PROFESSIONE. Insieme a questo appello, inviatele a Massimo Maugeri, letteratitudine presso la sezione “La Camera accanto 2”.
Fate girare questo messaggio se lo condividete. E firmate, firmate, firmate.
Con tutto il cuore. La mia è una preghiera.
In nome della Solidarietà.
Nina Maroccolo

sta scendendo il silenzio

dopo l‘intervista ad Aharon Shabtai sul salone del libro che ho riportato qui
dopo l’eroico appello degli scrittori “nel nome della letteratura” a cui ho risposto con una lettera
dopo la saggia proposta di Diego Ianiro che ho sottoscritto

dopo le ultime stragi a Gaza

sta scendendo il silenzio…
silenzio…

invito a leggere la lettera di Gianni Vattimo su “la caverna”
e quella di Suad Amiri

ma soprattutto a firmarne l’appello