letterina (meglio, velina) a Michela Murgia che ha (criticamente) linkato sulla sua pagina di Facebook un articolo terribile, vergognoso…

l’insostenibile leggerezza del giornalismo

la Sardegna che vogliono da noi

Mi sembra di vederla quella giornalista che, spinta dalla necessità di piazzare un ‘pezzo’, si aggira con gli occhi spalancati alla Carfagna in un mondo di “minorati”, stupendosi che fra loro ci siano segnali di intelligenza. Ed allo stesso tempo, in cerca di una politically correctness, si arrampica sugli specchi della dolcezza del proprio sguardo inebetito.

Ecco a voi la Sardegna dei salotti, la Sardegna dei parvenants senza problemi… In fondo convertire i selvaggi è una missione che da sempre i padroni hanno nobilmente elargito ai sottoposti facendoli sembrare “quasi” simili a loro.

Il pezzo trasuda un paternalismo ed una superficialità insostenibili. Ma esprime bene il dramma di una generazione di ‘aspettanti’ individualisti, precari e perfetti per il “sistema stato-azienda”, per un mondo che investe più in apparenza che in storicità, più in feticcio che in sostanza, più in marketing che in ricerca, più in aspettative che in desideri, più in brame individuali che in utopie collettive.
Giusto la questione che sto cercando di affrontare di questi tempi e che anticipo qui molto superficialmente.

I miei ventiquattro lettori direbbero: “Eh, in cue ti nde kerìas falare! Nondum acerba est… dici così perché non ti cita…”. A costoro io risponderei: “Ha ragione di non inserirmi in quell’Empireo: io faccio poesia, e la poesia non è compresa nelle statistiche o nei fatturati… è come quando, dando i risultati elettorali si elencano i partiti che contano i voti e poi, in fondo, si indica genericamente “altri: 0,3 %”. E, ottimisticamente (sebbene non economicamente) potrei dire che: mi è andata bene. Sarebbe stato imbarazzante per la mia coscienza.

Cara Michela, a te chiedo piccolo favore: ti ho vista altre volte abbattere con colpi ben assestati simili giornalisti. A questo punto usa le tue arti per ottenere un’intervista e fai giustizia di questa penna immeritatamente affidatale. Fallo per me: se me ne fosse data l’occasione lo farei io per te.

Una nota finale: sono queste menti sfolgoranti che mi convincono sempre di più che noi con loro non abbiamo niente da spartire, e mi rafforzano nella mia sempre meno vacillante volontà indipendentista. Sempre che i sardi non scelgano altrimenti affascinati dal brillìo di quegli specchietti che ancora, mi risulta, restano in mano dei padroni.
Ed oggi è questo il nostro vero lavoro intellettuale.

E se qualche scettico non credesse alle mie parole, LEGGA L’ARTICOLO e si sforzi di cominciare a decolonizzarsi, ad emanciparsi dai racconti che questi padroni fanno di noi.

dignità, poffarbacco, dignità…

ricevo da Bonaventura Durruti e pubblico volentieri
I sardi non amano la loro terra

Prendo in prestito il titolo di questo post da una articolo del “Gruppo di intervento giuridico”, relativo ad uno scandaloso albergo a La Caletta di Carloforte, costruito a pochi metri dal mare e in attesa di ultimazione. La lezione che si può trarre è semplice:

Il “turismo made in Sardinia” è una filosofia che, nel mondo, pochi oserebbero invidiare: infatti, riesce ad eliminare lentamente la primaria fonte di attrazione turistica, coprendola di cemento, per ottenere vantaggi minimi per la popolazione locale. Insomma, noi sardi non siamo dei grandi economisti, con il massimo sforzo (ossia con la distruzione dei beni paesaggistici e culturali) riusciamo ad ottenere il minimo risultato (la Sardegna continua ad essere una delle regioni italiane con il più alto tasso di disoccupazione e le occupazioni legate al turismo sono, essenzialmente, stagionali). E, cosa veramente singolare, nonostante le pezze ai pantaloni, continuiamo a pensare che il “turismo made in Sardinia” devastatore di ambiente e dignità, sia un prodotto valido anche per il futuro. 

(Gruppo di Intervento Giuridico)

Cronaca di una speculazione edilizia annunciata, Malfatano e Tuerredda (approfondimenti sulla speculazione)

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Non è passata alla riunione con il presidente Cappellacci. Ma questa piattaforma di richieste non pare né assurda né irresponsabile. Anzi… se rimprovero qualcosa è la solo minima attenzione ‘ambientalista’ (che forse si dà per scontata), ma ho fiducia che cresca ineluttabilmente col tempo.

LA PIATTAFORMA MPS
Vertenza in 13 punti

1. De minimis. Quindicimila euro ad azienda, secondo quanto previsto dalla normativa europea e se questa strada dovesse essere impraticabile, prorogare la scadenza per ottenerli oltre il 31 dicembre. Oppure sostituirli con un intervento ad hoc per quest’anno e impegnare il resto della spesa nella Finanziaria 2011.
2. Eccedenze. Il ritiro del formaggio invenduto, 60 mila quintali, da solo è insufficiente a far aumentare il prezzo del latte (60-63 centesimi al litro, Iva compresa). È necessario ridurre anche la produzione del Pecorino Romano, per favorire quella di un nuovo formaggio a marchio regionale. Allo stesso tempo, 15 milioni di litri di latte dovranno essere conferiti a chi produce quello in polvere. Interventi da sostenere con l’integrazione del prezzo.
3. Ridurre i costi per l’irrigazione.
4. Progettare e realizzare cinque o sei centri regionali di stoccaggio.
5. Migliorare la formazione di esperti nella commercializzazione.
6. Immediata tracciabilità delle carni del settore ovino-caprino e suino.
7. Rimodulazione del Piano di sviluppo rurale 2007-2013, con investimenti a favore dell’agro-ambientale.
8. Inserire i comuni avvantaggiati nell’elenco di quelli svantaggiati.
9. Due anni di moratoria per i contributi previdenziali.
10. Costituzione di una società che favorisca la produzione di energie rinnovabili nelle aziende agricole.
11. Continuità territoriale a favore dell’esportazione di latte e formaggio.
12. Rinviare i debiti in scadenza con un’attenzione particolare per le aziende oggetto di aste giudiziarie.
13. Riorganizzazione degli enti regionali, con i tecnici impegnati finalmente sul campo. Non in ufficio.

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http://www.movimentopastorisardi.org/
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http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/pastori-con-cappellacci-e-rottura-sui-de-minimis/2619246
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lettera ai PASTORI SARDI

Nulla di fatto. Scomparsi dalle cronache nazionali, non interessano più a nessuno? La sorte di 17.000 famiglie, che salgono a 25/30.000 comprendendo l’economia di quelle che vivono lì attorno, non è rilevante per i media? La cultura e la vita di un intero popolo non è importante?…

Non esagero se penso che si vogliano colpire i pastori come ultimo baluardo resistenziale rispetto alla tendenza che invece vuole ridurre la Sardegna ad una terra di resort. Una ciambella col buco in mezzo. Una lottizzazione di seconde case con il vuoto al centro.

E i Sardi? Umili e obbedienti giardinieri, camerieri e custodi, invisibili all’occorrenza, buoni selvaggi folklorizzati sempre pronti a danzare per divertire l’ospite che li disprezza, riserva di servitori fedeli addestrati a morire per la patria del padrone se occorre.

Non sembri retorico se qui ricordo cosa l’intero Mediterraneo deve ai pastori in termini di cultura ed economia, organizzazione giuridica e pensiero, poesia e narrazione, musica e canto, conoscenza… fin dai tempi di Omero, o del codice di Hammurabi e della Bibbia.

Questo è un vero scontro fra culture, anzi, fra cultura ed incultura… ed immagino quanto debba essere umiliante confrontarsi con l’ignoranza, l’incapacità e la supponenza del commercialista di Berlusconi, servitore dei potenti, fantoccio della Cricca, responsabile dei veleni della miniera di Furtei (a proposito: le inchieste vanno avanti?). Ha tutto il nostro disprezzo. Insieme a quelli che l’hanno votato, gli hanno consegnato la bandiera, l’hanno sostenuto senza vergogna.

Pastori: vi siamo grati della vostra resistenza. Non cedete. State difendendo l’ultima Sardegna possibile. Salvare la vostra economia significa salvare la cultura da cui io stesso provengo e che non rinnego. Avete la benedizione delle madri, quelle che ci hanno insegnato cos’è la dignità.

Alberto Masala

 la conferenza stampa con l’assessore Baire ed il colonnello Giardini

Forse pensano che questa sia cultura: il salone del libro di Macomer con i militari (pagati per partecipare) e senza gli scrittori – i librai confinati in uno stanzone col tetto che fa acqua – i libri invisibili coperti da teli di plastica.

Si è toccato davvero il fondo – oltre ci sono soltanto i roghi nelle piazze – ormai siamo al paradosso.

E loro non provano vergogna.

Ma, cosa che mi lascia davvero senza parole né speranza, i sardi di laggiù non protestano nemmeno: nessuna manifestazione, nessuna opposizione, niente…. nessuno che opponga il proprio prezioso corpo fisico all’avanzata delle truppe dell’ignoranza.

Così, mentre loro vanno avanti imperterriti, l’opposizione diventa ‘meta-opposizione’, l’indignazione ‘meta-indignazione’, con qualche sporadica voce – necessaria, per carità… – ma solo in rete.
I sardi sono ormai convinti che basti avere un’opinione e dirsela l’un l’altro per pacificare la coscienza democratica.  

E loro se ne fregano.

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A causa della nube islandese, e nonostante una faticosa giornata sui treni per compiere comunque l’inutile tentativo di trovare un volo, devo annullare tutti gli incontri programmati per questa settimana in Sardegna.

Mi dispiace davvero.

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La strategia del consenso sta avendo i suoi primi risultati.
Barbies consenzienti ed ascari fedeli, tutti opportunamente decerebrati fin da piccoli, stanno occupando i posti di governo senza colpo ferire. Uno stuolo di parvenant (molti non sono ancora parvenus) dalla faccia impunita si presenta allo sportello dell’accettazione (elettorale) come ci si presenta ad una festa senza invito pensando di farla franca.

E ci riescono in parecchi occupando i posti a sedere nelle cosiddette Istituzioni, che così si riempiono di pericolosi ebeti consenzienti la cui unica attività riconoscibile è quella di procurare denaro e prebende per sé, le proprie famiglie, gli amici, ed altro consenso per il capo. In cambio dell’assenso. A chi? Non è necessario dirlo. Lascio a voi il piacere di indovinare. Ma, sapendo che la domanda non è facile, vi dico che è uno che negli ultimi trent’anni ha fatto affari frequentando personaggi attivi nelle peggiori cosche …

Ma parliamo d’altro….

Uno dei suddetti è stato beccato a fare osservazioni che, in bocca di una persona qualsiasi, potrebbero fruttargli l’epiteto di coglione e verrebbero attribuite alla sua ignoranza, alla miseria interiore, ad una incapacità di pensiero che non va oltre gli slogan preconfezionati, ma che, in bocca ad un amministratore del cui servilismo non abbiamo mai dubitato, diventano gravissime affermazioni.
Also Sprach…
così parla un vile, un vigliacco che, oltre a sputare nel piatto dove razzola, disprezza (e non si sa da quali eccellenze o preziose qualità gli derivi questa presunzione) il popolo a cui dovrebbe rendere conto del proprio operato.
Perché questa invettiva? Perché sono sardo da infinite generazioni e dunque dovrei certamente recare nel mio DNA tutti quei geni di cui il presidente in questione si vergogna. Dunque mi sento profondamente offeso da tanta stupidità.
Comunque, sbollita la rabbia, propongo seriamente che i Sardi, che sono i suoi datori di lavoro e lo retribuiscono, se ancora hanno dignità gli sospendano immediatamente quello stipendio da Presidente della Regione che lui disprezza. Per poi avviare le pratiche del licenziamento.
Meriterebbe che attivassimo una Class Action, un’azione legale collettiva, per chiedergli anche il risarcimento.
non ci sono gli elementi? giudicate voi stessi da questa fortunosa intercettazione che ne smaschera la viltà.
da “la Nuova Sardegna” di giovedì 18 febbraio 2010
 

1º ottobre 2009. Cappellacci viene ascoltato dagli investigatori perché coinvolto in una telefonata altrui. Il presidente è con Denis Verdini, uno dei coordinatori nazionali del Pdl, il partito di Cappellacci. Verdini è al telefono con l’imprenditore Riccardo Fusi: entrambi poi indagati nell’inchiesta sul G8.

– Fusi: …pronto?…
– Verdini: …sei mica a Roma Riccardo?…
– Fusi: …no… sto andando all’inaugurazione dell’Alta Velocità… la Verona-Bologna… quella che s’è fatta noi… sono domattina a Roma io…
– Verdini: …ti passo il presidente della Sardegna… che un amico… quello che tu mi avevi detto che volevi salutare… te lo passo e poi dopo fisso un incontro con lui…
– Fusi: …va bene… lo saluto…

La conversazione prosegue fra Fusi e Cappellacci.

– Cappellacci: …piacere di conoscerti…
– Fusi: …anche a me…
– Cappellacci: …e poi abbiamo un caro amico comune… quindi per la proprietà transitiva… c’abbiamo un’amicizia…
– Fusi: …(ride)… va bene… va bene… te hai anche una bellissima terra quindi…
– Cappellacci: … la più bella d’Italia… non una «bellissima terra», semplicemente… la più bella d’Italia…
– Fusi: …io sono innamorato di quella terra là…
Cappellacci: …(ride)…
Fusi: …un po’ meno dei sardi… ma insomma…
– Cappellacci: guarda… guarda… sfondi una porta aperta… perché ho la consapevolezza del vero grande limite della Sardegna… noi sardi… e quindi… (ride)…
– Fusi: …va bene…
– Cappellacci: …spero di poterti conoscere presto di persona…
– Fusi: …grazie…
– Cappellacci: …ti ripasso Denis…

Eh… sì… purtroppo è vero: non è stata capace di liberarci di lui e dei suoi miserabili compari.
E comunque, se Cappellacci afferma che i sardi sono così… forse ha qualche ragione: infatti l’hanno eletto. Un vero disastro. 

ho trovato un bell’articolo di Giorgio Melis e voglio segnalarlo: il link è qui

Domenica 21 febbraio – 
Volentieri pubblico un intervento di Marcello Fois

Ha perfettamente ragione il dott. Ugo Cappellacci (attuale Governatore della regione Sardegna, nda): il “vero problema della Sardegna sono i sardi”. Tuttavia ha anche torto perché quella frase (“il problema della Sardegna sono i sardi”) è una frase da intellettuale, da scrittore, da opinionista, da sociologo, da editorialista, da tutto, fuorché da amministratore. Insomma l’unico cittadino sardo che non si può permettere di adottare questa formula, ormai persino retorica, è proprio lui. Ora è probabile che, come la maggior parte dei sardi, anche il dottor Cappellacci, abbia dimenticato che, da un anno a questa parte, e, per i prossimi quattro anni, si trova a governare proprio quei cittadini che, secondo lui, sono un problema. E’ possibile che chi è stipendiato per rappresentare, e amministrare, una regione nutra un tale disprezzo per chi l’ha eletto? Non gli è venuto in mente che affermando, anzi confermando, quella che in bocca a un “collega continentale” appare come una sciocchezza, afferma, anzi conferma, di essere egli stesso l’espressione, l’incarnazione, di quella crisi che afferma, anzi conferma? Io la penso esattamente come lui. Penso che se non ci fosse stato un problema di amor proprio dei sardi, il dottor Cappellacci, di certo, non si sarebbe trovato dove si trova. E penso che se davvero il dottor Cappellacci ha capito che il problema della Sardegna siano i sardi, lui, Governatore, cioè primo servitore di quegli stessi sardi, dovrebbe, immediatamente, dimettersi. In questo primo anno alla guida della “regione più bella” sua assenza ha brillato in maniera talmente fulgida da far pensare che non sia frutto di insipienza, come ci piacerebbe, ma, al contrario, di grande sapienza. E pare che questo sia il motivo principale per cui, chino e prono, durante una telefonata con “qualcuno che conta”, il nostro governatore ha potuto dimostrare, con la sua stessa scomparsa, che la Sardegna senza i sardi è molto più bella. Senza i sardi, lui compreso.

Marcello Fois

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una storia importante, per coraggio e forza etica

L’ex-sindaco di Burgos, paese di montagna del Gocèano in provincia di Sassari, risponde ad una interessante e bella intervista di Sandro Arcais.

Trovo inutile un mio commento: ogni parola dell’intervista è misurata, intelligente, giusta e necessaria, ed io non farei altro che disturbarne l’essenzialità: taccio e lo ascolto parlare rispettando il suo coraggio.
Gli mando un abbraccio.

L’intervista risale all’aprile del 2009. Pino Tilocca è stato per cinque anni, come sindaco di Burgos, oggetto di intimidazioni e attentati diretti e indiretti. Il padre Bonifacio è morto 28 febbraio del 2008 in uno di questi.

ecco qui, sul sito di Sandro Arcais, i video dell’intervista a Pino Tilocca

ASUNI 2009
festa della letteratura e delle arti

evento – luogo di sperimentazione – laboratorio
quinto anno

16-17-18 ottobre

info e materiali: www.progettoasuni.com

le foto sono di Massimo Golfieri©

Il viaggio intrapreso con il primo album Posthudorra in Casthurina continua nel secondo, Resuggontu dove il titolo stesso (Resoconto) gioca su un doppio significato, sottolineando da una parte il rendersi conto della situazione a livello globale con tutte le sue contraddizioni, e dall’altra il farsi carico della responsabilità di trasportarlo in rima facendo un vero e proprio resoconto della situazione.

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foto: la Nuova Sardegna
ora la mia Sardegna è così

sarà abbastanza per chi ha acceso il fuoco?