come nei peggiori incubi
Appello di Un ponte per…in difesa della biblioteca di Baghdad


L’esercito iracheno e americano, contravvenendo a tutte le convenzioni internazionali, è entrato con la forza nella biblioteca nazionale di Baghdad facendone, di fatto, una base militare e mettendo a serissimo rischio il patrimonio librario scampato all’incendio dell’aprile 2003. Di fronte alla resistenza del direttore e dei dipendenti della biblioteca hanno usato violenza fino a sparare alle gambe ad un bibliotecario. Al momento in cui scriviamo i soldati hanno lasciato l’edificio, ma si teme che l’occupazione possa ripetersi presto ed in qualsiasi momento.
La biblioteca nazionale di Baghdad, che Un ponte per…sostiene da tre anni, è un esempio di come gli iracheni, se lasciati liberi da ingerenze esterne, possano ricostruire il proprio paese.
Facciamo appello al Governo italiano perchè intervenga presso il Governo di Baghdad affinchè la biblioteca, sia lasciata definitivamente libera dalle armi, anche a tutela del lavoro svolto dalla cooperazione italiana nella ricostruzione della biblioteca stessa.

Invitiamo tutti a inviare immediatamente messaggi di protesta all’ambasciata irachena in Italia

fuori i militari dalla Biblioteca Nazionale di Baghdad

I militari – sia quelli Usa che quelli iracheni – stiano alla larga dalla Biblioteca Nazionale di Baghdad. Questo il monito rivolto dal suo direttore, preoccupato perché alcune recenti operazioni “di sicurezza” stanno mettendo a rischio una delle istituzioni culturali più importanti del Paese.

Progetto “La casa dei libri di Baghdad”

Da tre anni Un ponte per… assiste il direttore della Biblioteca Nazionale di Baghdad nella impegnativa opera di recupero del patrimonio librario. Il progetto che ha permesso di completare l’inventario dei libri, di fare il sito della biblioteca e di formare personale presso la Biblioteca Nazionale di Firenze alle tecniche di restauro è ora fermo in attesa di fondi.

tempo fa pubblicai un post riguardo alla SPRING FLAG, il pericoloso gioco di esercitazioni che alcuni irresponsabili in divisa fanno ogni anno in Sardegna con la complicità di politici in malafede.

Pochi giorni dopo un altro post quando un paio di quei cretini caddero mettendo a rischio la loro vita e quella altrui.

Adesso ci risiamo! Politici mentitori su tutto (Afghanistan, uranio impoverito, basi militari), e per di più qualcuno eletto in Sardegna (sic), che autorizzano ancora degli irresponsabili in divisa a giocare alla guerra.

Per fortuna qualcun altro in Parlamento tenta di opporsi. Ce la farà? Sì, se avrà il nostro sostegno. Pubblico questa INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA ringraziando i due Senatori che l’hanno presentata. In attesa della risposta, cominciamo a chiedere le dimissioni di Parisi, affettuoso complice dell’arroganza dei militari.

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Il 19 maggio ore 10 MANIFESTAZIONE

concentramento alla stazione di Decimomannu
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Senatore Giannini – Senatore Martone
Al Ministro della Difesa

Premesso che:

il 7 maggio è iniziata in Sardegna la manifestazione ‘SPRING FLAG 2007’, la principale esercitazione aerea in Italia che si concluderà il prossimo 25 maggio;

all’esercitazione parteciperanno velivoli, mezzi e personale dell’Aeronautica Militare, dell’Esercito Italiano, della Marina Militare, nonché unità della NATO, della Germania, della Gran Bretagna, degli Stati Uniti, della Turchia e dell’Ungheria;

questa manifestazione è stata più volte criticata dai cittadini sardi, costretti a subire l’inquinamento acustico ed i rischi della circolazione continua dei velivoli nei loro cieli;

tra i velivoli che solcheranno il cielo sardo ci sarà anche l’AMX, aereo divenuto famoso per un incidente avvenuto nell’ottobre 2001 quando si schiantò nelle campagne sarde destando molta preoccupazione per le bombe che lo stesso trasportava;

la Sardegna è un territorio che da anni lamenta l’invasività della presenza militare sul territorio e la sua pericolosità, che si è potuta riscontrare anche attraverso i numerosi incidenti avvenuti, l’ ultimo dei quali, nel maggio 2006, proprio durante la precedente edizione di “Spring Flag”, quando due F16 partiti da Decimo si sono scontrati durante un’esercitazione e sono caduti in mare a Costa Rei;

considerato che:

il sottosegretario Casula, rispondendo all’interrogazione 3-00014 del Sen. Martone ha ammesso che “lo svolgimento di tali attività possa comportare ripercussioni sul contesto territoriale e sotto diversi aspetti”;

Si chiede di sapere:

quali sono i costi di gestione di questa esercitazione e come sono suddivisi tra gli stati partecipanti;

come sono utilizzati gli eventuali introiti che il Ministero della Difesa ricava dalla manifestazione;

se il Ministro non ritenga opportuno intervenire affinché il territorio sardo non venga investito nelle prossime “Spring Flag”.

Roma 17/05/2007

>una lettera di Mauro Bulgarelli e don Alberto Vitali.

Sconcerto, preoccupazione e indignazione sono i sentimenti che ci pervadono in queste ore, dopo che l’organizzazione umanitaria “Emergency” ha dovuto ritirare, per ragioni di sicurezza, il proprio personale internazionale dall’Afghanistan.

Sconcerto, per come le ragioni della politica hanno prevalso su quelle umanitarie, fino al punto di servirsi di persone e strutture da anni dedite alla cura di chiunque ne avesse bisogno – in maniera incondizionata e senza discriminazioni di sorta – senza preoccuparsi di compromettere questo servizio, a danno esclusivo delle popolazioni più disagiate e già abbondantemente martoriate della regione.

Preoccupati, per la vita di Rahmatullah Hanefi, manager dell’ospedale di Emergency a Lashkar Gah, detenuto – non si sa in quali condizioni – senza la possibilità di incontrare un avvocato, nelle carceri di un paese, per cui l’Italia sta spendendo milioni di euro, non soltanto in campo militare, ma anche nella ricostruzione dell’apparato giudiziario.

Addolorati per la morte di Adjmal Nashkbandi, l’interprete afghano di Daniele Mastrogiacomo e di Sayed Hagha, l’autista che li accompagnava, così come delle centinaia di migliaia di vittime anonime di questo conflitto.

Indignazione, per il comportamento tenuto dal nostro Governo in tutta questa vicenda, nella quale non soltanto si è rifiutato di compiere gesti formali (nei confronti di un Governo che tanto deve al nostro paese) a tutela di tutte le parti in pericolo; ma – nonostante le calunnianti affermazioni dei servizi segreti afghani contro l’Organizzazione umanitaria italiana – ancora non si è pronunciato in difesa dell’onorabilità della stessa.

Siamo uomini e donne di diversa estrazione culturale, laici e credenti, impegnati in differenti campi dell’associazionismo sociale, religioso e politico, ma oggi ci esprimiamo comunemente, in qualità di cittadini italiani. Ed è in ragione dei valori condivisi che fondano la nostra civiltà, che esigiamo da tutti che “tengano giù le mani da Emergency”, perché così facendo si colpiscono immediatamente le migliaia di persone che dipendono esclusivamente dalle loro cure.

Non tutto può essere ridotto a mera questione ideologica: poiché riteniamo inviolabile la vita di tutti e di ciascuno, non possiamo accettare che le ragioni della politica facciano scempio della pelle e del sangue degli indifesi.

In quanto poi amici di Gino Strada e di decine di altri medici, paramedici e volontari, che dedicano con generosità il proprio tempo e servizio, esigiamo che venga rispettata la loro onorabilità, come si conviene in uno Stato di diritto.

Infine, in quanto cittadini, auspichiamo che il nostro Governo sappia difendere la dignità e la sovranità nazionale, non piegandosi supinamente a logiche internazionali, ma riaffermando quei principi di Legalità, Umanità e Pace, di cui è garante la Costituzione repubblicana.

Sen. Mauro Bulgarelli, Alghero – Don Alberto Vitali, Milano

clicca qui per mandare le adesioni

i militari italiani in Afghanistan sono già coinvolti in vere e proprie operazioni di guerra alla faccia dell’articolo 11 della Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…

qui anche una lettera da Nella Ginatempo

Carissimo Gino, e Teresa, e Maso e Vauro e tutti i medici e i volontari di questa meravigliosa realtà che si chiama Emergency.
Credo che il merito più importante che sempre mi commuove è il fatto che Emergency tiene fermo un piede dentro la porta. Su quella porta c’è scritto GUERRA e se si chiudesse sarebbe finita la speranza per tutte e tutti noi. Ogni volta che apro il sito o leggo il giornale di Emergency o leggo i reportage di peacereporter mi dico: ci sono ancora per fortuna. C’è ancora qualcuno che parla il linguaggio della ragione e della solidarietà, non quello delle armi e della totale violazione della Persona Umana.
La logica della guerra non tollera questo linguaggio e soprattutto non tollera i comportamenti solidali di chi rifiuta l’idea di nemico, di chi vuole curare tutti gli esseri umani vittime di violenza, di chi si apre ad ogni trattativa, alla diplomazia dal basso per salvare vite umane. Ciò che il governo afghano sta facendo contro Emergency è davvero infame proprio perchè è basato sulla logica di guerra, su ritorsione, menzogna, violenza. Ma altrettanto infame è il trattamento riservato ad Emergency dal governo italiano che per codardia e servilismo nei confronti degli USA ha brutalmente chiuso la trattativa per liberare gli ostaggi, causando indirettamente la morte di Adjmal, un afghano, dunque un morto che non pesa nel teatrino politico italiano.L’infamia continua con la detenzione di Rahmat da parte del governo fantoccio di Kabul. Un sequestrato torturato e fatto sparire senza processo, senza diritti, in quella culla di democrazia che è il regime di Kabul, alimentato dalla guerra per la democrazia !!!
Di questa infame guerra siamo complici noi italiani brava gente, complici di un regime di criminali di guerra e terroristi, complici di una occupazione militare schifosa al seguito di una potenza staniera che ha asservito anche noi, complici di migliaia di omicidi di persone innocenti tramite i bombardamenti della NATO e le sparatorie della polizia afghana sui civili. Se avessimo un governo ispirato non alla democrazia ma anche soltanto alla dignità e alla lealtà, dovremmo ritirare il nostro ambasciatore da Kabul, interrompere i rapporti diplomatici con Karzai e ritirare le truppe da un paese il cui governo viola i diritti umani e minaccia l’esistenza stessa della nostra Emergency. Rahmatullah dovrebbe essere un vanto nazionale per noi, avendo fatto liberare due ostaggi italiani e dovrebbe ricevere un premio speciale: la sua liberazione sarebbe una restituzione di sovranità nazionale al nostro paese. Ad ogni costo il governo italiano dovrebbe difendere Emergency e assumersi le sue responsabilità, affrontando gli USA e finalmente dissociandosi dalla guerra, da questa schifosa missione militare e dalla sua insostenibile logica di guerra.
Un abbraccio, Nella Ginatempo

Dal fronte afgano arrivano su Internet decine di filmati realizzati da reporter di guerra o dagli stessi soldati. Mostrano il vero volto della guerra, lo stesso che abbiamo conosciuto attraverso i film sul Vietnam: l’odio per un nemico che va sterminato, il disprezzo per i civili, la macabra ironia guerresca, il frastuono delle battaglie, la paura dei soldati che urlano e imprecano, i jet che bombardano a tappeto i villaggi, il fumo nero degli incendi, le trincee e i sacchi di sabbia, i bazooka e le bombe a mano.

Prodi, Rutelli, D’Alema – foto da www.lastampa.it

Questo è un punto fermo della politica del governo: la guerra in Afghanistan che continuano sfacciatamente a chiamare missione di pace.


il 17 FEBBRAIO A VICENZA

CONTRO TUTTE LE BASI

PARTECIPA ADERISCI SOTTOSCRIVI

COMITATO ALTRA VICENZA

Il Presidio Permanente è il cuore della protesta No Dal Molin; un luogo di lotta, attraversato in questi giorni da migliaia di persone. Purtroppo, però, ha anche dei costi molto alti di gestione: strutture, volantini ecc. Tutto è auto-finanziato…

Vuoi fare una donazione al Presidio Permanente? E’ stato aperto un conto corrente!
Ecco gli estremi:

NO DAL MOLIN PRESIDIO PERMANENTE
Banca Popolare Etica – n. 000000120140 – ABI 05018 – CAB 11800 – CIN B

Il futuro è nelle nostre mani: difendiamo la terra per un domani senza basi di guerra.

 

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se non ci fossero loro a rallegrarci ogni tanto!

Conversazione realmente registrata sulla frequenza di emergenza marittima sul canale 16 a largo della costa di Finisterra (Galizia), tra galiziani e americani, il 16 ottobre 1997.

Spagnoli: (rumore di fondo) – vi parla l’A-853, per favore, virate 15 gradi sud per evitare di entrare in collisione con noi. Vi state dirigendo esattame
nte contro di noi, distanza 25 miglia nautiche.

Americani: (rumore di fondo) – vi suggeriamo di virare 15 gradi nord per evitare la collisione.

Spagnoli: – Negativo. Ripetiamo, virate 15 gradi sud per evitare la collisione.

Americani: (un’altra voce) Vi parla il Capitano di una nave degli Stati Uniti d’America. Vi intimiamo di virare 15 gradi nord per evitare la collisione.

Spagnoli: Non lo consideriamo possibile, né conveniente, vi suggeriamo di virare di 15 gradi per evitare di scontrarvi con noi.

Americani: (tono accalorato) VI PARLA IL CAPITANO RICHARD JAMES HOWARD, AL COMANDO DELLA PORTAEREI USS LINCOLN, DELLA MARINA DEGLI STATI UNITI D’AMERICA, LA SECONDA NAVE DA GUERRA PIU’ GRANDE DELLA FLOTTA AMERICANA. CI SCORTANO 2 CORAZZATE, 6 DISTRUTTORI, 5 INCROCIATORI, 4 SOTTOMARINI E NUMEROSE ALTRE NAVI D’APPOGGIO. NON VI “SUGGERISCO” VI “ORDINO” DI CAMBIARE LA VOSTRA ROTTA DI 15 GRADI NORD. IN CASO CONTRARIO CI VEDREMO COSTRETTI A PRENDERE LE MISURE NECESSARIE PER GARANTIRE LA SICUREZZA DI QUESTA NAVE. PER FAVORE OBBEDITE IMNMEDIATAMENTE E TOGLIETEVI DALLA NOSTRA ROTTA !!!

Spagnoli: Vi parla Juan Manuel Salas Alcantara. Siamo 2 persone. Ci scortano il nostro cane, il cibo, 2 birre, e un canarino che adesso sta dormendo. Abbiamo l’appoggio della stazione radio “Cadena Dial de La Coruña” e il canale 106 di emergenza marittima. Non ci dirigiamo da nessuna parte, visto che parliamo dalla terra ferma, siamo nel faro A-853 di Finisterra sulla costa Galiziana. Non abbiamo la più pallida idea di che posto abbiamo nella classifica dei fari spagnoli. Potete prendere le misure che considerate opportune e fare quel cazzo che vi pare per garantire la sicurezza della vostra nave di merda che si sfracellerà sulla roccia. Pertanto insistiamo di nuovo e vi suggeriamo di fare la cosa più sensata è di cambiare la vostra rotta di 15 gradi sud per evitare la collisione.

Americani: Bene, ricevuto, grazie.

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ISRAELE, ORA BASTA!

fra i morti anche 37 bambini
l’ONU non ha impedito le stragi in atto
Kofi Annan chiede la condanna di Israele
ma una condanna a che serve?
questa guerra deve finire
Israele deve essere fermato

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a Paolo Cacciari, deputato PRC, che si dimette per non firmare la mozione ed il disegno di legge sulla missione italiana in Afghanistan.

un dubbio: ma non sarebbe stato meglio rimanere, uscire dal gruppo di governo e fondare un gruppo pacifista in parlamento? avrebbe anche potuto dare un eventuale appoggio esterno alla maggioranza, ma da discutere sempre, volta per volta…

Ecco il testo dell’intervento:

Presidente, deputati, perdonate le mie debolezze e le mie paure, ma questa volta la politica non mi aiuta a tenere assieme ragionamento e convinzione (Bobbio avrebbe detto: l’etica della responsabilità e la coscienza). La prima mi dice che la mozione della maggioranza e il conseguente disegno di legge sono i migliori possibili nelle condizioni date. La seconda mi dice che le carneficine in corso in Medio Oriente avrebbero bisogno di una rottura netta, immediata, con le pratiche e le politiche fin qui condotte dall’Italia, dall’Europa, dalle potenze occidentali. Potremmo non avere a disposizione altri sei mesi per convincerci che non saranno mai gli interventi militari a portare stabilità, sicurezza, pace (per non parlare della “democrazia”) né a “loro”, né a noi. Dal Libano alla Siria all’Iran il passo della spirale si allarga paurosamente. Il nostro è, oramai, il tempo della guerra. La violenza, sotto qualsiasi forma, determina altra violenza. “Lo strumento militare non è adatto sradicare il terrorismo”, ha scritto un nostro generale. I bacini d’odio si prosciugano con altri mezzi. Michael Nagler ha scritto: “Scegliere la via della convinzione, anziché quella della minaccia e del dominio”. Tra la partecipazione alle guerre e l’inazione ci sono altre forme di intervento, di confidence bulding, di riconciliazione, di interposizione nonviolenta, di creazione di corpi civili volontari di pace, di mobilitazione delle infinite risorse di solidarietà e cooperazione di cui dispone la società civile. Proviamoci, almeno! Molte persone che stimo, il presidente Bertinotti per primo, affermano che gli argomenti del pacifismo di principio nonviolento in queste aule sono fuori luogo. Peggio un tempo si sarebbe detto che “oggettivamente” fanno il gioco delle parti più avverse. Indebolire la mia amata parte politica, mettere in difficoltà questo ottimo governo sarebbe l’ultimo degli “effetti indesiderati” generati dal clima di guerra in cui siamo tutti immersi. Per evitare queste conseguenze accolgo di buon grado l’invito a lasciare libero questo seggio “al prossimo della lista”.

Accetti, presidente, questa mia brevissima dichiarazione già come lettera di dimissioni, così che la forza e la compattezza della maggioranza possano essere subito ripristinate. Nel frattempo non partecipo ai voti sulla mozione e sul disegno di legge.

>l’altro giorno Fosco Giannini, uno degli gli otto senatori firmatari del documento per il ritiro delle truppe dall’Afghanistan, mi ha contattato per chiedere l’adesione ad un documento di sostegno per l’assemblea nazionale autoconvocata che si svolgerà a Roma dal titolo:

no alla guerra senza se e senza ma
per il ritiro dei militari italiani dall’Iraq e dall’Afghanistan

in questo clima di consenso ‘oscurantista’ a scelte bellicose, mascherate da missioni di pace, del governo italiano e della NATO, di celebrazioni guerresche, come quella recente alla base della morte di Quirra in Sardegna, di appellativi di ‘eroismo’ elargiti a ragazzi morti mentre scortavano un carico di armi in Iraq, di silenzi e non pronunciamenti sulla questione dello sterminio del popolo Palestinese,

trovo che sia URGENTE e NECESSARIO che gli intellettuali e gli artisti emergano dal silenzio per determinare ancora una volta la distanza etica dell’intelligenza e della cultura dalla criminale ottusità delle armi e le divise.

per aderire potete inviare una mail a: CLAUDIO GRASSI


Nessun uccello mai potrà sorvolare un’esplosione
Nessun albero mai potrà essere piantato su una bomba
Nessun’idea mai potrà vivere su dei cadaveri
Nessuna malta mai potrà essere impastata col sangue
Nessun figlio mai potrà nascere da un morto
Nessuna cultura mai potrà impugnare un’arma
Nessuna parola mai potrà essere ascoltata da un assassino
Nessun padrone mai potrà essere trascurato da un poliziotto
Nessuna libertà mai potrà essere raccontata da un militare
Nessuna pace mai potrà essere cantata in una caserma
Nessun poema mai potrà cantare uno Stato
Nessuna parola d’amore mai potrà essere pronunciata in nome di un dio assoluto

tratto da: alberto masala – IN THE EXECUTIONER’S HOUSE (nella casa del boia) – translated by Jack Hirschman – CC. Marimbo press – Berkeley, CA

appello per l’Assemblea nazionale


Sabato 15 luglio a Roma – dalle ore 9.30 presso il Centro Congressi Frentani (in via Dei Frentani 4) – si terrà una assemblea autoconvocata per ribadire con forza le ragioni del NO al rifinanziamento della missione militare in Afghanistan.

Saranno presenti rappresentanti dei movimenti, dell’associazionismo di base, dei sindacati, nonchè figure prestigiose dell’intellettualità critica e del giornalismo, oltre ai parlamentari impegnati nel Paese e nelle istituzioni in questa decisiva battaglia di civiltà.

per vedere la lista delle adesioni e leggere il documento:



Dichiarazione di Mauro Bulgarelli (Verdi), Loredana De Petris (Verdi), Fosco Giannini (Prc), Claudio Grassi (Prc), Gigi Malabarba (Prc), Fernando Rossi (Pdci), Giampaolo Silvestri (Verdi), Franco Turigliatto (Prc). “La proroga della missione militare in Afghanistan, che il Consiglio dei ministri si prepara a varare venerdì, non contiene elementi di discontinuità con le politiche attuate dal governo Berlusconi“.

Roma 28 giugno 2006

COMITATO SARDO GETTIAMO LE BASI

La partecipazione di Emidio Casula, sottosegretario alla Difesa, ai macabri festeggiamenti del poligono della morte “Salto di Quirra” e’ una ferita bruciante alla sensibilita’ della stragrande maggioranza del popolo sardo e un funesto segnale di continuita’ con la politica dell’insabbiamento dei “morti scomodi” e del potenziamento della struttura di guerra perseguita dai precedenti governi di centrodestra e centrosinistra.

Il poligono della morte Salto di Quirra e’ l’esempio peggiore della colonizzazione militare selvaggia inflitta all’isola, fondata sulla rapina delle risorse, della salute e della vita della popolazione. Ricordiamo le cifre della strage in atto, emerse fin dal gennaio 2001 (governo D’Alema): Poligono Interforze Salto di Quirra, 15 militari affetti da tumore; Quirra, 150 abitanti, 20 persone colpite da tumori emolinfatici; Escalaplano, 2.500 abitanti, 14 bambini con gravi alterazioni genetiche.

Il sottosegretario tenta goffamente di coprire l’oscenità con la foglia di fico dell’ennesima promessa di improbabili ricerche sull’uranio impoverito (sarebbe l’indagine numero 9!) “dimenticando” che:
1) il proseguimento dell’indagine sull’uranio impoverito (DU), avviata dal Senato nella passata legislatura, e’ atto dovuto;
2) il DU e’ solo uno dei tanti veleni, noti e non noti, sparsi a piene mani dalle multinazionali delle armi e dalle forze armate di mezzo mondo nel corso dei 50 anni di vita del poligono della morte.

Il sottosegretario, in rispetto del suo ruolo istituzionale, si attivi affinche’ il nuovo Governo non si renda complice della strage, ponga fine all’illegalità permanente e si adegui alle norme internazionali, sottoscritte dall’Italia, che sanciscono l’obbligo degli Stati di osservare il principio di precauzione. Da questo DOVERE discende la necessita’ urgente di sospendere tutte le attivita’ del poligono, almeno fino a quando non siano stati individuati e isolati gli agenti killer e il territorio sia stato decontaminato.

Solo dopo aver attivato la procedura di moratoria delle devastanti attivita’ belliche si puo’ parlare e discutere d’indagini e accertamenti. Il miraggio di “indagini scientifiche” e’ stato usato troppo a lungo come oppio per narcotizzare l’allarme sociale.

Il sottosegretario DICA:
1) a quanto ammontano le risorse finanziarie che ministero della Difesa e Governo intendono stanziare per indagini e bonifica. Secondo le stime condivisibili del Procuratore militare di Cagliari Carlo Rosella effettuate per la sola area a terra del poligono di Capo Teulada, il costo equivale a quello di una manovra finanziaria;

2) come intendano reperire i fondi e in quale capitolo di spesa intendano iscrivere i costi ingenti. Noi diamo un’indicazione: dirottamento delle risorse finanziarie sperperate per le disumane missioni di guerra in Irak e Afghanistan.

3) a quanto ammontano le risorse stanziate, stando agli impegni del precedente Governo, per bonificare il tratto di mare prossimo alla costa del poligono di Capo Teulada. Lo studio commissionato dal precedente ministro alla Difesa al CNR indica “costi astronomici”.

E’ del tutto ovvio che ad indagini da due soldi corrispondano risultati a credibilita’ zero, a bonifica a costo zero corrisponde una decontanimazione zero.

Invitiamo i sindaci che hanno partecipato alla festa della morte ad attenersi al loro dovere istituzionale di garanti dell’incolumita’ e della salute dei loro cittadini.

Comitato sardo Gettiamo le Basi
tel 338 6132753.