Oggi è morto un amico: Stefano Tassinari, 57 anni, scrittore e giornalista comunista.
Un resistente incrollabile.
Come sempre davanti alla morte, ogni parola è inadeguata e mi rientra nel petto.
Abbraccio e ringrazio la sua compagna, Stefania De Salvador, mia gemellina virtuale, per aver lottato con lui contro la malattia in questi ultimi otto lunghissimi e dolorosissimi anni.

Ciao Stefano. Ti sono riconoscente per tutto quello che ci lasci.

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Per salutare Stefano a Bologna, giovedì 10 maggio alla Sala d’Ercole di Palazzo d’Accursio, dalle 9 del mattino fino al pomeriggio inoltrato. Poi sarà portato nella sua Ferrara dove, la mattina dopo, si aprirà una seconda camera ardente alla Certosa per i tanti amici e compagni ferraresi che vogliono onorarlo. Infine, in forma privata, la cremazione e la deposizione dell’urna nella tomba di famiglia.

a supporto della Libreria Odradek
Ingresso 5€ – è gradita la prenotazione
prevendita biglietti c/o Odradek, via Torre Tonda,
da Mercoledì 19 Ottobre

Bianca Pitzorno: una sua bellissima lettera da “la Nuova Sardegna” del 12 febbraio 2011

Care ragazze ‘usa e getta’
di Bianca Pitzorno

Care Noemi, Iris e Karima, care sorelline minori, care giovanissime amiche nell’occhio della bufera, domani io sarò in piazza. Sarò in piazza non contro di voi, ma anche per voi, ragazzine che solo pochi anni fa avreste potuto essere mie lettrici. Quando nel 2009 lessi i primi spontanei racconti di Noemi appena diciottenne sulla sua “amicizia” che durava da diversi anni; quando vidi il suo viso angelico (anche a me fece questa impressione) alla festa del compleanno, e più avanti il suo book con foto molto diverse, il mio primo pensiero fu: “Bambina mia, ma cosa ti hanno fatto?”.

Per un lungo periodo della mia vita ho dedicato la mia scrittura a voi ragazzine, ho raccontato la vostra vita, i vostri sofferti rapporti con “i grandi”, e da voi sono stata letta, amata e scelta a confidente.

Ho visto come cambiavano nel corso del tempo i modelli che vi offrivano gli adulti, e come molte di voi cadevano per fragilità nella trappola. Se negli anni Ottanta mi scrivevate per discutere di filosofia, di giustizia, di religione, di senso della vita, di come sognavate il vostro futuro e di come volevate cambiare il mondo, in seguito le vostre lettere cominciarono a esprimere soltanto l’ammirazione e l’invidia perché “ero famosa”, perché avevo lavorato alla Rai; cominciarono a dichiarare il vostro desiderio di “sfondare” in tv.

Se prima volevate raggiungere la notorietà, anche televisiva per qualcosa di grande, bello e utile che avevate fatto – scoprire la cura definitiva per il cancro, debellare la fame nel Terzo Mondo, andare sulla luna – adesso il vostro desiderio di apparire era fine a sé stesso, mero certificato di esistenza.

Vi stavano convincendo pian piano a rinunciare all’autostima, a non volervi bene, a non sognare alto. E voi, nella fase delicata e fragile della vostra formazione, vi adeguavate ai modelli che arrivavano con insistenza martellante dal teleschermo, vi rassegnavate a specchiarvi negli occhi di quegli adulti che dell’a dolescenza apprezzano solo la freschezza del corpo, e ne temono gli entusiasmi e l’utopia. Noi sorelle maggiori abbiamo cercato di opporci, di mostrarvi altri modelli.

Per questo ci siamo prese, come ci prendiamo oggi, delle bacchettone e delle moraliste; delle vecchie invidiose dei successi da voi raccolti grazie alla vostra freschezza. Quelli che giorno dopo giorno vi riducevano a “cose”, a merce da comprare e vendere, sono gli stessi che in Parlamento insultavano Rita Levi Moltalcini con l’epiteto di “pannolone”. Sono gli stessi che in piazza gridavano di voler difendere la santità della famiglia.

Quelli che a gran voce strillavano chiedendo di togliere la vergogna della prostituzione dalle strade, da sotto gli occhi puri dei loro figli, e poi compravano nei vialoni bui le prostitute bambine dell’Est Europa, incrementandone il traffico, favorendone di fatto la riduzione in schiavitù. Che le nuove schiave fossero adolescenti di 14, 15, 16 anni saltava agli occhi di chiunque. Ma i loro utilizzatori finali stragiuravano di essere stati ingannati dalle astute ragazzine, di essere convinti in buona fede che la merce da loro comprata avesse più di vent’anni e dunque fosse “ legale”. Che dietro alla protestata libertà di prostituirsi ci fosse un’organizzazione, vietata questa sì dalla legge anche per le maggiorenni, rifiutavano di vederlo.

Se è vero quello che sostiene l’accusa, se risulterà che davvero avete fatto e ricevuto quelle telefonate, anche nel vostro caso ci sarebbe stata una organizzazione e scarsissima reale libertà. Vi avrebbero adocchiato, selezionato, messo a catalogo, confezionato, consegnato al domicilio del cliente.

Come pacchi, come merce di lusso, non come esseri umani. Già lo avete capito: quei ricchi e anziani signori che vi avrebbero venduto e comprato non sono vostri amici, non vi difenderanno, non vi proteggeranno, anche se ora vi offrono altro denaro e l’a ssistenza dei loro astutissimi e costosi avvocati. Il cui scopo è unicamente quello di salvare – con le bugie che vi suggeriscono, che vi impongono – i loro clienti. E voi come sempre, dopo l’uso, verrete buttate a mare.

Io e molte altre donne che potremmo essere le vostre madri, questo lo sappiamo bene e – insieme a molti uomini decenti che potrebbero essere vostri padri o fratelli – domani non manifesteremo contro di voi, non intendiamo sottolineare la nostra virtù dichiarandola superiore al vostro vizio.

Noi ci schiereremo al vostro fianco come uguali, per difendere oltre al nostro, il vostro valore di persone, per raccontarvi che nonostante quello che vi hanno detto i cinici e interessati mezzani, una donna si può realizzare, può guadagnarsi la vita, si può divertire, può essere utile, può “esistere” agli occhi degli altri – e persino essere felice – in un altro modo, senza rinunciare alla propria dignità.

Per raccontarvi, noi “bacchettone”, che il sesso non è squallido esercizio di sopraffazione riservato ai ricchi viziosi, ma può essere, per tutti e per tutte, una scelta libera, una attività piacevole, gratuita e pulita. Siete giovani ancora, e potete ancora essere felici e libere. Ve lo auguro di tutto cuore.

(12 febbraio 2011)

 

Ho sempre sostenuto – e la storia mi ha sempre dato ragione – che scrivere un libro di prosa o poesia – sia pure bello, giusto, necessario, geniale… non solo non santifica nessuno, ma può essere fatto anche da persone che, nonostante questo, poi restano nella loro insipienza, imbecillità, miseria personale o addirittura persino la aggravano (dato che il narciso non agisce mai gratuitamente). La storia letteraria italiana di tutti i tempi trabocca di simili esempi, e, anche oggi, c’è chi fa di tutto per non smentirla. Oh, non tutti così, naturalmente, ma la maggior parte sì. Il “grosso” fra loro si allinea, diventa opinionista, addirittura si arruola e dice coglionate pericolose. Stavolta tocca a Roberto Saviano, del quale ho molto apprezzato, sostenuto, creduto necessario ed importante “Gomorra” – (ora dovrebbe però scriverne un altro per capire se quello è davvero il suo mestiere… purtroppo sono tempi di one book show: altra caratteristica degli scrittori odierni è la sveltina).

Ma arriviamo al punto: da sempre dico che essere ebrei non significa essere sionisti. Sarebbe come dire che la nazionalità italiana automaticamente ti arruola nel PDL. I sionisti sono fascisti che stanno perpetrando un genocidio nei confronti del popolo palestinese. Indossando la maschera del terribile dramma dell’Olocausto sono diventati simili ai loro aguzzini nazisti. Ma ho scritto molto su questo e non voglio ripetere qui: rimando a questo blog dove, digitando Israele nella finestrella in alto a destra “cerca nel blog”, compariranno decine di articoli sulla questione ed informazioni sull’attività degli Ebrei antisionisti.

Stavolta io non dico niente. Guardate il video messaggio  dell’attivista per i diritti umani Vittorio Arrigoni che risponde da Gaza alle dichiarazioni di Roberto Saviano rilasciate durante la manifestazione sionista di Roma “Per la verità, per Israele”.