Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, è rinviata a giudizio insieme al direttore e due 
giornalisti della Nuova Ferrara. L'accusa e' di diffamazione a mezzo stampa, la querela è stata 
avanzata dalla pm Maria Emanuela Guerra, la prima ad occuparsi del caso Aldrovandi, mentre 
il 17 maggio a Bologna sarà la prima udienza del Processo d'Appello ai quattro poliziotti 
condannati per la morte di Federico. 
''Non avrei mai immaginato - ha detto Patrizia Moretti - di ritrovarmi imputata per aver criticato 
chi non aveva fatto le prime indagini sulla morte di mio figlio''.
Riporto qui sotto la lettera che Patrizia Moretti ha scritto sul blog
 Ancora »

>Emessa a Ferrara la sentenza del processo Aldrovandi: i poliziotti colpevoli.


Tutti condannati a tre anni e sei mesi i quattro poliziotti colpevoli dell’omicidio di Federico Aldrovandi. Oltre al carcere, dovranno risarcire per 270.000 euro complessivi le parti civili.

Ecco i loro nomi:
Forlani Paolo,
Segatto Monica, Pontani Enzo, Pollastri Luca.

Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi: “E’ stata durissima, ho avuto tanta paura che i poliziotti se la cavassero, ma ci ho sempre creduto”.

Grazie all’amore con cui ha tenuto sempre viva l’esigenza di verità e giustizia in un coraggioso BLOG

Su ZIC.it una bella ed accurata ricostruzione sintetica dell’intero processo.


>riprendo una notizia, forse sfuggita ai più, uscita sull’edizione regionale di Repubblica a Parma il 27 novembre

è terribile e non necessita commenti

ricorda la storia di Federico Aldrovandi (vedi post precedenti)
e solo per caso non ha avuto le stesse drammatiche conseguenze.

l’articolo, a firma di Giacomo Talignani, si intitola: Bonsu, altro orrore dei vigili. Foto trofeo con “la scimmia”.

In pratica si tratta di questo: ricordate Emmanuel Bonsu, il giovane fermato e pestato dai vigili di Parma? Una brillante operazione di ordine pubblico. Ora la procura ha trovato sul computer di un agente la foto, cancellata, di un vigile che abbraccia Emmanuel mostrandolo come un ricordo di caccia.

Come Abu Ghraib. Un vigile della polizia municipale di Parma si fa fotografare mentre abbraccia la “scimmia” Emanuel Bonsu, indicando il suo occhio tumefatto come trofeo. Come nella prigione irachena dove i carcerieri mostravano i detenuti nudi, feriti, maltrattati e senza più dignità. (continua a leggere)

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l’11 gennaio 2008 alle 9,30 è cominciata la seconda udienza per l’uccisione di Federico Aldrovandi.

vogliamo verità e giustizia
gli aggiornamenti nel blog acceso per lui dal coraggioso e tenero amore di sua madre e tenuto vivo dal calore di chi gli vuole bene

raccolgo l’invito di Patrizia, mamma di Federico, a visitare L’Errico, il blog di Dean Buletti, regista di Chi l’ha visto. Lì c’è Buchi neri, un post con documenti e filmati prodotti in due anni. Andateci anche voi: è un ottimo lavoro, davvero importante.

>TRIBUNALE DI FERRARA – SEZIONE DEI GIUDICI PER LE INDAGINI PRELIMINARI E PER L’UDIENZA PRELIMINARE – AVVISO ALLE PARTI DI FISSAZIONE DELL’UDIENZA PRELIMINARE … in relazione al procedimento penale nei confronti di

1. FORLANI PAOLO
2. SEGATTO MONICA
3. PONTANI ENZO
4. POLLASTRI LUCA

avvisa gli imputati sopra indicati per i reati di cui all’allegata richiesta di rinvio a giudizio… che con decreto in data 11 mag 2007 il Giudice dott. Silvia Migliori ha fissato per il giorno 20 giugno 2007 alle ore 9.00 in Ferrara… Palazzo Giustizia … l’udienza preliminare in relazione alla richiesta di rinvio a giudizio depositata dal Pubblico Ministero … che si notifica contestualmente al presente avviso.”

“Delitto p. e p. dagli art 113, 51, 55, 89 c.p. per avere, con azioni indipendenti tra loro, in qualità di agenti componenti le volanti alpha 2 e alpha 3, intervenuti in via Ippodromo a seguito di chiamate di privati cittadini che avevano segnalato la condotta molesta e di disturbo di un giovane (successivamente identificato in Federico Aldrovandi), con colpa consistita:

1. nell’avere omesso di richiedere immediatamente l’intervento di personale sanitario per le necessarie prestazioni mediche a favore di Federico Aldrovandi descritto dagli stessi agenti in stato di evidente agitazione psicomotoria;

2. nell’avere in maniera imprudente ingaggiato una colluttazione con Federico Aldrovandi al fine di vincerne la resistenza eccedendo i limiti del legittimo intervento; in particolare, pur trovandosi in evidente superiorità numerica, percuotevano Federico Aldrovandi in diverse parti del corpo facendo uso di manganelli (due dei quali andavano rotti) e continuando in tale condotta anche dopo l’immobilizzazione a terra in posizione prona;

3. nell’avere omesso di prestare le prime cure pur in presenza di richiesta espressa da parte di Aldrovandi che in più occasioni aveva invocato “aiuto” chiedendo altresì di interrompere l’azione violenta con la significativa parola “basta”, mantenendo al contrario lo stesso Federico Aldrovandi, ormai agonizzante, in posizione prona ammanettato, così rendendone più difficoltosa la respirazione;

4. cagionato o comunque concorso a cagionare il decesso di Federico Aldrovandi determinato da insufficienza cardiaca conseguente a difetto di ossigenazione correlato sia allo sforzo posto in essere dal giovane per resistere alle percosse sia alla posizione prona con polsi ammanettati che ne ha reso maggiormente difficoltosa la respirazione.

in Ferrara il 25 settembre 2005

il 20 giugno tutti a Ferrara davanti al tribunale con un fiore giallo in mano (il colore preferito di Federico) e che venga premiata l’esigenza di verità e giustizia che sua madre e la famiglia hanno mantenuto viva con un coraggioso BLOG

per avere notizie, vedi anche un mio post precedente

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Federico Aldrovandi, 18 anni, muore il 25 settembre 2005 durante un controllo di polizia. Stava rientrando a casa dopo una serata di fine estate con gli amici.
Alle versioni, fornite dalla Questura di Ferrara, che parlavano di malore dovuto all’uso di sostanze, si è giunti, dopo cinque mesi e mezzo, all’iscrizione nel registro degli indagati di quattro agenti della Polizia per omicidio preterintenzionale.

Ciò è stato possibile grazie al costante e coraggioso impegno della madre e della famiglia del ragazzo che, per mezzo di un BLOG, ha diffuso l’evento denunciando le tante ombre di questa vicenda.

Qui l’articolo del Manifesto del 17 giugno

CASO ALDROVANDI

Una immigrata testimonia davanti ai giudici di Ferrara: lo picchiarono in quattro
«Così lo pestarono a morte»


«Lo hanno immobilizzato e preso a calci». Anne Marie Tsague e suo figlio, camerunensi, hanno visto tutto dal balcone di casa. «Avevo paura di testimoniare per non perdere il permesso di soggiorno. Ma don Bedin mi ha convinta a fidarmi della legge» Cinzia Gubbini – Ferrara

Un pestaggio in piena regola. Violento, immotivato e purtroppo fatale. Così ieri, durante un lunghissimo interrogatorio in incidente probatorio, la teste chiave del caso Aldrovandi ha descritto la morte di Federico, il diciottenne ferrarese deceduto durante un intervento di polizia lo scorso 25 settembre. Anne Marie Tsague, 35 anni, camerunese, quella mattina alle sei era sul balcone del suo appartamento al primo piano di via dell’Ippodromo.
Era stata svegliata da strani rumori, e dai lampeggianti delle volanti. Si è affacciata alla finestra e, sconvolta, ha assistito all’ultima parte di una strana «colluttazione» in cui un ragazzo solo viene manganellato da quattro poliziotti, che lo atterrano con facilità e continuano a prenderlo a calci anche quando ormai è completamente immobilizzato.
Anne Marie arriva per prima, ieri mattina, al tribunale di Ferrara, scortata da due agenti di polizia. E’ sola. Sfoglia il quotidiano free press City e finisce sempre sulla pagina delle previsioni del tempo. Poco dopo arrivano Patrizia Moretti e Lino Aldrovandi, i genitori di Federico, accompagnati dall’avvocato Fabio Anselmo. Patrizia e Lino non hanno mai visto Anne Marie, ma ne hanno sentito molto parlare. Si scambiano solo una rapida occhiata, per i genitori di Federico dalle sue parole dipende la possibilità di sapere la verità su come è morto il figlio. L’aula del tribunale si riempie velocemente: quattro avvocati per gli Aldrovandi, altrettanti per i quattro poliziotti. Arrivano anche il pm Nicola Proto e Severino Messina, il procuratore capo (di cui si ricordano le conferenze stampa per dire che le botte dei poliziotti non hanno ammazzato Federico). A Proto, che ha sostituito il pm Guerra, si deve l’iscrizione (a marzo) degli agenti nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio preterintenzionale e la richiesta di incidente probatorio per sentire la testimonianza di Tsague e di suo figlio che, essendo stranieri, potrebbero perdere il soggiorno e essere espulsi. Il figlio di Anne Marie, ancora minorenne, ieri però non c’era: è in Camerun, dove la madre lo ha prontamente spedito a finire la scuola pochi giorni dopo la morte di Federico. Ma sta per tornare. Il 25 luglio verrà interrogato dal gip Silvia Giorgi.
Aveva paura Anne Marie, paura di «mettersi contro i poliziotti». Lo ha spiegato ieri al giudice, ai pm e agli avvocati. «Il mio permesso scade a settembre, non volevo mettermi nei guai. Poi ho detto tutto in confessione a Don Bedin, e lui mi ha convinto a non avere paura. Così ho deciso di parlare, e sono contenta perché sennò stavo male». La donna ha raccontato tutto rispondendo colpo su colpo alle domande degli avvocati della difesa.
«Quando sono andata alla finestra ho visto due macchine della polizia, una accanto all’altra». Siamo quindi nella seconda fase: Federico ha già dovuto affrontare la prima volante che era intervenuta dopo la chiamata allarmata di un’abitante di via dell’Ippodromo, preoccupata dalla presenza in strada di un ragazzo «agitato». Poi Anne Marie vede anche Federico, che va verso i poliziotti «con passo deciso». Si trova in mezzo ai quattro agenti e tenta «una specie di sforbiciata con le gambe» che però non riesce a colpire nessuno. La reazione degli agenti è immediata, e violenta. Iniziano a manganellarlo in quattro, uno lo tira per i capelli per farlo cadere a terra. A quel punto lo bloccano in tre: un agente (la donna) gli tiene le caviglie, un altro le ginocchia e un terzo il petto. Il quarto sta in piedi all’altezza della testa e lo prende a calci, ogni tanto si allontana verso la macchina (probabilmente per comunicare con la centrale) e a tratti torna indietro per prenderlo ancora a calci. Anne Marie sente la donna dire anche
«Apri il baule». E un«altra frase: «C’è tanto sangue», «Mica siamo stati noi, è la roba». Quando i legali degli agenti obiettano che dal suo balcone non poteva vedere con precisione se i calci erano diretti alla testa, lei risponde: «E’ chiaro che glieli dava in testa, a meno che non scalciasse nel vuoto».
Gli avvocati dei poliziotti per ora rimangono molto abbottonati (gli agenti si avvalgono della facoltà di non rispondere). Giovanni Trombini lamenta di nuovo «la decisione di iscrivere i poliziotti nel registro degli indagati in una fase avanzata delle indagini» ma sullo svolgimento dell’incidente probatorio si limita a dire: «Ora sappiamo cosa dice di aver visto e sentito la signora». Cosa abbia causato, in ultima analisi, la morte di Federico dovrà stabilirlo però la perizia della Procura: ieri sono stati nominati due periti , un medico legale e un tossicologo che dovranno fare il punto sulle ferite riscontrate sul corpo del ragazzo e sulle sostanze stupefacenti che aveva assunto quella sera. «Sono agghiacciata, è stato un racconto cruento.
Ma sono anche grata a questa donna eccezionale», dice all’uscita Patrizia Moretti. Molto scosso Lino Aldrovandi: «Vorrei vedere in faccia i quattro poliziotti. Cosa deve fare un cittadino per sapere la verità? Nessuno è mai venuto a spiegarmi niente». «Anne Maire dà una lezione di senso civico a tutti», dice l’avvocato Anselmo. In molti probabilmente hanno visto, ma per ora solo Anne Marie ha lanciato un’accusa precisa . Nonostante il permesso di soggiorno in scadenza.