Un bel riconoscimento alla mia artista del cuore: Fabiola Ledda

la sua pagina ufficiale Facebook

la pagina dal catalogo del Premio Zucchelli
che puoi interamente consultare o scaricare qui

catalogo-zucchelli

“Taliban, i trentadue precetti per le donne” compie 15 anni.

Per festeggiare l’Otto Marzo 2016, a tutte le donne che lo chiederanno entro questa settimana, contattandomi nella sezione del banner qui in alto (scrivimi), spedirò via mail il pdf del libro nel formato originale. Disponibile anche nella versione francese (tradotto da Ambre Murard) o inglese (tradotto da Jack Hirschman).     Buon 8 marzo a tutte.

Al link qui sotto si può leggerne il percorso:

notizie e storia del libro Taliban

foto di Fabiola Ledda

foto di Fabiola Ledda

Sono subissato di richeste… non pensavo… chiedo pazienza e cercherò di esaudire – Grazie a chi mi scrive –
alcune mi chiedono “quanto devono”… a me nulla – se proprio volete pagare, fate un’offerta al RAWA (http://www.rawa.org/), l’associazione delle donne rivoluzionarie dell’Afghanistan per le quali era stato scritto il libro (nella causale mettete: “from the book Taliban of Alberto Masala”).

Un grazie speciale alle bambine di una classe elementare di Milano che mi urlano in coro:”Grazie di aver scritto un libro per noi bambine!”. Mi hanno commosso molto (ho il cuore tenero) – naturalmente tutto era orchestrato dalla loro meravigliosa maestra che si chiama Angela…

——————————————-

lettera a tutte

care amiche
in tante avete chiesto Taliban
e tantissime di voi mi hanno mandato messaggi graditi e anche commoventi

ora, scusandomi con chi l’ha già fatto e con tutte per l’invadenza (che non si ripeterà più… tranquille… non sono uno spammer), vi comunico che – LIBERAMENTE, senza obblighi, e solo chi ne ha voglia e possibilità – potete mandare al RAWA un’offerta (anche piccolissima, non importa…) che sarà molto importante per sostenere il movimento e far sentire a queste sorelle la vostra presenza e la vostra solidarietà.
In fondo, quel libretto che vi ho spedito serviva a questo.
Ripeto: senza obbligo e liberamente, e solo chi può e ne ha voglia…

il sito del RAWA è: http://www.rawa.org/index.php
c’è anche (in alto nel banner) la versione italiana (ma ho l’impressione che non funzioni da tempo e sia meglio rivolgersi al sito-madre originale…)

se farete un’offerta, mettete nella causale : “from the book Taliban of Alberto Masala”
vorrei che sapessero che questa operazione è ancora in piedi… e che noi esistiamo sempre

scusate per l’invio collettivo
un abbraccio affettuoso a tutte insieme
grazie
a.

Taliban non finisce mai… mentre ero sotto la doccia suona il corriere con i pacchi delle copie del libro appena ristampato negli USA da Marimbo. I libri erano imballati con una copia accartocciata del 31 dicembre 2013 del San Francisco Chronicle and Bay Area, così posso anche leggermi un po’ di notizie da laggiù…

nel retro c’è scritto:

To give voice to words is of Sardinian essence. And Masala has always allowed that essence to be essential to the way he looks at life and expresses himself. Thus, combining Sardinian esprit, Italian bril­liance and a culturally political awareness at home and abroad, it’s little wonder he should have chosen to engage the situation involving the Taliban. The prohibitions that precede each of the 32 short poems read like a litany of horrible decrees. The poems which follow each prohibition are almost dialectic responses to the decrees, whether in fear of them, or submission or resistance to them.  (Jack Hirschman from the Introduction)

L’immagine di copertina è stata scattata in un bosco di Mostar, in Bosnia, da Fabiola Ledda.
Una discarica di ciabatte da donna in stile turco (quindi musulmane) dopo la pulizia etnica.


TALIBAN, The 32 Precepts for the Women

translated by Jack Hirschman with Raffaella Marzano
$
14

ISBN 1-930903-78-2,  978-1-930903-78-4

 notizie e storia di questo libro sono qui

Jack Hirschman, uno dei più importanti poeti del mondo, autore di Arcanes, ha compiuto ottant’anni.

Siamo amici e compagni di strada da più di vent’anni, forse trenta, condividendo libri, letture e festivals in Italia, Germania, Bosnia, Iraq, USA, e non ricordo dove ancora… Jack mi sorprende sempre, e anche stavolta ci è riuscito: quando l’ho cercato per fargli gli auguri e dirgli quanto gli voglio bene, è stato lui a precedermi facendomi il regalo. Ecco qui sotto la mail che mi ha spedito per dirmi che negli USA è uscito ancora Taliban (con la sua traduzione e introduzione). Un piccolo libro, ma molto resistente: tra USA, Francia e Italia è ormai la quinta volta che viene stampato…

GRAZIE JACK. AUGURI, Abbracciebaci a te e Aggie!

“Bravo, caro Alberto—-Good words to me and good words on you, and here’s the third good: Taliban came out yesterday with Fabi’s photo BIG on the cover!!
Wait’ll you both see it.
25 copies are in the mail to you.
Complementi!
Abbracciebaci—Jack and from Aggie too”

Ecco qui la poesia che gli avevo dato, avvolta in una bandiera rossa, per i suoi settantacinque anni

 

Progetto d’arte in solidarietà con la Resistenza di Gezi Park – Istanbul

Ideazione: Fabiola Ledda e Ryta Kes
Coordinamento: Alberto Masala
Musica: Noise Of Trouble

INTERNATIONAL SOLIDARITY with OCCUPY GEZI


da un’idea di Fabiola Ledda e Ryta Kes
thanks for the LOGO to Ronny Pushpin

#ArtistsForResIstanbul

Direnişi ile dayanışma içinde sanat projesi Gezi Parkı

  Progettu de arte pro solidaridade cun sa resistentzia de su Parcu Gezi
      Projecte d’art en solidaritat amb la resistència del Parc Gezi
         Progetto d’arte in solidarietà con la resistenza di Gezi Park
            Art project in solidarity with the resistance of Gezi Park
               Kunstprojekt – Solidarität mit dem Widerstand der Gezi Park
                  Proyecto de arte en solidaridad con la resistencia del Parque Gezi
                     Πρόγραμμα Τέχνης – αλληλεγγύη με την αντίσταση του Gezi Πάρκο
                        Art projet en solidarité avec la résistance du parc Gezi


#ArtistForResIstanbul #direngezi #occupygezi #resIstanbul #OpTurkey #occupyturkey #direntürkiye #duranadam #delilimvar #polisevinedön #direntaksim #direnkızılay #direnali #uyantürkiye #bubirsivildireniş #şiddeteson #receptayyiperdoğan #YunusEmre #direnduranadam #durankadin #kızıldayanışma #direndersim #boykot #direnankara #direnizmir #direncarsı #direnadana #direneskişehir #hepmizçarşıyız #Mevlana #direnbursa #direnlobna

Devrimci 90 KusagiInternational solidarity with OCCUPY GEZI T.C Çapulcular

#ArtistsForResIstanbul è su Facebook
#ArtistsForResIstanbul e #ArtistForResIstanbul sono su Twitter

Sabato alle 19, nella torre di San Giovanni ad Alghero, inaugura VERMISST, installazione video di FABIOLA LEDDA sul tema della solitudine, per la rassegna Ben Venga Maggio a cura di Sonia Borsato.

l’installazione è visibile da sabato 19 maggio – alle ore 19 – e resterà aperta  fino a mercoledì 30 maggio.

 

Ecco alcune considerazioni sull’opera estratte dagli appunti di FABIOLA LEDDA:

«Il cuore di VERMISST è la mia riflessione sulla solitudine, male che ti culla e ti uccide nell’indifferenza del mondo che scorre. La solitudine degli emigranti ma anche di ciascuno di noi, di chi continua a girare su se stesso mentre il mondo cambia e si trasforma. Partendo dall’idea dell’immigrazione il lavoro si apre ad abbracciare il mondo: un anziano che muore solo in un appartamento vuoto; una donna che subisce violenza nell’indifferenza di tutti; un senzatetto che giace fra i suoi cartoni; un cane che muore di fame. Un lavoro che vuole concedere misericordia a tutti i “dispersi della società”. Per questo trovo calzante la collocazione nella torre intesa come luogo di isolamento ma anche di torre-faro dove poter approdare quando ci si perde.»

Qui il testo con cui SONIA BORSATO presenta l’evento:

Il mestiere di sopravvivere

«Comincia la poesia quando uno sciocco dice del mare “sembra olio”».
La poesia nasce, forse, dalla semplicità, dalla noncuranza di se, dall’ingenuo associare elementi distanti tra loro, inavvicinabili… come l’acqua e l’olio, appunto. Ma la poesia indietreggia indignata se scorge forzatura, se quell’olio che Pavese assume ad esempio viene solcato per dramma e disperazione, per attesa, fuga e paura. Se il mare segna il confine dei miei dolori e solo oltre l’orizzonte intravedo speranza.
Quale poesia è possibile trovare nell’abbandono di una vita, nello sradicamento di radici ed esistenza per tentare una completa ricostruzione del sé in un luogo in cui non siamo attesi né ben accetti? Un luogo in cui entriamo clandestini, striscianti e vili, senza alcun bagaglio che non sia il peso dei ricordi e dei rimpianti, la consapevolezza di un non ritorno, la memoria di un paese in cui abbiamo lasciato non solo occhi e braccia amati ma anche titoli, lauree, studi, strumenti, andando ad abitare quella zona grigia che non appartiene a nessuno se non alla burocrazia, ad una legge che applica rigore. Cosa resta di quel me che faticosamente ho costruito se le nuove possibilità hanno il sapore del rimpianto?
Sempre Pavese «Quale il mio paese, tale io».  Ma quale paese abito, e dunque sono, nella prova di queste periferie perse che sono le fughe e gli approdi dei sans papier – senza documenti, senza identità, senza dignità? Un parallelo insoddisfatto, quello tra la terra e i reietti.
E costruiremo il futuro sul dolore e sul silenzio, praticando lo smarrimento come ipotesi esistenziale e provando tutta la vergogna possibile.
Vergogna per un passato di cui troppo ci pesa il ricordo e il confronto.
Vergogna per le persone a cui siamo sopravvissuti durante il viaggio, per chi sulle scialuppe affollate è morto di sete e sogni solo sfiorati.
Vergogna per quei figli che partorirò in terrà straniera, terra alla quale sempre dovrò qualcosa e con la quale non salderò mai i conti; figli che rinnegheranno le origini e si vergogneranno del mio accento, dei miei modi, e dei vestiti che mi identificano come straniero.
Su questa vergogna e su questo pudore che ha l’odore stagnante di abiti umidi si costruisce l’installazione di Fabiola Ledda, un lavoro che si struttura come un sibilo, solo in apparenza dolce ma in realtà avviluppante come spire soffocanti.
Vermisst, la parola tedesca che indica il disperso, ha un suono morbido che contrasta col dolore del suo significato; finisce con sst: un suono lungo, come il rumore della risacca, del movimento delle onde che trasportano corpi su barche di fortuna. Sssscccchh come a chiedere silenzio oltre il clamore dei telegiornali e delle notizie parziali e unilaterali.
Come qualche raffinata collega – la turca Sukran Moral ad esempio – la Ledda, con  questa trilogia video girata nel territorio di Alghero, invoca attenzione per quegli uomini, donne, bambini che animati da varia disperazione si ammassano nelle carrette del mare conoscendo di se stessi la parte più misera. Il lavoro è dedicato a chi parte, a chi resta, ma soprattutto a chi non è mai arrivato, a chi si è perso durante il percorso o si è smarrito ancora prima di partire. È un omaggio alla speranza e alla memoria.
Se però la Moral in una certa misura esorcizza con il suo lavoro una dinamica di fuga dal paese natio sperimentata sulla propria pelle – un paese che la rifiuta fino alle minacce di morte ricevute un anno fa in seguito allo clamore suscitato da un suo spettacolo, Amemus, portato in scena nella Casa Dell’Arte di Istanbul – la riflessione di Fabiola si tinge di maggiore compassione; una pietas così anacronistica in un momento di umano terrore e disamore verso il prossimo da risultare scandalosa.
Solo armata di misericordia, interrogando il paradosso tragico della vita, la Ledda pone se stessa al centro dei tre video per raccontare tre dimensioni, tre perdite, che danno nuova forma al concetto di luogo, di spazio. Tre vagheggiamenti che definiscono con il loro oscillare un paesaggio disegnato dalla stratificazione di corpi dimenticati, corpi che non conosceranno sepoltura, corpi che non saranno reclamati da nessuno.
Così come la poesia, anche l’arte è una ferita sempre aperta, che indaga il sanguinare sociale, e nel solco tracciato dal passato costruisce un confronto con il mondo, ipotizza un futuro fatto di domande, di ammissioni, di confronti, rincorrendo una vita che non sia una bozza ma una compiuta esplicazione del sé.

Sonia Borsato

 

esce per il Maestrale in libreria dai primi di febbraio

Alberto Masala
Geometrie di libertà terza scrittura

Grandi-Tascabili
€ 12.00 – 159 pagine

il libro contiene due nuovi dialoghi inediti con Alessandro Giammei e Marzia D’Amico (2012), oltre a riproporre quelli con Antonio Barocci (2002) e Luca Panzavolta (1992). La prefazione è di Roberto Barbanti.
Immagine di copertina: Fabiola Ledda

 

«Dire che l’arte è morta non significa niente: l’arte muore nel momento in cui muore il bisogno di liberazione»

Ancora »

15 – 30 novembre 2011
Cappella Santa Maria dei Carcerati (Tremlett)
Palazzo Re Enzo
Piazza Nettuno
Bologna

 qui alcune immagini

Nel festival La violenza illustrata, la mostra itinerante Testimoni silenziose, dedicata alle vittime della violenza domestica, viene reinterpre­tata quest’anno da una installazione di Fabiola Ledda, che allestisce un sacrario intimo dedicato alle  donne uc­cise in Italia nel 2010 dalla violenza maschile (elenco tratto dal report sul femicidio curato da volontarie della Casa delle donne).

 

Cari amici, 
il primo novembre vi aspetto a Sassari, in Piazza Tola 27 – a casa di Giovanni Fancello e Stefano Resmini – che ospita l’anteprima di tre lavori da IM REQUIEM di Fabiola Ledda (che inaugura il 31 ottobre).
Sarò lì per una lettura dei miei testi. La casa è grande, ma i posti sono limitati. Perciò si raccomanda la puntualità. Si apre alle 21 e si inizia intorno alle 21,30.

 

il reading è all’interno di IM REQUIEM di Fabiola Ledda che inaugura il 31 ottobre alle ore 19