COVER_STRANOS ELEMENTOSNonostante la mia tenera età, i cari fratellini rappers – #StranosElementos – continuano a chiamarmi nelle loro imprese. Il loro ultimo lavoro è fantastico. E con un bel po’ di contributi fortissimi che elenco più sotto. Il disco si può scaricare interamente gratis a questo link su YouTube. La tematica? Lo dice il titolo stesso: una denuncia della vera Sardegna di oggi, colonizzata, invasa dai militari, inquinata, espropriata. Una Nazione senza diritti… la terra dei tumori e delle bombe. Per saperne di più, un’intervista su NOOTEMPO a questo link.

Oro Incenso e Quirra

Ecco il mio pezzo con la traduzione per chi non capisse il sardo-logudorese. S’intitola “A unu sard’ arressu” ed ho fatto una scommessa con me stesso: calare nel rap metri classici attingendo (e adattando) forme sardo-ispaniche che probabilmente hanno almeno quattro secoli (la struttura è: undhighina cun serrada / sestina retrogada). Ma, in fondo, basta restare sempre nel 4/4…

i contributi al disco sono di:

✘ Acero Moretti
✘ Alberto Masala
✘ Arricardu Pitau
✘ Camicie di Forza
✘ Dj Dras alias Sandro Rocchigiani
✘ ERGOBEAT
✘ Feitz
✘ Futta
✘ Pietro Rigosi
✘ MALAM InTè
✘ Marco Colonna
✘ Micho P Maloscantores
✘ Quilo kg Sa Razza
✘ Peterson Junior
✘ Su Akru
✘ Tone Abstract
✘ Tony Covarrubias

Sardinia Post
una bella intervista di Francesca Mulas

Alberto Masala, outsider della poesia: “Soffro per la mia Isola senza dignità”

L’intervista di Luana Farina su Pesa Sardigna a cui si fa riferimento nell’ultima domanda.

Il caro Daniele Barbieri ha ripreso l’intervista sul suo blog così attivo e necessario. Grazie.

Pesa-Sardigna

Pesa Sardigna è un blog anticolonialista (come lo sono anch’io) che ha preso nome da un mio verso. Mi fa piacere, li ringrazio ed auguro loro lunga vita. Nel primo numero aprono la pagina della cultura intervistandomi. e anche se l’intervista è anonima, io ringrazio Luana Farina per avermi fatto quelle domande. Ecco qui il link. Buona lettura.

Intervista ad Alberto Masala poeta e scrittore.

Su Cuncordu Bolothanesu canta i miei testi al Festival Isola delle Storie 2013 (Gavoi – edizione del decennale)

nota:
per chi è interessato, ma non capisce il sardo, metto il pdf scaricabile con le traduzioni:
testi video 1 – testi video 2testi video 3

il video 2 parte soltanto dopo il minuto 6,30

AttraVersi

Confronti tra poesia, letteratura, identità
Ozieri 26/27 aprile 2013

Ex-Convento delle Clarisse

Venerdì 26 aprile
– ore 18.30
– Marcello Fois incontra i lettori

Sabato 27 aprile
– ore 10.00
– Alberto Masala incontra i ragazzi degli istituti superiori

– ore 16.30 – INTERVENTI:
– Antonio Canalis, segretario Premio Ozieri.
– Franca Masu, cantante (L’uso della lingua catalana come veicolo di espressione artistica)
– Alessandro Giammei e Marzia D’Amico, studiosi (La poesia sarda come poesia post-coloniale)

Alberto Masala dialoga con Marcello Fois, scrittore (Lo stato della letteratura in Sardegna), Tommaso Pomilio (Ottonieri), poeta, docente di letteratura a La Sapienza, Roma (La poesia oggi in Italia), Paolo Zedda, poeta improvvisatore, (La poesia improvvisata in rapporto con il contemporaneo).

– Alessandro Pintus, Associazione Culturale Abreschida, (L’utilizzo della lingua sarda nel rap)

conduce Giuseppina Deligia, Direttore Istituzione San Michele.

– h. 19.30 – Dr Drer e CRC Posse in concerto

Carte da musica è un programma di Dimitri Papanikas

Dal 7 aprile ogni domenica alle 9 del mattino su Radio Rai Sardegna


regia di Stefano Fozzi
tecnici: Simone Casti e Damiano Marcialis
una produzione Rai Sardegna

carte da musica su Facebook

 

Musica cartacea o, piuttosto, letteratura sonora.

Questo è quello che vi regala Carte da Musica, il programma della domenica mattina.
Dimitri Papanikas ci racconta tredici libri, scritti da autori sardi, contestualizzandoli nel periodo storico e culturale in cui sono nati.
È possibile raccontare cent’anni di storia della letteratura sarda attraverso la musica? Dalla pubblicazione di Canne al vento sul settimanale L’Illustrazione italiana nel 1913 al viaggio musicale In Sardegna di Paolo Fresu in occasione dei suoi primi «50 anni suonati!», dall’anno di vita trascorso sull’altopiano di Asiago da Emilio Lussu tra il 1916 e il 1917 al «fronte orientale» durante la Campagna di Russia del 1942 di Francesco Masala. Dal «grand tour» di David H. Lawrence alle memorie argentine di Mariangela Sedda e quelle americane di Costantino Nivola. Dalla poesia di Peppino Mereu a quella di Alberto Masala, passando per alcune tra le pagine più emotive di Sergio Atzeni e Marcello Fois.
Un viaggio musicale in tredici puntate attraverso altrettante opere di alcuni tra gli autori più rappresentativi della storia della letteratura sarda, da ascoltare sulle suggestive armonie della canzone d’autore italiana, europea e americana, passando per Kurt Weill e Bertolt Brecht, Miles Davis e John Coltrane, Bob Dylan e i Pearl Jam, fino ad arrivare alla classica e alla lirica, da accompagnare alle grandi tradizioni internazionali di musica popolare del Novecento. Tra queste… blues e fado, rebetiko e bolero, son e samba, flamenco e tango.
Lo storico di origini sarde Dimitri Papanikas,
ogni domenica mattina alle 9, ci guiderà lungo un inedito percorso di narrazione attraverso un secolo di storia musicale e letteraria per mostrarci le originali connessioni tra artisti, opere e tematiche universali, al di là di ogni confine geografico e temporale.

Programma delle puntate che sarà possibile ascoltare in podcast anche qui:

  1. Sergio Atzeni, Passavamo sulla terra leggeri (1996)

  2. Marcello Fois, Sempre caro (2009)

  3. Francesco Masala, Quelli dalle labbra bianche (1962)

  4. Mariangela Sedda, Oltremare (2004)

  5. David Herbert Lawrence, Mare e Sardegna (1921)

  6. Alberto Masala, Alfabeto di strade (e altre vite) (2009)

  7. Emilio Lussu, Un anno sull’altipiano (1935)

  8. Peppino Mereu, Poesie complete (2004)

  9. Costantino Nivola, Ho bussato alle porte di questa città meravigliosa (1993)

  10. Antonio Gramsci, Odio gli indifferenti (2011)

  11. Grazia Deledda, Canne al vento (1913)

  12. Giuseppe Fiori, Uomini ex (1993)

  13. Paolo Fresu, In Sardegna: un viaggio musicale (2012)

 

Dimitri Papanikas

Storico e critico musicale. Dal 2009 dirige e presenta il programma di storia Café del sur (Radio Nacional de España). Laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Bologna (2004) è dottore in Storia contemporanea presso la Universidad Autónoma de Madrid (2012). È stato autore e conduttore del programma Le Città invisibili (Radio Rai Sardegna, 2012) e tra gli autori del programma Futuro antiguo (Radio Nacional Argentina, 2007). Scrive di storia della musica latinoamericana su il manifesto. Dal 2011 è docente del Laboratorio di Radio per il Master of Communication Design LABS presso l’Istituto Europeo di Design di Madrid. È stato corrispondente dall’America Latina per diverse riviste italiane. Nel 2005 ha occupato l’incarico di addetto stampa presso Nuova Scena – Teatro Stabile di Bologna.

Ecco il link alla sua bella trasmissione sulla Radio 3 Nazionale Spagnola: “los domingos de 8 a 9 (1 hora menos en Canarias) en RNE3 Dimitri Papanikas nos acompaña con su selecciòn de tangos y memorias en su programa Café del Sur: memorias de tango“.

tutte le puntate di Café del Sur si possono riascoltare in podcast a questo link

#ROSSELLA URRU LIBERA.

Felicità immensa. Solo un appunto: @La27ora del #corriere.it parla del “codice sardo”.

In buona fede, certo, ma a sproposito: ecco un’altra stronzata folclorica! Ed ogni volta mi sorprende l’incapacità degli italiani di leggere le altre culture. Anche, e soprattutto, quelle di casa propria.

Si confonde la riservatezza, l’attitudine culturale a non esibire i sentimenti con una questione di codice, con tutti i luoghi comuni su di noi che hanno infarcito le letterature: durezza, silenzio, vendetta, ostinazione, fedeltà… e via così con tutte le balle di cui i colonizzatori ci hanno riempito la testa. La cosa più grave è che noi le tolleriamo, le assumiamo come valore, e continuiamo a farci descrivere, a farci raccontare chi siamo da loro: quelli che non hanno mai saputo né leggerci né scriverci.

Il primo passaggio verso la decolonizzazione parte proprio da qui: dobbiamo avere la capacità di farli noi stessi i racconti su di noi. Altrimenti continueremo ad alimentare il loro paternalismo che affettuosamente alimenterà la nostra “barra”.

La cultura sarda dell’interno è una cultura montanara e pastorale. Questo non vuol dire che è più forte (la storia lo racconta bene). Vuol solo dire che i parametri dei comportamenti sociali sono “altri”, diversi da quelli della cultura contadina. Forse né migliori né peggiori, solo altri, differenti.

Nella visione dei comportamenti sociali della cultura pastorale la riservatezza si oppone al rumore, il forte senso del privato si oppone alla necessità dell’esibizione pubblica, il clamore è considerato sintomo di impotenza e di incapacità di affrontare le cose con razionalità, chi urla per strada è commiserato o considerato un folle. Questo si riproduce nell’educazione strutturalmente e costituzionalmente.

Un messaggio agli italiani, dunque: non si può leggere una civiltà pastorale con i parametri della civiltà contadina. Una civiltà a tradizione matrilineare con i parametri di una civiltà patriarcale.
Per parlare dei Sardi, per favore, si parta sempre da lì e ci si informi prima.

Allora sarà da considerare normale il comportamento discreto e non esibizionista della famiglia di Rossella. Tutti sapevano quanto profonda era la disperazione, il dolore, la paura, ancora più vera perché non esibita. Quanto, nell’intimo delle pareti familiari, al riparo dalla morbosità degli sguardi, tutto questo sia stato vissuto con smarrimento e speranza quotidiana. E il rispetto per questi comportamenti non li consegna al mito, ma li fa condividere con tutti quelli che sinceramente hanno sofferto e trepidato per la sorte di Rossella. Tutti avevamo certezza di quel dolore. Ed ognuno di noi ha, pateticamente forse, inadeguatamente, cercato di assumersene il carico anche con gesti pubblici. Il coraggio di Rossella ha matrici certe nella sua famiglia. Rispetto allora: chi è nato lì sa riconoscerle e loro non hanno bisogno di far ricorso a teatralizzazioni.

Il teatro non fa parte della cultura della Sardegna ed è stato introdotto artificialmente nel Novecento. Ma è culturale invece la celebrazione collettiva del dolore, misurata, a tempo e a luogo, senza esibizione. E si esprime soprattutto nella solidarietà emotiva e sociale.

Chiudo questo commento con un episodio che mi riguarda personalmente.
Mia madre, quando è morto mio padre, è stata tre giorni chiusa in una stanza a cui potevano accedere solo i suoi figli ed un paio di amiche fidate. Il dolore era tale e tanto profondo da non farla partecipare nemmeno al funerale: “Non voglio dar spettacolo” diceva… E nessuno ha mai pensato che non fosse sincera nella sua sofferenza. Anzi… abbiamo perfino avuto paura che ne morisse di quel dolore.

Non è una questione di codici, solo di dignità…

Sardi, conserviamoci così. Ma con consapevolezza e senza farcelo raccontare dagli altri.

ORA FACCIAMO FESTA TUTTI INSIEME

 

una nota successiva

Non mi va di dare addosso alla giornalista Elvira Serra. Non ho dubbi sulla sua professionalità, non lo merita di sicuro e non trovo “spaventoso” quello che dice. Anzi, forse, preso nel VERSO GIUSTO e in buona fede, potrebbe essere un incentivo a coltivare l’attitudine alla sobrietà. Cosa alla quale i media ci hanno disabituati interpretando alla perfezione l’avanzare di una tendenza che ha matrici lontane, dalla Milano da bere al Berlusconismo, e che ha pervaso orizzontalmente TUTTE le classi sociali e i livelli del pensiero, da destra a sinistra.
Benjamin e Debord, con anticipazioni preziose, ne avevano letto lucidamente il fenomeno narrando come i sistemi assegnino la delega storica alla cultura e ai media. Tutto succede quando nella vita reale irrompe la “rappresentazione della vita” che assume rutilanti modelli di successo e apparenza. Niente è più comodo al potere. Ma il discorso sarebbe lungo e andrebbe approfondito.
Il VERSO SBAGLIATO invece, quello che mi ha fatto reagire – più per prudenza e istinto alla vigilanza sull’uso simbolico delle parole, che per reali responsabilità della giornalista – è il modello che inserisce una devastante idea di “balentìa”, altrettanto comoda ai poteri. Questa lascia i valori in superficie amministrandoli solo nei comportamenti apparenti. Lo stesso è stato fatto con i tuareg e gli indiani d’America… non è un fenomeno solo “sardo”.
In questo processo l’elemento più affidabile è quello dell’auto-convincimento dei colonizzati: dell’auto-colonizzazione.
Ma c’è tempo per discutere e approfondire, anche, eventualmente, con la giornalista che considero incolpevole e in buona fede.

ORA PENSIAMO SOLO A FESTEGGIARE ROSSELLA.

ECCOLO FINALMENTE A BOLOGNA!

lunedì 28 maggio alle 20 al cinema Lumière

dopo la proiezione, l’incontro col regista Enrico Pitzianti

qui la recensione su Repubblica

ROBA DA MATTI

il nuovo film di ENRICO PITZIANTI

prodotto da Eia film

 

Roba da matti racconta la storia di Casamatta, una residenza socio assistenziale a Quartu Sant’Elena in cui vivono otto persone con disagio mentale. Col sostegno costante degli operatori si vive una vita normale in una casa speciale. Una struttura considerata all’avanguardia nel panorama italiano e mondiale, un luogo dove le persone con sofferenza mentale possono aspirare a ricostruirsi una vita. Purtroppo la casa, dopo 17 anni di attività, rischia di chiudere. L’associazione che la gestisce non riesce più a far fronte alle spese, il contratto d’affitto è in scadenza e il proprietario non intende rinnovarlo. È un momento molto difficile, ma Gisella, presidente dell’associazione Asarp Casamatta e sorella di una delle ospiti, è una donna tenace. Sostenuta dagli altri familiari, affronta le difficoltà ed è fermamente decisa a trovare una soluzione.

 

ROMA     – dal 20 al 26 aprile: “Film Studio” (regolare programmazione)

– dal 28 aprile al 6 maggio: “KINO” (regolare programmazione)

MILANO – dal 20 al 26 aprile: Cinema “Palestrina” (regolare programmazione)

GENOVA – dal 20 al 26 aprile: Cinema “Eden” (regolare programmazione)

CAGLIARI – dal 20 al 26 aprile: “Cineworld” (regolare programmazione)

OLMEDO (SS) – 27 aprile – ore 20:00: Auditorium comunale (col regista Enrico Pitzianti)

BOLOGNA – 28 maggio – ore 20:00: Cinema Lumiére (col regista Enrico Pitzianti)

MESAGNE (BR) – 13 maggio – ore 18:30. Auditorium comunale (col regista Enrico Pitzianti)

TRIESTE – giovedì 21 giugno – ore 20:30. Cinema Ariston (col regista Enrico Pitzianti)

 

Info – Programmazione – Trailer

Facebook

i miei fratellini di scoglio… da tempo ci vogliamo bene… da tempo collaboriamo… da tempo sostengo che la loro arte è ciò di cui si ha bisogno. Oggi più che mai. Grazie a Zianu, grazie a tutti loro

StranosElementos   –   Az.Namusn.Art

NOI TENIAMO ANCORA!

Ancora una sinergia devastatrice in uno dei territori più belli e incontaminati della Sardegna. Eccone qui la somma: Speculatori d’assalto + Amministrazioni locali complici + una Popolazione la cui consapevolezza media del territorio è vicina allo zero + un Giornalista compiacente che normalmente si occupa di sport su un Giornale apparentemente senza carattere (ma in realtà anch’esso complice) che avvalla l’operazione… e via! Tutti insieme appassionatamente: l’allegra congerie dei compari sta per ripartire! Da oltre quarant’anni ogni operazione speculativa che prepara un nuovo disastro ambientale percorre sempre questi stessi sentieri.

Già in un post precedente affrontavo la questione sottolineando i più evidenti problemi che emergono immediatamente in ogni territorio in cui si immette un campo da golf. Allora dicevo che i maledetti campi da golf sono

“Rifiutati da tutti, condannati dall’UE (sentenza contro l’Austria del 29/1/04, Corte di Giustizia Europea, Sez.II), altamente inquinanti . In un anno un campo “mangia” da 750 a 1500 kg di fitofarmaci, diserbanti, pesticidi ed ogni 24 ore si “beve” 2.000 metri cubi d’acqua, ovvero il consumo di un paese di 8.000 persone. Per far giocare quattro ricchi spensierati.

Quanto costa un campo da golf? L’investimento si aggira intorno ai 6 milioni di euro. Si stima che venga recuperato in 42 anni. E la gestione non copre le spese: almeno trecentomila euro l’anno. Chi paga? Cosa si può fare per aiutare questi poveretti? La speculazione edilizia perbacco! Perché non ci avevamo pensato? Il fallimento di Is Molas non ci ha insegnato niente. Chiediamo un parere ai 6.500 creditori, tra loro panettieri e artigiani, che attendono pagamenti arretrati. Andiamo ad intervistare il proprietario del golf di Stintino. Forse è ancora in galera per bancarotta fraudolenta, truffa e frode fiscale.

le Amministrazioni comunali di Talana e Triei offrono in regalo alla speculazione
80 ettari pubblici incontaminati

Ci riprovano. Impunemente e sfacciatamente. Regalando un territorio incontaminato di 80 ettari alla speculazione, alla privatizzazione più improduttiva ed arrogante. Reazioni della popolazione? Per ora nulla. Ma sono certo che si troverà subito qualcuno che difenderà questo “investimento” agitandolo in nome del progresso economico. Intanto chiediamo al “fedele” ed entusiasta giornalista di fare i nomi: vorremmo sapere chi sono gli speculatori che godranno dell’omaggio e che legami hanno con quel territorio. Una simile operazione dovrebbe, a mio parere, mettere in allerta preventivo almeno un ufficio Antimafia.

Da tanto tempo propongo che per ogni delibera riguardante un territorio, come per malasanità o errori giudiziari, siano gli stessi Amministratori firmatari a RISPONDERE ECONOMICAMENTE e PENALMENTE di eventuali disastri. Oggi confermo questa proposta e utopicamente mi permetto di sognare che venga adottata dall’Amministrazione Regionale nei confronti di ogni Giunta Comunale. Credo infatti che i crimini ambientali (di questo per me si tratta) abbiano una portata enorme, paragonabile alla strage, e che il futuro degli abitanti debba essere tutelato con strumenti forti contro l’invadenza delle speculazioni.

Su cos’è il golf, ecco alcuni link per saperne di più:
– il sito italiano antigolf
– il sito internazionale antigolf


il giornalista oristanese Andrea Atzori che si occupa attivamente della questione