hawad

Ho tradotto (dal francese) il nuovo libro di Hawad, il grande poeta tuareg – mio amico e compagno di strada – per una piccola casa editrice friulana, Edizioni via Montereale, insieme a Vanni Beltrami che ha fatto la prima stesura. La cura del libro e la traduzione dal francese sono di Hélène Claudot-Hawad, eccellente studiosa della gente Tuareg. la postfazione di Ludovica Cantarutti.

Dentro la Nassa è un libro importante che denuncia lo sfruttamento dei territori tuareg da parte delle multinazionali che stanno estraendo dalle sabbie del Sahara metalli rari e preziosi. Un altro terribile genocidio sta avvenendo nel silenzio generale: gli Stati coinvolti tacciono, o falsificano l’informazione, ed appoggiano le compagnie estrattive. Intanto i Tuareg vengono impunemente sterminati.

La poesia di Hawad, ancora una volta grande testimone dei popoli del deserto, qui rappresenta il drammatico canto della loro resistenza.

hawad

stralci dall’introduzione di Hélène Claudot-Hawad

(…) Il testo, compiuto nel 2013, è stato scritto nella tensione della rivolta dell’Azawad, partita all’inizio del 2012 e continuata fino all’intervento militare francese nel gennaio 2013, che infine riesce a rimettere in piedi lo stato e l’armata del Mali in piena decadenza ed a reinstallarli in forza nel Sahara, confermando di voler “dimenticare” il popolo tuareg.

(…) Per Hawad, la creazione dell’Azawad ha sepolto l’essenza della lotta centenaria di un popolo che tenta di liberarsi dal giogo coloniale e neo-coloniale. Se si rivolge all’Azawad in questo testo è perché esso è parte di sé – cioè del Tuareg che lui è –, una parte che ha raggiunto un tale stato di sofferenza, miseria, oppressione, da farle accettare la cancellazione, dietro le etichette che le sono state imposte. Attraverso questo personaggio evanescente, sul bordo dell’abisso, privato della parola, di spazio, di diritto all’esistenza, Hawad tenta di tracciare una figura che, pur priva di gambe braccia e lingua, può rialzarsi proiettandosi altrove…

(…) Il cammino è lungo. Hawad si serve della poesia, «cartucce di vecchie parole, / mille e mille volte falsate, aggiustate, ricaricate», come strumento di resistenza. E nomina i gradi di decomposizione del corpo tuareg e gli interessi minerari internazionali che spingono verso la sua distruzione ed il suo smembramento…

(…) Egli scava le ferite della disfatta e le fa sanguinare per provocare di nuovo una reazione, per rianimare i corpi in preda al tetano, per riportare lo sguardo alla lucidità: «Ma quando si è carne / allo spiedo in un cerchio di fuoco / bisogna saper guardar fisso le le fiamme.
L’obiettivo è valutare chiaramente la situazione e adottare la posizione distanziata che conviene. «Disgustati, / Azawad, sputa dall’alto come un cammello / ma mira bene, sputa sull’occhio buono! // Un guerrigliero sa scegliere il bersaglio / e risparmiare i colpi!»
Tutto ciò che fa male è enunciato chiaramente, come la solitudine «Tu sei solo, Azawad, / senza munizioni né braccia / né compagni o alleati all’orizzonte»
o il diniego «Chi sono gli Autori dei manoscritti?/ Chi sono i fondatori dei muri di Timbuctu? / Non furono le tribù Imessoufa, Imaqesharen, Igdalen, / Illemtayenb e gli Igelad, / Tuareg che oggi / (….) sono bruciati»
o la distruzione «Volti specchi infranti, / ritratti di donne bambini vecchi, / terra e uomini gettati nell’incendio, / in ginocchio nella melma / del fuoco che brucia.»,
o la replica del disastro coloniale «privazione, penuria / peste liturgia d’agonie nel caos / epilessia tellurica fremito della terra / litanie e rosari d’espropriazioni / esclusioni stermini / scorrere di valanghe violenze / distruzioni e quel che segue / rimbalzi di frammenti di sé / che si schiantano / su altri fischi del nulla»
o le illusioni «Non pensare che sotto la ruota / del carro troverai il nido di una chioccia, / salvezza, oblio, dove celarti»
o i compromessi vani «Non mendicare il respiro / della tua esistenza, / stravolgi il destino. // Lo sterminatore della tua gente / non ha bisogno dei tuoi servizi…..»
o l’invasione tecnologica. «Oggi nei cieli del Sahara e del Sahel / non più corvi né avvoltoi, / ma droni e proiettili».

(…) Hawad installa i pilastri che servono a costruire il solo tetto che può ospitare stabilmente i Tuareg, cioè se stessi che si riconoscono in se stessi: «Oltre a te, non c’è un altro / Tuareg di riserva / dietro cui tu possa riposarti».

(…) Perché, come l’Autore ricorda instancabilmente in tutte le sue opere, «essere sconfitti è un’arte / che si pratica nella solitudine / della penombra.»

(…)

Hélène Claudot-Hawad, settembre 2013

COVER_STRANOS ELEMENTOSNonostante la mia tenera età, i cari fratellini rappers – #StranosElementos – continuano a chiamarmi nelle loro imprese. Il loro ultimo lavoro è fantastico. E con un bel po’ di contributi fortissimi che elenco più sotto. Il disco si può scaricare interamente gratis a questo link su YouTube. La tematica? Lo dice il titolo stesso: una denuncia della vera Sardegna di oggi, colonizzata, invasa dai militari, inquinata, espropriata. Una Nazione senza diritti… la terra dei tumori e delle bombe. Per saperne di più, un’intervista su NOOTEMPO a questo link.

Oro Incenso e Quirra

Ecco il mio pezzo con la traduzione per chi non capisse il sardo-logudorese. S’intitola “A unu sard’ arressu” ed ho fatto una scommessa con me stesso: calare nel rap metri classici attingendo (e adattando) forme sardo-ispaniche che probabilmente hanno almeno quattro secoli (la struttura è: undhighina cun serrada / sestina retrogada). Ma, in fondo, basta restare sempre nel 4/4…

i contributi al disco sono di:

✘ Acero Moretti
✘ Alberto Masala
✘ Arricardu Pitau
✘ Camicie di Forza
✘ Dj Dras alias Sandro Rocchigiani
✘ ERGOBEAT
✘ Feitz
✘ Futta
✘ Pietro Rigosi
✘ MALAM InTè
✘ Marco Colonna
✘ Micho P Maloscantores
✘ Quilo kg Sa Razza
✘ Peterson Junior
✘ Su Akru
✘ Tone Abstract
✘ Tony Covarrubias

Piangete, Bambini!

Che bella recensione!
Grazie per aver letto con tanta attenzione e intelligenza
Grazie davvero

#CarlaGhisalberti su #LetturaCandita

(…)  “Poesie così fan saltare dalla sedia. Ma è Masala, perché stupirsi? Più lo leggi più lo leggeresti, piano ma anche e soprattutto ad alta voce, per molteplici ragioni che vanno dalla bellezza in sé, alla musicalità data dal suono delle parole scelte, all’ironia che si intreccia con l’assurdo, alla ricercatezza e alla cura messa nel verso e finanche in ogni singola virgola, che segna la pausa del fiato.” …

“…E PIANGERE È IL NOSTRO LAVORO”

ct_Image

Ho ricevuto un invito molto gradito: quello di essere presente ad un bel convegno che si svolgerà fra pochi giorni al Trinity College di Dublino, un’università prestigiosa e molto antica (fondata nel 1592, qui notizie).

Il lato drammatico della questione è che capiterò a Dublino proprio durante la festa di san Patrizio. E questo significa che mi sfonderò di birra. Secondo me gli organizzatori l’hanno fatto apposta per sopprimermi, pensando che se muoio a Dublino il convegno acquisterà molta più importanza. Ma non sanno quanto reggo bene. Vedremo chi la spunta…

Il tema del convegno è attraente e poi, alla fine del primo giorno, si parla anche di me… e la cara Marzia D’Amico verrà apposta da Oxford per farlo. Ma la prima cosa che ho pensato è : “Ma io non sono ancora morto!”. Sono stato già invitato in posti prestigiosi, hanno già parlato della mia scrittura in altre Università straniere, ma questa volta è diverso: mi sento come Harry Potter chiamato ad un’assemblea di maghi a Hogwarts. Mi metteranno la toga e il tocco? Vedrò i fantasmi di Joyce, Mallarmé, Villa, svolazzare sui tavoli della sala da pranzo? Questo mi onora tantissimo. Ecco il programma (in grassetto i due interventi che mi riguardano):

7ThY0vheTRINITY CENTRE FOR LITERARY TRANSLATION
TRINITY LONG ROOM HUB
SCHOOL OF LANGUAGES, LITERATURES, CULTURAL STUDIES
DEPARTMENT OF FRENCH, DEPARTMENT OF ITALIAN
SCHOOL OF ENGLISH
ITALIAN INSTITUTE OF CULTURE
ITALIAN EMBASSY

Untranslatability in Literature and Philosophy
20-21 March 2017

What can problems in translation, perhaps so extreme as to warrant the label untranslatable, tell us about literature and philosophy, and about the relationship between the two? This conference explores the concept of untranslatability from both the literary and the philosophical perspectives: it examines how translation functions in relation to modernist and postmodern experimental texts (Mallarmé, Joyce, Villa, Masala), and it looks at the theoretical questions that emerge from translating philosophy and critical theory (Derrida, Blanchot, Nancy, Lacoue-Labarthe).

SCHEDULE

SUNDAY MARCH 19
18:30 WELCOME DRINKS AND OPENING CONCERT
Venue: Dublin Unitarian Church, 112 St Stephen’s Green

Singer – Francesca Placanica – MotoContrario Ensemble: Saxophones – Emanuele Dalmaso; Viola – Andrea Mattevi; Piano – Cosimo Colazzo
With the participation of the poet Alberto Masala

MONDAY MARCH 20
UNTRANSLATABILITY AND LITERATURE

9:00-9:30 WELCOME: COFFEE & TEA
Venue: Trinity Centre for Literary Translation, 36 Fenian Street
9:30-30-11:00 PANEL 1
Alexandra Lukes (Trinity College Dublin): “Mallarmé Between Dictionary and Divination”
Dennis Duncan (University of Oxford): “Tracing the Protean Ptyx: From Nonsense to Non-Translation and Back Again in Mallarmé’s ‘Sonnet en -yx’”
11:00-11:30 COFFEE & TEA
11:30-13:00 PANEL 2
Sam Slote (Trinity College Dublin): “Derrida and the Phantom Yeses of Ulysse” Bianca Battilocchi (Trinity College Dublin): “Emilio Villa, poet and translator: the desperation of translation”
13:00-14:00 LUNCH
14:00-15:30 ROUNDTABLE
Robbert-Jan Henkes & Erik Bindervoet (Utrecht & Antwerp): “Finnegans Wake, the Ultimate Translatable Book”
15:30-16:00 COFFEE & TEA
16:00- 17:00 CONCLUSION
Marzia D’Amico (University of Oxford) on Alberto Masala (Bologna): “Where I end and you begin. The horizon of translation, the dimension of performance, the margins of the text”
18:15-19:45 KEYNOTE
Venue: Trinity Long Room Hub
Emily Apter (New York University): “Translational Materialism and the ‘Inorganics of Modernity’”
20:00 DINNER

TUESDAY MARCH 21
UNTRANSLATABILITY AND PHILOSOPHY

9:00-9:30 COFFEE & TEA
Venue: Trinity Centre for Literary Translation, 36 Fenian Street
9:30-11:00 PANEL 1
Hannes Opelz (Trinity College Dublin): “Mimesis Transferred: ‘D’une insuffisance de traduction’”
John McKeane (University of Warwick): “What is the Task of the Translator at the Closure of Philosophy?”
11:00-11:30 COFFEE & TEA
11:30-13:00 PANEL 2
Michael Holland (University of Oxford): “Translating ‘mouvement’, translating movement: the challenge of Blanchot’s writing”
Zakir Paul (University of Wisconsin): “Before the Verb: On Blanchot’s Use of *Se”
13:00-13:30 CONCLUSION
Discussion with Emily Apter

 

Milano 10 marzo

venerdì 10 marzo alle ore 21
a Milano
Villa Schleiber, via Felice Orsini, 21

villa Schleiber     villaScheibler

notizie e storia di questo libro sono qui

illustrazione di Francesca Gallo

BUSHIDO è un bellissimo progetto di Marco Colonna, musicista con cui collaboro in concerto.

Marco ha invitato dieci compositori a scrivere un brano ciascuno sul tema Bushido (武士道 Bushidō) checito da Wikipedia – è «la via (o l’etica) del guerriero»: un codice di condotta e un modo di vita adottato dai Samurai.
Ecco i loro nomi: Francesco Massaro, Silvia Bolognesi, Giorgio Colombo Taccani, Gianni Lenoci, Massimo De Mattia e Bruno Cesselli, Roberto Del Piano, Jacopo D’Amico, Marie Incontrera, Francesco Nurra, Eugenio Colombo.

A questi, Marco ha aggiunto sette brani ispirati ai sette princìpi fondamentali del Samurai, e tutto si è condensato in un’opera per la sua esecuzione in solo al sax baritono.

A gennaio 2017 uscirà il disco per Setola di Maiale, Amirani Records e Fonterossa Records.produzioneE, insieme al fantastico CD, ci sarà un libretto che ho scritto sui 17 brani, a volte in Haiku, a volte no… e, naturalmente, s’intitola BUSHIDO. Qui sotto la copertina. Buon ascolto.

brochure-cover

il disco arriva subito dopo il riconoscimento di Musica Jazz, la rivista che ogni anno compila la classifica dei migliori musicisti, e che quest’anno vede anche la presenza di Marco.
classifica-2016-musicajazz

ed ecco un’intelligente recensione di Cerini, sempre su Musica Jazz (novembre 2017) –
recensione Bushido

alphabet

Un vecchio andava tutte le sere a cantare il tramonto in una grotta in cima alla montagna.
E tutte le sere un bambino lo seguiva per osservarlo a distanza.
Un giorno il bambino gli domandò: «Canti da solo. La tua gente è dispersa, disgregata, sterminata dall’alcool, la fatica, la fame, le droghe, il carcere… Ormai parlano solo la lingua dell’impero e non sono nemmeno in grado di capirti… ridono di te… perché continui a cantare? Sei rimasto solo.»
Il vecchio rispose: «Se non cantassi vorrebbe dire che hanno preso anche me.»
(da Geometrie di Libertà, di Alberto Masala)
a Jack Hirschman, Jonathan Richman, Aggie Falk, Randy Fingland
alla loro solida resistenza, grazie.

Finalmente è arrivato!

Alphabet of Streets, il mio terzo libro americano, dopo Taliban e In the Executioner’s house, tradotti da Jack Hirschman, è arrivato proprio il giorno dell’elezione di Donald Trump. Voglio considerarlo un piccolo messaggio di resistenza a quel lato arrogante e razzista dell’America che oggi viene ancora una volta trasportata in una dimensione estremamente pericolosa per il mondo intero. Un libro, sebbene sia una minima cosa, resta sempre un segnale resistente, e non solo mio, ma sopratutto degli intellettuali americani come Jack Hirschman, che ne ha curato l’edizione, Jonathan Richman, che ne ha fatto l’ottima traduzione, Agneta Falk, che ne ha illustrato la copertina con la riproduzione di un suo bel dipinto, e Randy Fingland, l’eroico e preziosissimo editore, oltre che poeta anche lui. Tutti artisti ed intellettuali che danno forti segnali di differenza in un’America che oggi si mostra appiattita sull’ignoranza e la paura. Questo loro lavoro per me è bello ed importante. Con questo libro, come il vecchio sulla montagna, continuiamo a cantare il tramonto. Resistendo ancora.

La nota introduttiva di Jack Hirschman:
 Sono onorato – in quanto traduttore di due libri di Alberto Masala – Taliban, e In the Executoner’s House – di poter dire due parole su Jonathan Richman, il traduttore di questo libro, una selezione di poesie di Masala, anche se Jonathan scriverà egli stesso alcune note di prefazione, così come l’autore, prima che si dia avvio ai testi.
Io non sapevo che Jonathan fosse un cantautore e un performer conosciuto in campo internazionale (in effetti avevo sentito in giro che aveva scritto “uno dei migliori pezzi di rock&roll di tutti i tempi”, cioè “Roadrunner”). Lui e la sua compagna Nicole erano tra gli amici di Matt Gonzalez, il coraggioso candidato del Green Party che nel 2003 ispirò la più bella elezione cittadina per un sindaco fin dalla seconda guerra mondiale; furono invitati al mio matrimonio con la poetessa e pittrice svedese Agneta Falk, che ebbe luogo nel giardino di Matt nel quartiere Mission di San Francisco il 5 giugno 1999.
Da allora in poi Jonathan ed io diventammo amici. Appresi che era un appassionato della lingua italiana e che ci saremmo incontrati al Caffè Trieste dove sarebbe venuto dopo aver rinfrescato il suo italiano nei corsi dell’Istituto Italiano di Cultura qui nel North Beach.
Quando Alberto Masala mi spedì il suo Alfabeto di strade, pubblicato in Italia, lo lessi con piacere per i testi che abbracciavano tutta una serie di poesie di Masala fino ad allora per me sconosciute: omaggi a Pasolini, per esempio, e a Majakovskij. Passai il libro a Jonathan che, poco tempo dopo, espresse un tale entusiasmo per le poesie di Masala che gli suggerii di mettersi alla prova nella traduzione dell’intero libro. Lo avrei assistito come editor delle traduzioni, e Alberto, che ha tradotto qualche poeta americano come Jack Kerouac, naturalmente avrebbe anche lui partecipato alla stesura finale.
Per quelli che non hanno familiarità con il lavoro di Masala, mi si lasci dire che lui è fra i migliori poeti italiani contemporanei. Il suo libro Taliban, composto sui 32 precetti dei Talebani destinati a sottomettere le donne, ad ognuno dei quali Alberto, assumendo le voci delle donne, risponde con splendide brevi poesie.
In questo libro, la portata e la profondità della visione della vita di Masala si manifestano in poemi di eccezionale genialità e immaginazione, includendo il lavoro che comprende non soltanto l’italiano, ma il francese ed il suo amato sardo, la lingua della sua Sardegna nativa.
Mentre negli USA l’essere anarchico spesso si riduce a cose come farsi delle canne (marijuana), in Europa questo emerge con una coscienza di classe che spesso è notevolmente vicina alle lotte del comunismo. Masala è uno di questi anarchici che sono molto vicini a una dimensione Marxista, ed ecco perché gli omaggi a Pasolini e Majakovskij sono così vicini al suo cuore.
Con Masala al timone italiano e Richman che porta l’italiano alla  riscrittura traduttiva con una virtuosità linguistica molto ben disposta verso la coscienza poetica americana, il lettore certamente riconoscerà che questo è un capolavoro della poesia italiana contemporanea.
Jack Hirschman, Laureato Poeta Emerito di San Francisco
english version
An old man went every night to sing the sunset in a cave on the mountain top.
And every night a child followed him to observe him from a distance.
One day the child asked: «You sing alone. Your people are scattered, broken up, exterminated by alcohol, fatigue, hunger, drugs, prison… Now only they speak the language of the empire, and are not even able to understand you … they laugh at you … why do you continue to sing? You’re left alone…».
The old man replied: « If I do not sing would mean that they also took me ».
From “Geometrie di libertà” of Alberto Masala
to Jack Hirschman, Jonathan Richman, Aggie Falk, Randy Fingland
to their solid resistance, thanks.

… Alphabet of Streets, my third American book, after Taliban and In the Executioner’s house, all translated by Jack Hirschman, it came just the day of the election of Donald Trump. I want to consider this like a small message of resistance to the arrogant and racist side of America which today is once again transported in an extremely dangerous dimension for the whole world. A book, although it is a little thing, always remains a strong signal, and not only mine, but above all of those American intellectuals like Jack Hirschman, who took care of the edition, Jonathan Richman, who made the excellent translation, Agneta Falk, who illustrated the cover with a reproduction of one of his beautiful painting, and Randy Fingland, the heroic and precious publisher, as well a poet, too. All artists and intellectuals who give strong signals of difference in an America that now seems to be flattened on ignorance and fear. Their work to me is beautiful and important. With this book, like the old man on the mountain, we continue to sing the sunset. Still resisting.

Alphabet of streets – translated by Jonathan Richman – edited by Jack Hirschman
cc Marimbo press, Berkeley CA USA – ISBN 978-1-930903-86-3

blog

Terzo Piano Ascensore, via del Pratello 2, Bologna

l’evento facebook

“Taliban, i trentadue precetti per le donne” compie 15 anni.

Per festeggiare l’Otto Marzo 2016, a tutte le donne che lo chiederanno entro questa settimana, contattandomi nella sezione del banner qui in alto (scrivimi), spedirò via mail il pdf del libro nel formato originale. Disponibile anche nella versione francese (tradotto da Ambre Murard) o inglese (tradotto da Jack Hirschman).     Buon 8 marzo a tutte.

Al link qui sotto si può leggerne il percorso:

notizie e storia del libro Taliban

foto di Fabiola Ledda

foto di Fabiola Ledda

Sono subissato di richeste… non pensavo… chiedo pazienza e cercherò di esaudire – Grazie a chi mi scrive –
alcune mi chiedono “quanto devono”… a me nulla – se proprio volete pagare, fate un’offerta al RAWA (http://www.rawa.org/), l’associazione delle donne rivoluzionarie dell’Afghanistan per le quali era stato scritto il libro (nella causale mettete: “from the book Taliban of Alberto Masala”).

Un grazie speciale alle bambine di una classe elementare di Milano che mi urlano in coro:”Grazie di aver scritto un libro per noi bambine!”. Mi hanno commosso molto (ho il cuore tenero) – naturalmente tutto era orchestrato dalla loro meravigliosa maestra che si chiama Angela…

——————————————-

lettera a tutte

care amiche
in tante avete chiesto Taliban
e tantissime di voi mi hanno mandato messaggi graditi e anche commoventi

ora, scusandomi con chi l’ha già fatto e con tutte per l’invadenza (che non si ripeterà più… tranquille… non sono uno spammer), vi comunico che – LIBERAMENTE, senza obblighi, e solo chi ne ha voglia e possibilità – potete mandare al RAWA un’offerta (anche piccolissima, non importa…) che sarà molto importante per sostenere il movimento e far sentire a queste sorelle la vostra presenza e la vostra solidarietà.
In fondo, quel libretto che vi ho spedito serviva a questo.
Ripeto: senza obbligo e liberamente, e solo chi può e ne ha voglia…

il sito del RAWA è: http://www.rawa.org/index.php
c’è anche (in alto nel banner) la versione italiana (ma ho l’impressione che non funzioni da tempo e sia meglio rivolgersi al sito-madre originale…)

se farete un’offerta, mettete nella causale : “from the book Taliban of Alberto Masala”
vorrei che sapessero che questa operazione è ancora in piedi… e che noi esistiamo sempre

scusate per l’invio collettivo
un abbraccio affettuoso a tutte insieme
grazie
a.

una-risata

Non, vous n’êtes pas Charlie.

 

La risata è la linea più breve tra due punti.
E ogni volta rischiara
i vostri immutabili valori.

Posso portarla spenta nel cervello
da qualche parte, in basso, verso il fondo,
avvolta in ragnatele polverose.

Ma, come l’acqua,
ritorna sempre dove ne ha memoria.

E poi come l’amore, malgrado non permesso,
non arretra, dilaga, e ancora di nascosto
senza riguardo ci riemerge al cuore.

La risata
è la distanza giusta fra la patria e il senso.

Voi sarete presenti?
Sapete bene ciò che è conveniente
cercando la salvezza più adatta alla stagione…

Non, vous n’êtes pas Charlie.
Vous n’avez jamais été Charlie.

Jan15-Parade