Un bel riconoscimento alla mia artista del cuore: Fabiola Ledda

la sua pagina ufficiale Facebook

la pagina dal catalogo del Premio Zucchelli
che puoi interamente consultare o scaricare qui

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Comunicato Stampa

HATING IN A WORLD OF DESIRE!

Action’s Urban Wild Art

Londra, 28 ottobre 2013, Old Street. Il collettivo artistico AZ.NAMUSN.ART sceglie il giorno dell’uragano, il St Jude’s Day Storm, per avviare il nuovo ciclo di azioni urbane ad alto impatto sociale economico, politico e ambientale, Ball(oons) Experience Series.

AZ.NAMUSN.ART, con l’ausilio di scale e impalcature presenti in loco, verso le 4:00 del mattino ha raggiunto il tetto di un edificio nei pressi della stazione di Old Street, su cui da Aprile è posizionato un enorme pallone da spiaggia, del diametro di oltre 10 metri. Sotto l’alibi dell’installazione di arte pubblica, opera di Morag Myerscough, si nasconde in realtà una subdola operazione di marketing della società immobiliare Derwent London. Secondo la società, l’edificio in costruzione (15 piani per circa 228.000 metri quadrati, valore immobiliare intorno ai 200 milioni di sterline), grazie a un particolare sistema d’isolamento termico ed efficienza energetica, vedrebbe ridotta del 20% la bolletta energetica. Ogni anno, l’equivalente dell’abbattimento delle emissioni di CO2 riempirebbe circa 180 palloni della stessa dimensione del Land Marker sul tetto dell’edificio.

AZ.NAMUSN.ART, dopo aver reciso i punti di ancoraggio e aver installato un GPS sul pallone, lo lascia libero, in balia dell’uragano. Grazie al satellite, però, si traccia una mappa urbana arbitraria, affidata esclusivamente alla forza della natura, che porta a compimento il processo e, quindi, l’opera-azione in forma di Action’s Urban Wild Art.

Il titolo, Hating in a World of Desire, è un riferimento diretto all’opera Loving in a World of Desire di Damien Hirst, che vede un pallone da spiaggia sospeso su un getto d’aria che fuoriesce dal basamento dell’opera stessa.

AZ.NAMUSN.ART sottolinea ironicamente come il caos generato dalla forza devastante della natura accomuna la creazione dell’opera e quella del mondo, smascherando al contempo la vulnerabilità delle nuove tecnologie che, seppur create e manovrate dall’uomo, risultano non controllabili. E così, il valore simbolico del “monumento”, corrotto dalla strumentalizzazione della società immobiliare, si riscatta attraverso la riappropriazione fatta dai fenomeni atmosferici. Pertanto, è la natura che lo trasforma da opera oggettuale in un’allegoria effimera, ma dal forte contenuto etico, che travalica il principio estetico, dilagando nella realtà. Hating in a World of Desire, quindi, è un’anti-pubblicità, una contro-campagna di sensibilizzazione, sui cambiamenti climatici e le emissioni di CO2. Infine, è un monumento-memento alle sperequazioni dell’economia globale. Nonostante la conclamata attenzione alle tematiche ambientali, infatti, l’opinione pubblica sembra anestetizzata davanti al totale delle azioni dei combustibili fossili della Borsa di Londra, che stime al ribasso quantificano in circa 900.000.000.000 di sterline!

AZ.NAMUSN.ART ringrazia tutte le persone che hanno collaborato al progetto, diffondendo in rete, dalle prime luci del mattino del 28/10/2013, alcuni video still di Hating in a World of Desire, sui più popolari social network, come twitter e facebook.

www.aznamusnart.org

English version

Press Release

HATING IN A WORLD OF DESIRE!
Action’s Urban Wild Art

28th October 2013, Old Street, London. AZ.NAMUSN.ART is back in action on St Jude’s Day, they are starting a new cycle of urban actions with high social impact: Ball(oons) Experience Series.

AZ.NAMUSNART, a Sardinian art collective, keeps dealing with economic, political and environmental issues in a new residential context.

AZ.NAMUSN.ART, climbed onto the roof of a building near the Old Street Station; where a huge beach ball has been displayed since April 2013; using ladders and scaffolding already set up on-site, at around 4:00am. Disguised as installation of public art, Morag Myerscough’s work, is basically an insidious Derwent London’ marketing operation. According to the company’s theory, the building under construction (15 floors for about 228,000 square feet, the value is around £200 million) is being built using a special thermal insulation and energy efficiency system, which should be able to reduce energy bills by 20% every year, thus reducing CO2’s emissions by the equivalent amount – 180 filled beach balls of the same size as the Land Marker on the roof of the building.

AZ.NAMUSN.ART, cut the anchor points and installed a GPS on the giant beach ball, in the hands of the hurricane. Through the use of the satellite, AZ.NAMUSNART is able to draw an arbitrary urban map exclusively assigned to the power of nature, which completes the process and the work in form of Action’s Urban Art Wild.

The title Hating in a World of Desire is a direct reference to the work Loving in a World of Desire by Damien Hirst formed by the beach ball floating in an airflow ejected by the sculpture’s base.

AZ.NAMUSN.ART emphasizes, ironically, how chaos is caused by devastating power of nature; they join together the idea of the creation of the work and the idea of the creation of the world and at the same time show up the vulnerability of new technologies which, even if created and operated by human beings, are not controllable. So the symbolic value of the “monument”, corrupted by these instruments of the real estate company, redeems itself through the re-appropriation made by weather events. Therefore the power of nature turns the objectivity of the work into an ephemeral allegory – with a strong ethical content which goes beyond aesthetic principles, flooding into reality.

Hating in a World of Desire is an anti- advertising work, an anti-advertising campaign aims to raise awareness about climate change and CO2 emissions. This work is also a monument memento dedicated to waste in the global economy. Despite a proclaimed interest in environmental issues, public opinion seems anesthetized with regards to the total number in shares of fossil fuel companies held on the London Stock Exchange. The value of those share are approximately £900,000,000,000!

AZ.NAMUSN.ART would like to thank all contributors who from early in the morning of 28/10/13, they posted images from video still of Hating in a World of Desire in the most popular social-networks, such as Twitter and Facebook.

www.aznamusnart.org

Progetto d’arte in solidarietà con la Resistenza di Gezi Park – Istanbul

Ideazione: Fabiola Ledda e Ryta Kes
Coordinamento: Alberto Masala
Musica: Noise Of Trouble

INTERNATIONAL SOLIDARITY with OCCUPY GEZI


da un’idea di Fabiola Ledda e Ryta Kes
thanks for the LOGO to Ronny Pushpin

#ArtistsForResIstanbul

Direnişi ile dayanışma içinde sanat projesi Gezi Parkı

  Progettu de arte pro solidaridade cun sa resistentzia de su Parcu Gezi
      Projecte d’art en solidaritat amb la resistència del Parc Gezi
         Progetto d’arte in solidarietà con la resistenza di Gezi Park
            Art project in solidarity with the resistance of Gezi Park
               Kunstprojekt – Solidarität mit dem Widerstand der Gezi Park
                  Proyecto de arte en solidaridad con la resistencia del Parque Gezi
                     Πρόγραμμα Τέχνης – αλληλεγγύη με την αντίσταση του Gezi Πάρκο
                        Art projet en solidarité avec la résistance du parc Gezi


#ArtistForResIstanbul #direngezi #occupygezi #resIstanbul #OpTurkey #occupyturkey #direntürkiye #duranadam #delilimvar #polisevinedön #direntaksim #direnkızılay #direnali #uyantürkiye #bubirsivildireniş #şiddeteson #receptayyiperdoğan #YunusEmre #direnduranadam #durankadin #kızıldayanışma #direndersim #boykot #direnankara #direnizmir #direncarsı #direnadana #direneskişehir #hepmizçarşıyız #Mevlana #direnbursa #direnlobna

Devrimci 90 KusagiInternational solidarity with OCCUPY GEZI T.C Çapulcular

#ArtistsForResIstanbul è su Facebook
#ArtistsForResIstanbul e #ArtistForResIstanbul sono su Twitter

Carte da musica è un programma di Dimitri Papanikas

Dal 7 aprile ogni domenica alle 9 del mattino su Radio Rai Sardegna


regia di Stefano Fozzi
tecnici: Simone Casti e Damiano Marcialis
una produzione Rai Sardegna

carte da musica su Facebook

 

Musica cartacea o, piuttosto, letteratura sonora.

Questo è quello che vi regala Carte da Musica, il programma della domenica mattina.
Dimitri Papanikas ci racconta tredici libri, scritti da autori sardi, contestualizzandoli nel periodo storico e culturale in cui sono nati.
È possibile raccontare cent’anni di storia della letteratura sarda attraverso la musica? Dalla pubblicazione di Canne al vento sul settimanale L’Illustrazione italiana nel 1913 al viaggio musicale In Sardegna di Paolo Fresu in occasione dei suoi primi «50 anni suonati!», dall’anno di vita trascorso sull’altopiano di Asiago da Emilio Lussu tra il 1916 e il 1917 al «fronte orientale» durante la Campagna di Russia del 1942 di Francesco Masala. Dal «grand tour» di David H. Lawrence alle memorie argentine di Mariangela Sedda e quelle americane di Costantino Nivola. Dalla poesia di Peppino Mereu a quella di Alberto Masala, passando per alcune tra le pagine più emotive di Sergio Atzeni e Marcello Fois.
Un viaggio musicale in tredici puntate attraverso altrettante opere di alcuni tra gli autori più rappresentativi della storia della letteratura sarda, da ascoltare sulle suggestive armonie della canzone d’autore italiana, europea e americana, passando per Kurt Weill e Bertolt Brecht, Miles Davis e John Coltrane, Bob Dylan e i Pearl Jam, fino ad arrivare alla classica e alla lirica, da accompagnare alle grandi tradizioni internazionali di musica popolare del Novecento. Tra queste… blues e fado, rebetiko e bolero, son e samba, flamenco e tango.
Lo storico di origini sarde Dimitri Papanikas,
ogni domenica mattina alle 9, ci guiderà lungo un inedito percorso di narrazione attraverso un secolo di storia musicale e letteraria per mostrarci le originali connessioni tra artisti, opere e tematiche universali, al di là di ogni confine geografico e temporale.

Programma delle puntate che sarà possibile ascoltare in podcast anche qui:

  1. Sergio Atzeni, Passavamo sulla terra leggeri (1996)

  2. Marcello Fois, Sempre caro (2009)

  3. Francesco Masala, Quelli dalle labbra bianche (1962)

  4. Mariangela Sedda, Oltremare (2004)

  5. David Herbert Lawrence, Mare e Sardegna (1921)

  6. Alberto Masala, Alfabeto di strade (e altre vite) (2009)

  7. Emilio Lussu, Un anno sull’altipiano (1935)

  8. Peppino Mereu, Poesie complete (2004)

  9. Costantino Nivola, Ho bussato alle porte di questa città meravigliosa (1993)

  10. Antonio Gramsci, Odio gli indifferenti (2011)

  11. Grazia Deledda, Canne al vento (1913)

  12. Giuseppe Fiori, Uomini ex (1993)

  13. Paolo Fresu, In Sardegna: un viaggio musicale (2012)

 

Dimitri Papanikas

Storico e critico musicale. Dal 2009 dirige e presenta il programma di storia Café del sur (Radio Nacional de España). Laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Bologna (2004) è dottore in Storia contemporanea presso la Universidad Autónoma de Madrid (2012). È stato autore e conduttore del programma Le Città invisibili (Radio Rai Sardegna, 2012) e tra gli autori del programma Futuro antiguo (Radio Nacional Argentina, 2007). Scrive di storia della musica latinoamericana su il manifesto. Dal 2011 è docente del Laboratorio di Radio per il Master of Communication Design LABS presso l’Istituto Europeo di Design di Madrid. È stato corrispondente dall’America Latina per diverse riviste italiane. Nel 2005 ha occupato l’incarico di addetto stampa presso Nuova Scena – Teatro Stabile di Bologna.

Ecco il link alla sua bella trasmissione sulla Radio 3 Nazionale Spagnola: “los domingos de 8 a 9 (1 hora menos en Canarias) en RNE3 Dimitri Papanikas nos acompaña con su selecciòn de tangos y memorias en su programa Café del Sur: memorias de tango“.

tutte le puntate di Café del Sur si possono riascoltare in podcast a questo link

http://www.operazionevangogh.net

scarica e diffondi
Piano industriale eni novamont_RISERVATO marzo 2011

 

Sabato alle 19, nella torre di San Giovanni ad Alghero, inaugura VERMISST, installazione video di FABIOLA LEDDA sul tema della solitudine, per la rassegna Ben Venga Maggio a cura di Sonia Borsato.

l’installazione è visibile da sabato 19 maggio – alle ore 19 – e resterà aperta  fino a mercoledì 30 maggio.

 

Ecco alcune considerazioni sull’opera estratte dagli appunti di FABIOLA LEDDA:

«Il cuore di VERMISST è la mia riflessione sulla solitudine, male che ti culla e ti uccide nell’indifferenza del mondo che scorre. La solitudine degli emigranti ma anche di ciascuno di noi, di chi continua a girare su se stesso mentre il mondo cambia e si trasforma. Partendo dall’idea dell’immigrazione il lavoro si apre ad abbracciare il mondo: un anziano che muore solo in un appartamento vuoto; una donna che subisce violenza nell’indifferenza di tutti; un senzatetto che giace fra i suoi cartoni; un cane che muore di fame. Un lavoro che vuole concedere misericordia a tutti i “dispersi della società”. Per questo trovo calzante la collocazione nella torre intesa come luogo di isolamento ma anche di torre-faro dove poter approdare quando ci si perde.»

Qui il testo con cui SONIA BORSATO presenta l’evento:

Il mestiere di sopravvivere

«Comincia la poesia quando uno sciocco dice del mare “sembra olio”».
La poesia nasce, forse, dalla semplicità, dalla noncuranza di se, dall’ingenuo associare elementi distanti tra loro, inavvicinabili… come l’acqua e l’olio, appunto. Ma la poesia indietreggia indignata se scorge forzatura, se quell’olio che Pavese assume ad esempio viene solcato per dramma e disperazione, per attesa, fuga e paura. Se il mare segna il confine dei miei dolori e solo oltre l’orizzonte intravedo speranza.
Quale poesia è possibile trovare nell’abbandono di una vita, nello sradicamento di radici ed esistenza per tentare una completa ricostruzione del sé in un luogo in cui non siamo attesi né ben accetti? Un luogo in cui entriamo clandestini, striscianti e vili, senza alcun bagaglio che non sia il peso dei ricordi e dei rimpianti, la consapevolezza di un non ritorno, la memoria di un paese in cui abbiamo lasciato non solo occhi e braccia amati ma anche titoli, lauree, studi, strumenti, andando ad abitare quella zona grigia che non appartiene a nessuno se non alla burocrazia, ad una legge che applica rigore. Cosa resta di quel me che faticosamente ho costruito se le nuove possibilità hanno il sapore del rimpianto?
Sempre Pavese «Quale il mio paese, tale io».  Ma quale paese abito, e dunque sono, nella prova di queste periferie perse che sono le fughe e gli approdi dei sans papier – senza documenti, senza identità, senza dignità? Un parallelo insoddisfatto, quello tra la terra e i reietti.
E costruiremo il futuro sul dolore e sul silenzio, praticando lo smarrimento come ipotesi esistenziale e provando tutta la vergogna possibile.
Vergogna per un passato di cui troppo ci pesa il ricordo e il confronto.
Vergogna per le persone a cui siamo sopravvissuti durante il viaggio, per chi sulle scialuppe affollate è morto di sete e sogni solo sfiorati.
Vergogna per quei figli che partorirò in terrà straniera, terra alla quale sempre dovrò qualcosa e con la quale non salderò mai i conti; figli che rinnegheranno le origini e si vergogneranno del mio accento, dei miei modi, e dei vestiti che mi identificano come straniero.
Su questa vergogna e su questo pudore che ha l’odore stagnante di abiti umidi si costruisce l’installazione di Fabiola Ledda, un lavoro che si struttura come un sibilo, solo in apparenza dolce ma in realtà avviluppante come spire soffocanti.
Vermisst, la parola tedesca che indica il disperso, ha un suono morbido che contrasta col dolore del suo significato; finisce con sst: un suono lungo, come il rumore della risacca, del movimento delle onde che trasportano corpi su barche di fortuna. Sssscccchh come a chiedere silenzio oltre il clamore dei telegiornali e delle notizie parziali e unilaterali.
Come qualche raffinata collega – la turca Sukran Moral ad esempio – la Ledda, con  questa trilogia video girata nel territorio di Alghero, invoca attenzione per quegli uomini, donne, bambini che animati da varia disperazione si ammassano nelle carrette del mare conoscendo di se stessi la parte più misera. Il lavoro è dedicato a chi parte, a chi resta, ma soprattutto a chi non è mai arrivato, a chi si è perso durante il percorso o si è smarrito ancora prima di partire. È un omaggio alla speranza e alla memoria.
Se però la Moral in una certa misura esorcizza con il suo lavoro una dinamica di fuga dal paese natio sperimentata sulla propria pelle – un paese che la rifiuta fino alle minacce di morte ricevute un anno fa in seguito allo clamore suscitato da un suo spettacolo, Amemus, portato in scena nella Casa Dell’Arte di Istanbul – la riflessione di Fabiola si tinge di maggiore compassione; una pietas così anacronistica in un momento di umano terrore e disamore verso il prossimo da risultare scandalosa.
Solo armata di misericordia, interrogando il paradosso tragico della vita, la Ledda pone se stessa al centro dei tre video per raccontare tre dimensioni, tre perdite, che danno nuova forma al concetto di luogo, di spazio. Tre vagheggiamenti che definiscono con il loro oscillare un paesaggio disegnato dalla stratificazione di corpi dimenticati, corpi che non conosceranno sepoltura, corpi che non saranno reclamati da nessuno.
Così come la poesia, anche l’arte è una ferita sempre aperta, che indaga il sanguinare sociale, e nel solco tracciato dal passato costruisce un confronto con il mondo, ipotizza un futuro fatto di domande, di ammissioni, di confronti, rincorrendo una vita che non sia una bozza ma una compiuta esplicazione del sé.

Sonia Borsato

 

GRAZIE

Cristiana Collu se ne va da Nuoro.

Un altro passo verso il precipizio.

È un’esagerazione? No… basterebbe l’elenco di tutto ciò che negli ultimi anni la Sardegna ha perso e sta continuando a perdere in termini di risorse umane e intellettuali.
Cristiana Collu se ne va. Ed anche se non ho approvato acriticamente ogni sua scelta, ma questo può rientrare solo in un fertile dibattito culturale (sempre auspicabile), dall’altro lato ne ho apprezzato il lavoro e l’intelligenza.

Ancora »

15 – 30 novembre 2011
Cappella Santa Maria dei Carcerati (Tremlett)
Palazzo Re Enzo
Piazza Nettuno
Bologna

 qui alcune immagini

Nel festival La violenza illustrata, la mostra itinerante Testimoni silenziose, dedicata alle vittime della violenza domestica, viene reinterpre­tata quest’anno da una installazione di Fabiola Ledda, che allestisce un sacrario intimo dedicato alle  donne uc­cise in Italia nel 2010 dalla violenza maschile (elenco tratto dal report sul femicidio curato da volontarie della Casa delle donne).